Si è ormai detto e scritto di tutto sulla penalità inflitta a Biaggi durante il Gran Premio di Monza. Una penalità - il ride-through - che ha privato il campione del mondo di una vittoria ormai certa, una penalità sicuramente eccessiva rispetto all'entità della violazione, una penalità però annunciata in pompa magna, con tanto di riunione, il giovedì precedente la gara. Parere personale: troppo dura. Ma andava detto in quella sede, il giovedì, non quando la si incassa. E recriminare quando si sta vincendo una gara con margine di sei secondi non fa che scoprire il fianco alle critiche: valeva davvero la pena di forzare la staccata in fondo al rettilineo, sapendo cosa si rischiava, con tanto vantaggio?
Non è comunque questo il punto che intendevo trattare - come già detto, tutti ne hanno già parlato e scritto fin troppo. Il punto è un altro: mi continuo scioccamente a stupire come, dopo quattordici anni, si continui ad urlare al complotto quando viene affibbiata una penalità a Biaggi. Lasciando da parte le considerazioni sul fatto che Infront possa avere qualche interesse a penalizzare il pilota che ha attirato, blandito e coccolato per il suo potenziale mediatico fin dall'inizio, andrebbe ripercorsa un po' di storia passata.
Assen 1997, Max corre con il team Kanemoto in 250, con la Honda. Alla ricerca della miglior messa a punto, il romano chiede ed ottiene un cambio gomma sulla griglia, ben fuori dal tempo massimo previsto dal regolamento. Arriva la penalizzazione, come previsto dal regolamento, arrivano le polemiche. Sanzione troppo dura. Nessun dubbio ovviamente sollevato da alcuno sul fatto che Biaggi e il suo team abbiano commesso l'infrazione.
Barcellona 1998, Max sorpassa Barros durante l'esposizione di bandiere gialle. Gli viene comminato uno stop-and-go, Biaggi ignora la segnalazione (dicendo prima che non l'aveva vista, poi ammettendo che l'aveva vista, ma rientrando ai box avrebbe dato l'addio alla vittoria) e pure la successiva bandiera nera, vincendo la gara ed esultando sul traguardo. Estromissione dall'ordine d'arrivo e stop forzato. Geremiade della fazione pro-Biaggi, che urla al mondiale rubato (ci sarebbe molto da dire, a riguardo) e alla penalizzazione eccessiva. Nessun dubbio, da nessuna delle parti, sul fatto che Biaggi abbia commesso l'infrazione.
Monza 2009: Biaggi taglia la variante in gara-1, gli vengono affibbiati 20 secondi di penalizzazione come da regolamento, anche se segnalata con un certo ritardo, motivato dalla stessa direzione gara con la difficoltà nel comminare una pena tanto pesante. Di nuovo polemiche: all'inizio qualcuno sostiene che il taglio addirittura non ci sia mai stato, poi arriva la prova video. Si attacca il ritardo della segnalazione, sicuramente deprecabile. Max sostiene inoltre di non essersi avvantaggiato dal taglio. Tutto sicuramente vero, resta il fatto - e nessuno solleva più alcun dubbio - che l'infrazione c'è stata.
Monza 2011: non ho voglia di riraccontarla. Ma anche qui, nessun dubbio sul fatto che l'infrazione ci sia stata.
Complotto? Possibile, ma sinceramente lo ritengo molto difficile. Non ho intenzione di entrare nel merito delle varie teorie dietrologiche su interessi di sponsor, di case costruttrici e di fazioni in conflitto. Mi limito a ripetere che fatico a capire le motivazioni di Infront nel mettere i bastoni fra le ruote ad un pilota per cui è addirittura arrivata, a suo tempo, a pagare l'ingaggio e a fare pressioni sulla casa che gli forniva la moto perché, invece di accoglierlo in un team privato come ha fatto, lo inserisse nella formazione ufficiale. Ieri pupillo, oggi capro espiatorio? Improbabile.
Mi permetto, però, di far notare come in tutti i casi la violazione ci sia stata, ma che a posteriori si sia urlato al complotto, si siano minimizzate colpe e responsabilità dell'accusato, e si sia arrivati all'insulto dei piloti avversari. Solo a me viene spontaneo un inquietante parallelo con la politica italiana?