Italia, terra di santi, navigatori e... truffatori

In Moto d'epoca

di Marco Dabizzi, 01 luglio 2009
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Italia, terra di santi, navigatori e... truffatori


Sull'arte della truffa nel Bel paese si sono scritte pagine di storia, e le immagini di Totò che vende la fontana di Trevi agli sprovveduti turisti stranieri sono un po' l'emblema dell'Italia trafficona.

Le truffe però, quando ci riguardano personalmente, perdono all'improvviso la loro aura romantica e si rivelano per quello che soni: crimini odiosi che spesso vanno a colpire i più deboli, o forse semplicemente i più onesti.

Il mondo delle due ruote non è certo un'isola felice da questo punto di vista, e molti sono i raggiri in cui rischiano di cadere i motociclisti più sprovveduti. A questi sembra si sia aggiunto anche quello dei falsi certificati d’iscrizione al Registro Storico FMI, secondo una segnalazione della federazione che ha confermato la diffusione in Italia di questa pratica.

Tali falsi si caratterizzano soprattutto per la presenza di una firma apocrifa del presidente Paolo Sesti, oltre che per eventuali differenze estetiche rispetto ai certificati originali.

L'uso di un certificato contraffatto può servire ad esempio per ottenere una tariffa agevolata da parte di una compagnia di assicurazione, ma spesso è semplicemente il mezzo per "fregare" l'acquirente di una moto d'epoca con una falsa certificazione.

Insomma, cari amici motociclisti, al prossimo mercatino, oltre che la moto, verificate accuratamente anche la documentazione, e nel dubbio fate una telefonata in federazione. E magari, se ci dovesse essere qualcosa che non torna, anche ai Carabinieri. Perchè Totò sarebbe bene finisse in galera.

Nella foto: una splendida Indian Scout del 1949




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