In occasione di un test sul tracciato di Misano Adriatico che pubblicheremo a breve, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere in merito a Bimota con Piero Canale, direttore commerciale della casa riminese, e Anacleto Bernabei, responsabile PR ed ufficio stampa. Una mezz’ora decisamente interessante, a seguito della quale ci siamo allontanati convinti: Bimota è rinata.
Dopo le traversie di inizio decennio, la casa di Rimini è risorta grazie ad una proprietà ed un management con i piedi saldamente per terra, in grado di comprendere a fondo la passione legata al loro prodotto, ma senza lasciarsi andare a troppi voli pindarici. Dote rara, di questi tempi. Attualmente la produzione si aggira sulle 400 moto l’anno (di cui ben 60 Tesi 3D, moto che non costano certo due lire…), ma se tutto va come dovrebbe andare, grazie anche alla DB7 (nella foto), si punta ad arrivare a numeri attorno alle 700 moto l’anno, consolidando la gamma attuale. Numeri interessanti, che rappresentano un equilibrio di breve termine a seguito del quale… si vedrà.
Possiamo quindi considerare Bimota definitivamente risorta, ma senza abbandonare il passato. Allo stato dell’arte attuale, viene gestito circa l’80% del parco ricambi dei modelli passati; peraltro, nel restante 20% troviamo per la grande maggioranza modelli racing prodotti nei primissimi anni di attività della casa riminese. Sintomatico il caso di un proprietario di DB2 – moto di metà anni ’80, motorizzata con il 750 Ducati montato sulla F1 – che recentemente ha avuto problemi sul telaio, che Bimota ha provveduto a ricondizionare completamente. Non succede tutti i giorni di vedere una casa che non si limita a cercare di conquistare nuovi clienti, ma coccola anche i vecchi.
In questo momento la gamma è incentrata totalmente su motori Ducati, non solo per questioni tecniche quanto piuttosto per la grande disponibilità della casa di Borgo Panigale: quando si lavora su piccole serie, non tutti sono disposti a venire incontro al cliente, anche se di prestigio come Bimota. A questo proposito, eravamo curiosissimi di sapere se, dopo l’arrivo del Testastretta Evoluzione sulla DB7, magari avremmo potuto vedere anche il “piccolo” 848 su una Bimota… Bernabei, purtroppo, spegne subito gli entusiasmi, per ora non se ne parla – d’altra parte è logico, tutti stanno lavorando al massimo sulla DB7, ormai quasi pronta per il debutto ufficiale. La maxi supersportiva con motore 1098 dovrebbe infatti arrivare presso i concessionari a Maggio: è ovvio che il lavoro sia febbrile.
Anche perché – tenetevi la mascella – in Bimota attualmente lavorano 22 persone. Avete capito bene: ventidue. Ci vuole grande passione per lavorare così, e i risultati si vedono, ma è ovvio che non si possono fare troppe cose tutte assieme: l’ufficio tecnico, guidato da Andrea Acquaviva, può contare su 5 persone. Meglio stare con i piedi per terra, tanto che, pur mantenendo aperta la porta a collaborazioni quale quella che fece nascere della Ducati MHE (in gran parte realizzata in quel di Rimini), al momento attuale non sono previsti progetti collaterali.
Le risorse sono poche, quindi, ma è impossibile sradicare la passione per le corse nel DNA di Bimota. Ecco quindi che non appena si sposta il discorso sull’attività agonistica… salta fuori che no, è presto, un coinvolgimento… però si possono aiutare i team meritevoli, magari con Danilo Marrancone, che già collauda i prodotti di serie… magari a una Superstock ci si potrebbe pensare… al che arriva Canale, e con stupefacente candore unisce gli ultimi puntini, dicendoci che con la DB7 l’obiettivo è arrivare in Superbike, formula che Bimota ha contribuito a far nascere. Non subito, perché è ovvio che Bimota non può partecipare con l’obiettivo di arrivare a punti: se proprio non vincere, bisogna essere competitivi subito. Noblesse oblige. Non vediamo l’ora…