Il calendario della MotoGP 2012 è pubblico da tempo (anche se a tuttora resta da confermare la gara dell’Estoril, per esempio…) ma solo da poco è stato definito quello di dettaglio per le prime gare. Nulla di nuovo, nulla di sconvolgente, tranne il persistere dell’assenza di buon senso fra gli organizzatori. Parlo del correre la gara del Qatar di notte, e delle conseguenze di questa colossale stupidaggine.
E’ LOSAIL, TESORO…
Non mi fraintendete: non sono fra quelli che trova il tracciato di Losail da condannare, anzi. Ci ho girato all’epoca di una presentazione
Aprilia e mi è anche piaciuta. E’ una pista ragionevolmente tecnica, varia e realizzata con tutti i crismi relativi alla sicurezza, che paga solo un panorama di contorno assolutamente monotono per non dire assente, e spalti inesistenti perché tanto inesistente lo è anche il pubblico. Trovo solo estremamente stupido correrci di notte per il solo gusto di “farlo strano” e gratificare gli sponsor con delle belle foto delle moto tutte brillanti e patinate. Passi la colonnina del mercurio sempre depressa, visto che anche correre in Inghilterra e Germania (nella zona della Sassonia) o nell’Indiana, nonché in Australia appena fuori dall’inverno e in Giappone in autunno inoltrato non offre esattamente grandi garanzie in termini di temperatura.
UFFICIO COMPLICAZIONE AFFARI SEMPLICI
Passino anche vento (che si alza la notte) e sabbia in pista, perché se no – appunto – non si correrebbe più a Phillip Island, e le superfici scivolose o abrasive non sono affatto una novità. Quello che non passa, almeno oltre la barriera del buon senso, è l’inutile complicazione del correre la notte. Facciamo finta di non pensare a che razza di spreco sia illuminare a giorno tutta la pista, soprattutto quando la parola sulla bocca di tutti è “contenimento dei costi” – sappiamo benissimo che quei costi se li sobbarca lo stato, ma stride comunque un po’. Quello che è invece stupido non considerare è, ad esempio, il rischio pioggia. Che in Qatar è molto più elevato di quanto non si creda, in quel periodo, e soprattutto – statistica alla mano – aumenta esponenzialmente dopo il tramonto. E’ stupido perché, a differenza di altre gare, qui non è proprio possibile correre con il bagnato, visto che l’illuminazione artificiale unita al fondo della pista umido (e quindi riflettente) e alle gocce che cadono renderebbe la visibilità pressoché nulla.
IL WARM-UP, L’ULTIMO DEI DELIRI
Un'altra delle caratteristiche delle regioni desertiche di tutto il mondo – e la penisola araba non fa eccezione – è un’escursione delle temperature pari in entità agli sbalzi d’umore di un alcolizzato. Il che fa si che provare di giorno sia completamente inutile, visto che di notte aria ed asfalto sono di oltre 20° più freddi. Il che fa si, a sua volta, che o si mandano gli spettatori europei e statunitensi (dicono che ormai ce ne siano una decina anche da quelle parti…) a letto a notte fonda, oppure non è possibile far disputare un warm-up utile a Moto2 e Moto3 restando nella stessa giornata in cui si disputano le gare.
MESSA A PUNTO DELLA MOTO. SI, MA IL PILOTA?
Ora, i tecnici magari sono anche felici di avere a disposizione, più che un warm-up, un vero e proprio FP4 al termine del quale dispongono di una giornata, invece che di un paio d’ore, per apportare modifiche o ricostruire la moto in caso di disastri. I piloti, invece, credo siano meno felici di alzarsi la mattina, stare tutto il giorno a tirarsi le dita e far crescere la tensione, per poi arrivare a metà pomeriggio e dover partire al 100% così, pronti-via. Che i piloti di Moto2 e Moto3 contino come l’ormai leggendario due di coppe quando briscola è bastoni era già stato assodato l’anno scorso quando si è trattato di decidere se correre o no a Motegi, ma così mi pare si esageri. Tanto vale ammazzare le categorie e metterci qualche gara di contorno, tipo formule monomarca o simili come avviene in Formula 1. Tanto ormai il modello è dichiaratamente quello, nel poco bene e nel tanto male, no?