Moto bolognesi del Dopoguerra: la motorizzazione popolare, 1946-1950

In Moto d'epoca

17 luglio 2008
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Moto bolognesi del Dopoguerra: la motorizzazione popolare, 1946-1950


Terzo e conclusivo capitolo del percorso di approfondimento sull'origine del comparto motoristico Bolognese.

Dopo la nascita ("Moto Bolognesi degli anni 20", 3 aprile 2004- 30 giugno 2004, il consolidamento ("Moto Bolognesi degli anni 1930-45", 11 novembre 2006-9 aprile 2007)) con l'esposizione dedicata al dopoguerra verrà preso in esame il periodo storico che segna l'affermarsi di ditte bolognesi che saranno in grado di competere sul mercato internazionale. L'Italia, uscita dalla guerra, è impegnata in un grande sforzo di ricostruzione del suo tessuto sociale, politico ed economico.

La ripresa, pur faticosa, mette in luce un grande slancio vitale che coinvolge tutte le attività produttive, sia artigianali che industriali. Uno degli esempi più eclatanti è il settore della motoristica, sopravvissuto tra mille difficoltà agli anni dell'autarchia e alle distruzioni dei bombardamenti.

Venuta meno la necessità di veicoli da trasporto a tre ruote, a fronte di una grande disponibilità di residuati bellici, e caduta drasticamente la richiesta di motociclette, la produzione si incentra soprattutto sulla proposta di micromotori da applicare dapprima alle biciclette, quindi a telai appositamente predisposti.

Il loro costo contenuto ne decreta il successo immediato, con la nascita in tutto il paese di decine di ditte costruttrici e soprattutto di una miriade di artigiani che si cimentano in produzioni di telai cui, una volta applicato un motore, danno il loro nome. Bologna è protagonista, in posizioni di primo piano, di questo fenomeno di motorizzazione diffusa.

Sono ben 49 le Ditte di cui verranno ricostruite le vicende produttive: ACSA, Alba, Albertazzi, ALVE, Avoni, Bertocchi, B.M.-Bonvicini, CARDA-Carnelutti, Casa del Ciclo-Eredi Fini, Cavani, Ceneri, Cimatti, C.M, Cremonini, Dardo, Albino De Togni, Luigi De Togni, Ducati, Eolo-Masi, Futuro, Galletti, G.B, Grillo, Ibis, Invicta, M.A.B., Malaguti, Marabini, Marzocchi, Meotti, MI-VAL, M.M., Mondial, Moto Morini, Müller, Nettunia-Busi, O.C.C., O.M.B., O.R.A.M., Puledro-Pavanelli, Sangiorgi, Testi, Tigli-F. Morini, Veggetti, Verlicchi, Zironi.

Si tratta in molti casi di "meteore" destinate, alcune in breve tempo, altre nel giro di alcuni anni, a scomparire. Si affaccia in questo settore produttivo la Ducati realizzando, dapprima su progetto della Torinese SIATA, quindi in proprio, il Cucciolo, uno dei micromotori cui – insieme a pochi altri, come il Mosquito o l'Alpino – viene riconosciuto il merito di aver contribuito all'affermazione della "motorizzazione popolare" in Italia.

Vi sono anche alcune marche dal glorioso passato, come la M.M. e la C.M che, dopo aver subito gravi danni durante i bombardamenti della città, cercano di riconquistare la posizione a loro riconosciuta nel panorama motociclistico nazionale.

I materiali in mostra (oltre 50 esemplari tra moto, ciclomotori, motori, sidecar e tricicli a furgone) provengono dal mondo del collezionismo privato e dalle aziende produttrici, essi sono accompagnati da un importante apparato multimediale che illustra le biografie delle ditte produttrici e gli avvenimenti sportivi dell'epoca. Completa la Mostra il catalogo bilingue edito da Giorgio Nada.

Quando
dal 14 novembre 2008 al 3 maggio 2009

Dove
Museo del Patrimonio Industriale, Via della Beverara, 123, 40131 Bologna

Come
Dal martedì al sabato dalle 9 alle 13, sabato e domenica anche dalle 15 alle18.
Ingresso gratuito

Informazioni
Museo del Patrimonio Industriale
tel. 051 6356611





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