La Moto Guzzi è in piena crisi economica. Normale amministrazione. I sindacati sono in piena guerra con l'amministrazione. Bene. Anzi benissimo ! Perchè la devono smettere una volta per tutte di trattare la Guzzi come se fosse “niente”. La Guzzi è un patrimonio italiano non solo dal punto di vista economico ma anche da quello storico. Un patrimonio che ci viene invidiato in tutto il mondo. Un patrimonio attraverso cui riconoscere la storia del nostro Paese dalla fine della Prima Guerra Mondiale in poi. Le GMG (Giornate Mondiale Guzzi) ne sono un esempio: vengono persone (motociclisti e non) da tutto il globo. Questo dimostra come il suo “brand” non abbia nulla da invidiare ad altri marchi motociclistici che hanno fatto della storia e delle tradizioni il fulcro del loro “appeal”. Tanto per citarne il più importante: Harley Davidson. Anche a Milwakee se la sono vista veramente brutta, ma hanno avuto il coraggio di ripartire da zero dopo la non felice fusione con la AMF. In Italia le Harley non le voleva nessuno. Poi un giorno arrivo un certo Carlo Talamo che, con dedizione, impegno e passione, ne fece uno degli oggetti più desiderati. Paradossalmente è proprio da Carlo Talamo che dobbiamo partire per vedere le recenti vicende della fabbrica di Mandello del Lario. Se molti non lo sanno, Talamo, poco prima di lasciarci nel 2002, aveva iniziato a collaborare con Ivano Beggio (allora proprietario anche della Guzzi) per far volare di nuovo “l'aquila d'oro”. Beggio, infatti, da grande appassionato ed amante delle moto ci aveva visto giusto: per rilanciare la Moto Guzzi si doveva partire non solo da nuovi modelli, ma da una totale riorganizzazione aziendale, soprattutto in tema di strategie marketing e valorizzazione del “brand”.
La nuova proprietà invece che ha fatto ?
Nuovi modelli e produzione
Fin dal momento di acquisizione della Moto Guzzi, da parte del gruppo di Colaninno, si discuteva circa la possibilità di spostare la produzione, anche se non tutta, a Pontedera. Ma poi non se ne è fatto niente. Non solo. Sono stati sfornati nuovi modelli a ripetizione, spesso non rispettando economie di scala, ottenendo due risultati: un ulteriore aumento della produzione per una fabbrica, a detta di molti, non più in grado di sopportare certi ritmi produttivi ed una non percezione dei modelli da parte degli appassionati. Che cosa si intende per “non percezione”: i modelli non hanno avuto una collocazione stabile sul mercato a causa della vita estremamente ridotta e di una quantità prodotta limitata. Un esempio: i modelli con il motore “ottocentocinquanta”. Questa logica è in chiaro contrasto con le logiche della casa Lariana che dovrebbe puntare sulla “sedimentazione” dei suoi prodotti tra gli appassionati. Non dimentichiamoci poi, che le quote di mercato della Moto Guzzi sono inferiori all'1,28% (dati riportati dalla rivista Motociclismo nel numero di novembre).
Da poco è poi arrivata la nuova “V7 Classic”, seguita a distanza di meno di un anno dalla versione cafè racer presentata all' EICMA 2008. E' stata poi avviata la produzione dei motori a quattro valvole, destinati ad equipaggiare vecchi e nuovi modelli.
Risultato: intasamento della produzione, problemi finanziari e, soprattutto, molto invenduto.
Non sarebbe stato meglio spostare produrre pochi modelli in molti più anni, operando solo piccoli aggiornamenti dei precedenti ?
Qual' anche fosse stato indispensabile produrre il nuovo motore a quattro valvole, non avrebbero potuto spostare la produzione solo di questo a Pontedera ?
Concessionarie e “brand”
Non è stata in alcun modo rivista la catena dei concessionari. Così, accanto a punti vendita gestiti da “cialtroni”, convivono ottime concessionarie che pagano il prezzo sia delle errate scelte produttive aziendali, sia la presenza di gente che dovrebbe solo star lontano dalla Moto Guzzi. Perchè, quando circolano brutte voci, a pagarne le spese sono tutti. E questo si riflette irrimediabilmente sulla fiducia degli appassionati e dei consumatori nei confronti del “marchio”, che viene considerato poco affidabile. Altro problema: i club Moto Guzzi. Nel mondo ne esistono diversi più o meno ufficiali, ma mai nessuno gestito direttamente dalla casa madre. La conseguenza di questa situazione è che il pubblico percepisce come “debole” la presenza della Guzzi sul mercato.
Tutto questo (ed altro), ha portato alla crisi annunciata. Non lasciamo che venga messa la solita “toppa”. La Moto Guzzi deve essere rifondata daccapo nelle alte sfere e la produzione deve rimanere a Mandello del Lario. Continuiamo la lotta !!!