Civ 125: intervista al leader Miroslav Alegi Popov
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Largo ai giovani, anzi ai giovanissimi. Un tempo (1990), quando Loris Capirossi debuttava nel Mondiale a 17 anni, venne inizialmente guardato come un bambino capitato lì per caso perché vicino di casa del team-mate Fausto Gresini. Il Loris nazionale vincerà in età più o meno scolare due mondiali 125 di fila (da adulto si costruirà una buona carriera in 250, 500 e MotoGP) e dilagherà la moda del sempre più giovani. Oggi, parliamo con un quindicenne che non solo gareggia nel Civ 125, ma ne è pure il leader. E non viene da Pesaro, da Lodi, da Aversa o da Vicenza, ma da Dvůr Králové, in Repubblica Ceca. Anni fa, Miroslav Alegi Popov, che come ha scoperto il nostro Sandro Veepten viene chiamato “Miro” anche in molti documenti ufficiali (il soprannome esatto è invece “Mira”, basti guardare il suo sito web ufficiale www.mirapopov.com), per potere correre in Italia avrebbe dovuto sudare dentro sette tute di pelle. Oggi, grazie all’abbattimento delle frontiere ed alla nota sentenza Bosman, gli è bastato stringere un accordo col Team Ellegi e tesserarsi con un moto club umbro…
MotoCorse. Mira, dopo cinque gare sei in testa al Tricolore 125. Che ci dici? Miroslav Popov. Sono ovviamente contento di essere in testa al campionato italiano. Alla mia età (ha compiuto 15 anni il 14 giugno, ndr) è una grossa soddisfazione, pur se la stagione non è stata sinora scevra di problemi. Innanzitutto, la poca o nulla conoscenza dei circuiti. E’ un grande handicap, quando mi confronto coi piloti locali. Adesso, per il 19 settembre, è in calendario la sesta tappa del Civ ad Imola, circuito che non ho mai visto, nemmeno in fotografia. MC. Cosa pensi del motociclismo italiano? MP. Il livello è altissimo, ed è per questo che ci sono venuto anche io. Si fatica, certo, ma si impara molto ed in questo modo si cresce. Un bagaglio che mi sarà utilissimo quando farò il passo successivo, cioè le gare del Motomondiale. Solo così a mio parere la crescita sarà omogenea e proporzionale. Buttarsi nel Mondiale con la sola esperienza delle gare ceche non mi sembra molto formativo. MC. A proposito, com’è il campionato ceco? MP. Ormai le gare del mio paese le frequento poco. Ero iscritto al Memorial “František Štastný”, prova dell’Alpe Adria Cup, in quanto da un lato c’erano esigenze promozionali e dall’altro volevo provare Brno con una 125GP. Così, quando nel 2011 compirò 16 anni, e potrò chiedere di partecipare alla gara locale del Mondiale dell’ottavo di litro, conoscerò un po’ meglio il circuito. MC. Al momento corri con licenza italiana? MP. Sì, sono tesserato con il Moto Club Racing Terni, ed ho un manager italiano che lavora molto bene. Visto che le wild-card vengono rilasciate su base nazionale, mi auguro che questo non venga preso come pretesto da parte della federmoto ceca per frapporre ostacoli alla mia iscrizione 2011 al GP. Pur a malincuore, devo dire che, nonostante le belle parole, il supporto dell’Autoklub ceco (la federmoto locale è una branca della federauto, ndr) non è come quello che si riscontra in Italia e in Spagna. MC. Un breve bilancio della tua attività agonistica. MP. Ho corso in Italia, con le minimoto, a partire dall’età di 7 anni. Quando ne ho compiuti 12 mi sono dedicato alle Metrakit 80 e 125 in Spagna. Ora sono di nuovo in Italia per il Civ 125. Conosco quasi tutti i piloti spagnoli ed italiani, nel giro della gare nazionali. Per questo so bene che i migliori 5 piloti sono di queste due nazioni, ed è proprio per tale motivo che voglio essere tra loro. MC. Ma ci sarà qualcosa che ti tiene ancora legato al motociclismo ceco. MP. Sì: il mio buon amico Marek “Mara” Paul, che sono andato ad applaudire al suo esordio nel campionato Uamk di minimoto 2010 (fulgido esempio di tifoseria all’inverso..., ndr) e i due Bohumil Stasa, padre e figlio. I due ex piloti del Motomondiale hanno costruito la prima moto da cross e motard tutta ceca, la VM 610 F. A loro, tutta la mia simpatia. |
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