di Marco Galante

Ray Amm con il suo inconfondibile stile
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In ogni epoca ci sono campioni, e coi campioni ci sono i sostenitori, che ne
esaltano le doti; ma ci sono piloti che sono considerati da tutti dei
campioni per il loro coraggio e le loro imprese; di solito sono quelli che
hanno mezzi inferiori o che lottano contro elementi avversi e un mare di
problemi.
Nell'automobilismo uno di questi fu Tazio Nuvolari, capace di vincere senza
il volante o senza una ruota, nel motociclismo Omobono Tenni che entro nella
leggenda quando durante una corsa in un incidente perse le dita di una mano
ma finì ugualmente la gara.
Ray Amm faceva parte di questo olimpo di piloti nonostante non abbia mai
vinto un titolo mondiale; i tedeschi lo chiamavano todesengel, angelo della
morte, per il suo stile di guida che lo porta a rischiare la pelle in ogni
curva, in ogni staccata, in ogni sorpasso.
Per molti Ray Amm è un illustre sconosciuto, ma nella mente dei più vecchi
sono ancora vive le immagini di questo rhodesiano col diavolo in corpo: Ray
Amm nasce a Salisbury, in Rhodesia, nel 1927 e inizia a correre nello
speedway, una specialità che influenzerà molto il suo stile di guida: come
nello speedway infatti Amm ha sempre un piede per terra nelle curve, pronto
a dar calci al terreno quando la moto si imbarca, cioè sempre!!!
Di lui e del suo stile di guida Amm diceva che quando affrontava una curva
doveva aver l'impressione di non farcela a passarla, altrimenti gli sembrava
di andar troppo piano!!!
Inoltre lui era uno di quei piloti che si esaltava di fronte a percorsi
difficili o in caso di pioggia o nebbia, i cui avversari lo lasciavano
passare per non cacciarsi nei guai; insomma, un idolo delle folle, un pilota
con il pelo sullo stomaco.
La carriera agonistica su pista di Amm inizia nel 1951, quando va in
Inghilterra e pur con due Norton da museo riusci a mettersi in mostra a tal
punto che il direttore del reparto corse della casa inglese gli offre di
diventare "ufficiale" Norton, dapprima come spalla di Geoff Duke, poi come
prima guida quando il pilota inglese passa alla Gilera; innumerevoli sono i
duelli tra i due piloti, con Duke vincente quando la pista è asciutta e
veloce e Amm che batte l'avversario quando piove o la pista è pericolosa. Il
più grande problema di amm sono i mezzi, spesso molto inferiori rispetto
alla concorrenza, ma con la sua tecnica riesce a "guidare sopra i problemi"
come dicono in america, e riesce a contrastare MV e Gilera quattro cilindri
e Guzzi monocilindriche con le fide Norton.
Il 1954 si chiude così con un
secondo posto dietro a Duke, ma spiccca la vittoria ottenuta al TT con la
norton dalla carenatura a proboscide d'elefante; nel 1955 Amm lascia la
Norton per la MV, che gli mette a disposizioni le 350 e 500 quattro
cilindri; la prima gara che Amm affronta è la Coppa Shell di Imola, che
vuole vincere sia nella classe 350 che nella 500. La prima gara è la 350,
che vede le MV penalizzate rispetto alle più performanti Guzzi
monocilindriche, ma Amm con la solita generosità si butta nella mischia,
esibendosi in spericolate acrobazie.
La sua gara e la sua vita finiscono
purtroppo alla curva Rivazza, dove dopo essere caduto sbatte contro un palo
di recinzione e muore all'istante. La sua morta rispecchia il suo stile di
vita: se Amm non avesse tentato di radrizzare la moto fino all'ultimo, ma
fosse saltato di sella, molto probabilmente non si sarebbe fatto nulla, ma
per lui l'importante era dare il massimo sempre, era inevitabile, come disse
Duke, che prima o poi questo giovane rhodesino trovato la morte in pista,
perchè il suo stile di guida sempre sul filo del rasoio era troppo
pericoloso per evitare l'irreparabile.
Ma Amm, uno dei personaggi che hanno
creato il mito del motociclismo, non è possibile immaginarlo da vecchio, e
forse è giusto che sia finito così, è stata una meteora che ha attraversato
la vita, le piste e le pagine dei giornali in fretta.
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