In occasione della manifestazione SportAventura Day 2008, abbiamo avuto modo di poter visionare e provare in circuito chiuso, la versione Track della Quantya EVO1, ovvero la versione ad uso sportivo della prima moto elettrica omologata in Italia (la EVO1 Strada).
Si è trattato di un contatto quasi casuale, quindi imprevisto, che ha così aiutato a rendere quell'impatto di novità che questo veicolo include nel suo DNA, ovvero il fatto di essere una moto... senza motore; o almeno non come lo si intende in maniera classica: il motore a scoppio (endotermico) è quì sostituito da uno elettrico, a zero emissioni.
In pista con noi per l'occasione è sceso anche l'ex-sciatore Kristian Ghedina, oggi protagonista sulle quattro ruote nel campionato V8 Superstars. Ghedina non disdegna certo le moto, anzi, alla guida è risultato molto spigliato ed a suo agio, fra gli stretti passaggi del percorso ricavato con le balle di paglia, in stile supermotard.
La EVO1 è esteticamente del tutto analoga ad una classica moto da cross di cilindrata medio-piccola, la differenza più evidente, avvicinandola, sta' solo nell'assenza di sonorità motoristica. La struttura del telaio è semplice e l'impatto di sobrietà della moto nel suo insieme, incuriosisce ancor più verso la pratica di guida, vera caratteristica peculiare della Quantya.
Con un'altezza della sella superiore ai 90 cm. e le dimensioni da moto vera, ci si trova alla guida senza restrizioni; impugnatura del manubrio e postura in sella sono adatte un po' per tutti, anche i più alti.
Una volta pronti a partire, all'accensione, l'effetto strano è che non si sente proprio accendersi nulla, ma così come capita per le mini-vetture elettriche (oggi molto diffuse per l'ambito turistico e di tempo libero) si crea quel minimo senso di inatteso, che dona quasi la sensazione di giocare ad un videogame o girare con un mezzo da divertimento, prima di avviarsi alla guida.
Ecco quindi la seconda grande reale percezione di diversità: non serve tirare la frizione e cercare la marcia con il piede, basta roteare la manopola collegata al potenziometro (non si può più certo dire gas in questo caso) e l'impulso del motore elettrico sulle ruote è immediato, tanto brusco da impressionare quasi.
Sui display presenti si osservano: i led di indicazione carica (zona tappo serbatoio, a 6 led con conta-ore) e la velocità (digitale dall'intenso colore blu), dati che però passano in secondo piano, quando si apprezza la continua e quasi rabbiosa prontezza di risposta alla manopola del motore, in un effetto novità che non svanisce certo in fretta.
Nello stretto percorso realizzato dentro l'autodromo di Monza, i primi giri sono quasi imbarazzanti se visti dal di fuori, nell'intento di percepire al meglio la modalità di erogazione del motore elettrico, gli specialisti della Quantya ed anche Kristian Ghedina, ci sverniciano ripetutamente (invero qualcuno cade anche, preso nella giocosa bagarre e nell'eccesso di confidenza).
La postura di guida come detto è tipicamente enduro e le sospensioni, regolabili, sono in questo caso abbastanza rigide, tarate proprio per permettere a chi vuole, di sfruttare a pieno le prestazioni del veicolo su questo percorso d'asfalto. Ulteriore fatto inusuale per una moto, è che entrambi i freni si comandano con le leve al manubrio.