Giappone. Ma perché solo Motegi?

In Derapatamente vostro

di Edoardo Licciardello, 26 agosto 2011
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Giappone. Ma perché solo Motegi?


Stasera, con le prime prove, si spera di tornare a parlare di tempi, posizioni, risultati, magari anche di mercato e di proiezioni 2012, anche se sarà difficile che nessuno parli di Giappone, radiazioni e Motegi. Può anche darsi che, stante l'umorismo involontario che traspare dalle ultime dichiarazioni, non si parli di Motegi ma di Suzuka (parola di Shuhei Nakamoto, riportata da Motosprint: "Quest'anno si potrebbe correre a Suzuka, per poi tornare a Motegi il prossimo anno" - peccato che lo storico, bellissimo, tracciato nella prefettura del Kansai non abbia omologazione FIM...), ma la sostanza non cambierebbe. Le case giapponesi non ci stanno: vogliono il Gran Premio di casa, costi quel che costi.

E' vero, l'ARPA ha prodotto uno studio che parla di livelli di radiazioni nella norma, ma pur senza nulla togliere all'agenzia italiana, viene da ricordare come la stessa azienda si sia trovata a certificare livelli di inquinamento nella norma quando amministrazione e governo decisero, semplicemente, di alzare i livelli da considerare "di guardia" per monossido di carbonio e polveri sottili nell'aria. Insomma, difficile non condividere Lorenzo quando dice che il problema non è la mancanza, ma la credibilità delle informazioni a fronte delle quali Dorna, ma soprattutto Honda e Yamaha, stanno cestinando il buon senso in nome delle logiche di business.

Sembra di essere tornati indietro di vent'anni, quando i piloti non contavano nulla davanti allo strapotere degli organizzatori. Quando ci vollero lo sciopero di Nogaro, poi la minaccia della nascita delle World Series, le lotte di Sheene e Roberts e le (meno giustificate, ma condivisibili in linea di principio) pestate di piedi degli americani nel 1989 perché si formassero la commissione sicurezza, l'associazione piloti e, in buona sostanza, si iniziasse a tenere in considerazione la sicurezza dei protagonisti - i piloti, appunto - di quello sport che paga lo stipendio, o comunque porta soldi in cassa - a tutti i "poteri forti" che oggi vogliono torcergli il braccio dietro la schiena.

Il problema, facile da isolare, è che la sicurezza della pista pone rischi immediati: il pilota che si ammazza perché, come il compianto Daijiro Kato, si pianta dentro un ostacolo che non dovrebbe essere lì, ha ripercussioni spaventose sull'immagine dello sport. E, volendo cedere alla tentazione del cinismo più spietato, distrugge diverse logiche economiche di sponsor, copertura delle nazionalità e quant'altro. Tutt'altro il rischio di correre in una zona soggetta a radiazioni di livello pericoloso: se il pilota si ammala di tumore a 50 anni fa lo stesso, mica corre più. Verrebbe da ridere a sentire Raga che dichiara di aver corso nel mondiale trial a Motegi senza problemi - che occasione persa, si potevano fare piste da cross a Chernobyl e divertircisi come matti per tutti gli anni 90 - non fosse che invece l'istinto è piangere.

Perché fa davvero tristezza vedere Stoner che adduce la scusa della scarsa lucidità dovuta alla prossima paternità per aver pensato di disertare la trasferta (roba da politico nostrano, altro che...), Dovizioso che vorrebbe stare a casa ma, con la sella che gli traballa sotto al sedere, Honda o Yamaha che sia, si morde la lingua, Lorenzo e Spies che storcono il naso mentre Yamaha fa sapere che, compatti e uniti, correranno tutti a Motegi. Fuori dal coro, a conti fatti e in assenza di altri piloti, sono rimasti Rossi e Pedrosa, mente altri non si sono ancora pronunciati ma - con l'eccezione di Hayden - avranno subito forti pressioni da team e squadre, che risulterebbero inadempienti rispetto al contratto che li lega a Dorna, e che con ogni probabilità si rivarrebbero economicamente sui piloti.

Inutile ragionare sull'opportunità di scrivere tutti compatti lettere per dire che non si parteciperà alla gara, per poi rimangiarsi quanto detto sotto le pressioni dei datori di lavoro. Più interessante, tornando all'inizio, notare come in Giappone, terra che ospita i quattro maggiori costruttori di moto al mondo, al momento vi sia una sola pista omologata dalla FIM per la disputa di un campionato mondiale della massima categoria. Possibile che un paese che ospita Suzuka, Sugo, Motegi, Aida, Fuji, e una miriade di tracciati minori come Tsukuba o Ryujo, non abbia un'alternativa da proporre in un caso come questo. Perdonate la bestemmia, ma a questo punto siamo davvero sicuri che le corse motociclistiche siano davvero tanto importanti, laggiù?





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Commento


leoallafila
United States
New Market

Onore a Rossi e Pedrosa per avere le palle e la coerenza.

Inserito: 26 agosto 2011

Quasar
Italy
La Spezia

se è solo motegi ad avere l'omologazione è perchè ormai le richieste di omologazione della motogp sono troppo assurde.Per dire,quelle della sbk sono molto più basse,eppure il divario di prestazione non giustifica tale differenza.Questo fa anche si che la motogp sia la massima classe per qualità delle moto e dei piloti,ma non delle piste...quelle della sbk sono migliori.
Per quel che mi riguarda,spero corrano a suzuka...perchè?semplicemente perchè motegi è una merda,suzuka è un capolavoro.

Inserito: 26 agosto 2011

asavantr
Italy
Aosta

L'associazione dei piloti poteva promuovere uno studio e avere dati alla mano la possibilità di decidere.
Pedrosa e Rossi, magari riescono a fare primo e secondo se gli altri disertano. A parte tutto, questi piloti hanno un disperato bisogno di punti.
Andrea da Torino

Inserito: 29 agosto 2011

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