Si sente sempre più spesso di giornalisti che si "imbarcano" in gare a livello mondiale. Stavolta tocca ai nostri amici di Superbike Italia, che hanno schierato Ronnie Repetti (a destra nella foto, collaudatore/pilota di recente tornato in attività in alcune gare sul territorio nazionale) nella prova di Vallelunga del mondiale Endurance.
Con il collega francese Stephane Lacaze (di Moto&Motards) e Letizia Marchetti (neocampionessa italiana della 600 Stock femminile), Ronnie ha condotto la Yamaha R1 del team X-One al diciottesimo posto finale. “Tutto e iniziato per gioco, ma quando ti mettono per compagni di squadra un ragazzo francese che giusto la settimana precedente ha fatto il Bol d'Or, e la campionessa italiana della Classe 600, beh l'orgoglio di pilota vien fuori: non sia mai che uno straniero venga a farmi le scarpe in casa, e Dio mi scampi dal prender paga da una ragazza, pur se carina.”
L’endurance, naturalmente, richiede collaborazione, e la sfida fra compagni deve ovviamente passare in secondo piano rispetto al bene del team: l’assetto deve essere un compromesso delle esigenze dei tre piloti, e soprattutto è importante non fare errori, risparmiare le gomme e rientrare ai box al momento giusto: “dopo aver messo in pratica il vecchio detto “l'unione fa la forza”, abbiamo fatto l'esperienza più bella della nostra vita, coronando con un buon risultato un weekend da sogno che solo una maledetta leva del freno mal regolata da Stephane nei due giri di ricognizione ci stava rovinando: un giro, il primo, l'abbiamo perso ai box piombando in un istante in fondo alla classifica”.
Ci ha messo una pezza lo stesso Lacaze, rimontando come una furia e passando il testimone a Letizia Marchetti che forte di una guida pulitissima ed efficace ha continuato il recupero, non senza vincere nel frattempo la sfida tutta femminile con Paola Cazzola, anche lei in gara una tantum nell’Endurance.
Ultimo turno proprio per Ronnie: il più lungo, 26 giri, perché il piacentino era risultato il più veloce della squadra durante le qualifiche. “Dopo aver sudato per 26 lunghissimi giri passati in sella a disegnare virgole nere sul rinnovato circuito di "Valle", e aver rischiato più volte di rovinare tutto causa la mia foga di rimontare, uscendo dalla Roma ho visto lei, quella maledetta bandiera a scacchi che negli ultimi giri pareva non voler arrivare mai.Echissenefrega del 5 giri presi dagli alieni del team SERT, la felicita ai box di tutto il team ci ha fatto sentire i vincitori morali della gara più importante della nostra vita!”
L’articolo completo, naturalmente nello scanzonato e dissacrante stile Superbike Italia, nel numero di Novembre, in uscita nelle edicole alla fine del mese di Ottobre.