Sembra incredibile, perché le case non vedono mai l’ora di sfruttare simili ricorrenze mentre in
Honda il fatto sta passando sotto silenzio, ma
la Transalp compie 25 anni. Una delle moto più longeve della produzione mondiale, nella sua semplicità, (relativa) economicità ed efficacia è arrivata fino al giorno d’oggi nello stesso modo in cui si è lasciata guidare: da gran lavoratrice, senza fare troppo rumore né darsi troppe arie. Vediamo di ripercorrere un po’, giusto per fare quattro chiacchiere come si fa al bar, la storia di un modello che credo tutti abbiano avuto modo di conoscere ed apprezzare. Anche quelli a cui non ha mai fatto battere il cuore.
AMARCORD...
Era il lontano inverno del 1987 quando i giornalisti dell'epoca - al sottoscritto l'età permetteva di guidare solo i cinquantini - provarono per la prima volta la Transalp 600. Una moto strana, per l'epoca, innovativa e bella: faceva storcere il naso ai fuoristradisti puri, e forse un po' anche ai fan (snob) della R800GS, ma faceva tanto Paris-Dakar pur con uno spirito molto meno avventuroso. E all'epoca, la Paris-Dakar era quella delle trasmissioni di riepilogo a notte fonda dal team di Italia 1, condotte da quel Nico Cereghini che, ironia della sorte, se non ricordo male esordì proprio con la Transalp 600 con le prove all'interno di Grand Prix e quello che divenne poi il suo marchio di fabbrica – lo slogan “Casco in testa ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza. Sempre!”. Sembra ieri…
AVVENTUROSA NELLA LINEA, TURISTICA NELLA SOSTANZA
La Transalp era una moto stradale, fin dall’inizio – agile e maneggevole, nonostante le apparenze, pagava solo un po’ in frenata, con un disco davanti e un tamburo dietro. Il motore, il bicilindrico a tre valvole per cilindro preso a prestito dalla custom VT, gira pulito e regolare, e la XL650V – la sigla che contraddistingueva la Transalp – diventa presto una delle moto preferite dei turisti di lungo corso e di non esagerate pretese.
Il 1991 è l’anno in cui arriva qualche miglioria al motore – che aveva il solo, storico, punto debole di “mangiare” un po’ troppo olio – e il secondo disco al posteriore, che migliora il quadro in frenata pur senza risolvere del tutto la situazione. Nel 1997 parte la produzione in Italia e la frenata viene finalmente affidata ad una triade di dischi che zittisce tutte le polemiche. Purtroppo, la qualità di alcune componenti non è all’altezza del nome Honda, e qualche possessore assiste allibito a terminali di scarico che perdono la cromatura, finiture che non durano e noie elettriche.
2000: ANCORA PIU' STRADALE
Versione tutta nuova nel 2000, che viene ulteriormente stradalizzata (non credo siano mai stati in molti, nonostante la sigla “XL”, ad usare la Transalp in fuoristrada più che per qualche sterrato) e votata al turismo, con una posizione più comoda e rapporti più lunghi per un motore pressoché immutato nella struttura, ma 650 nella cilindrata. Ricordo però un trasferimento da Milano a Brescia a portare una Transalp del parco stampa con cui “fare cambio” con una testata amica (ora purtroppo defunta) per una CBR900RR che avremmo impiegato
in questo servizio. Restai un filo perplesso dai mostruosi consumi, ma devo ammettere che nonostante un meteo non clemente, arrivai a Brescia in poco tempo e bello comodo…
2008: ORA DEL 700
Nel 2008 cambia la sigla, perché cambia la cilindrata e la produzione, che da Atessa si sposta in Spagna. La 700 resta abbastanza fedele al progetto originario, pur perdendo quasi del tutto la parentela con la VT con l’adozione della testata a quattro valvole. La variazione più significativa – stante la scarsa variazione in termini di potenza e coppia – sta nell’adozione del cerchio da 19” all’avantreno, che getta alle ortiche ogni residua pretesa di capacità fuoristradistica.
Nel 2011 la Transalp è ancora a listino: la “dimenticanza” della ricorrenza del quarto di secolo dalla nascita fa un... silenzio assordante. Honda, a quando una bella colorazione per il venticinquesimo anniversario? Sono sicuro che molti lo apprezzerebbero. Non fosse altro per il viaggio a ritroso nella personale macchina del tempo di ciascuno di noi che si innescherebbe in chi ricorda bene le pagine patinate su cui ha visto per la prima volta quella "strana enduro"...