Il motociclista è da sempre un amante delle elaborazioni meccaniche per due semplici motivi: gli piace cucirsi la moto addosso ma nel contempo adora avere un pezzo unico da mostrare con orgoglio ai raduni. Oggi però chi vuole personalizzare la propria moto va incontro a non pochi pericoli se le modifiche in questione sono sostanziali. Precisiamo subito che personalizzare una moto vuol dire rompere un equilibrio spesso assai ricercato dalla Casa madre che produce e commercializza il mezzo, la quale si assume ogni responsabilità in caso di difetti nella produzione di serie. In caso di incidente infatti l'assicurazione potrebbe rivalersi sul motociclista se venisse appurato che sono state apportate modifiche sostanziali alla motocicletta.
L'uso di parti after market non prevede l'aggiornamento della carta di circolazione se non vanno ad intaccare le caratteristiche fondamentali della moto: ad esempio sostituire un silenziatore è possibile, basta che sia omologato e con un livello di emissione di Db pari a quello indicato sui documenti. Lo stesso uso di cupolini, portapacchi, frecce after market o parti in carbonio omologati non necessita di documenti particolari, essendo solo modifiche soprattutto estetiche o comunque non sostanziali.
Altre elaborazioni però, tra cui ad esempio la sostituzione di pneumatici con altri di misura non riportata sul libretto, oppure di sospensioni o rapporti del cambio diversi da quelli in origine, il montaggio di un serbatoio non originale o il cambiamento di posizione o colore delle luci, prevedono l'aggiornamento della carta di circolazione presso il Dipartimento Trasporti Terrestri. Questo implica una serie di documenti da presentare infinita: documenti delle parti installate con le varie marcature, dichiarazione dei lavori effettuati rilasciata dall'officina, ma soprattutto approvazione della casa costruttrice, la quale deve verificare e ricollaudare il mezzo! Questo è un problema di poco conto per il comune motociclista ma pensate alle aziende che si occupano di elaborazioni soprattutto nel settore custom che vengono regolarmente scoraggiate nel creare elaborazioni particolari.
Tutto ciò alla faccia dell'Europa unita perchè in Germania ad esempio attraverso il Tuv la trafila è nettamente più snella. L'ente certificatore in questione infatti rilascia un certificato di conformità anche per singoli veicoli, previo collaudo della moto, da integrare al libretto di circolazione.
L'installazione di parti after market in Germania quindi non viene perseguitata come un crimine ma regolarizzata con il benestare delle case produttrici e dell'ego del motociclista. Il succo è quindi che se la moto viaggia regolarmente e frena altrettanto bene posso circolare anche perchè sfido chiunque ad elaborare una moto non per migliorare le prestazioni (di motore ma anche di frenata) ma per peggiorarle.
Qui invece siamo in Italia e tutto deve essere complicato altrimenti che gusto c'è?