di Alba Sergi
Andando direttamente al “cuore” della questione, tutti sappiamo che le case motociclistiche negli ultimi anni hanno “sfornato” modelli di moto sempre più potenti; bolidi che raggiungono velocità pazzesche (basti pensare che i modelli di punta delle sportive hanno in media 185 cv), ma che diventano praticamente non sfruttabili appieno sulle normali strade aperte al traffico.
Abbiamo assistito ad un’escalation prestazionale delle moto da strada, ma i limiti di velocità, le patenti a punti e le sempre più restrittive regole di circolazione hanno alimentato ed aumentato negli ultimi tempi l’affluenza verso i circuiti, dove però la regola della domanda/offerta continua a giocare a sfavore degli appassionati e a vantaggio dei proprietari degli stessi.
Morale della favola: oggi, nei maggiori circuiti, in media, per un turno di 20 miseri minuti, nella migliore delle ipotesi, si spendono circa 50 euro.
Se teniamo però conto del fatto che, i primi 2/3 giri sono di “adattamento” (conoscenza del percorso, riscaldamento moto, ecc.), e che ovviamente il giro di uscita non verrà mai fatto al massimo delle prestazioni, significa che le tornate “buone” si riducono ad un massimo di 6/7 in un tempo così “breve”.
Se poi valutiamo anche che spesso ci si ritrova a girare in pista con il massimo del numero di partecipanti consentito dall’omologazione del circuito, la situazione diventa davvero insostenibile ed il divertimento va sempre più a scemare.
Sì, oggi si può contare anche su organizzatori di prove libere che propongono “pacchetti convenienza” in giorni feriali o prezzi più accessibili se si sceglie la mezza giornata/giornata intera di prove e permettono così agli appassionati di sfogare la propria passione senza rischiare inutilmente la vita sulle normali strade, ma anche così il discorso non cambia: ci si sente in pratica polli da spennare se si pensa che in media una mezza giornata costa 110 euro ed una giornata intera 180 euro.
Oltretutto, non tutti abitano nelle vicinanze di un circuito, perciò benzina ed eventuale autostrada con ovviamente un pranzo annesso, sono costi a parte che incidono notevolmente sulla spesa finale di una giornata che dovrebbe essere di relax e svago.
Probabilmente la causa principale di questa inaccessibilità è dovuta alla scarsa percentuale di autodromi “titolati” sparsi sul nostro territorio ed ai costi elevati per la loro manutenzione e per tutto ciò che rientra nelle cosiddette “spese per la sicurezza”…ma questo vuol dire che gli interessati a questi fantastici mezzi chiamati “moto” saranno costretti a rinunciare sempre più alla loro passione per colpa di costi che probabilmente sono destinati a salire finché non nasceranno altre piste che faranno concorrenza a quelle esistenti?…come si suol dire: “ai posteri l’ardua sentenza…”.