Un Weekend Da Pilota - Parte 3

di Edoardo Licciardello

Un Weekend Da Pilota - Parte 3

E arriva anche la domenica mattina. Alle sei e mezza sono già sveglissimo, per cui tanto vale farsi una doccia e andare in autodromo. Colazione con calma, e poi mi fiondo a vedere la procedura di partenza della gara di Ronnie. Inutile che vi dica che ho lo stomaco chiusissimo - scommetto che chi ha già corso la sua prima gara sa benissimo di cosa sto parlando. Assisto dai box alla gara del Junior Ninja Trophy 250, in cui De Simone se la gioca in volata con Tarantino - ieri Lorenzo era deluso, incassava oltre un secondo da Benny, ma glie l’avevo detto: la gara è domenica - e se non fosse per uno scarico ammaccato in un contatto di gara, forse sarebbe anche arrivata la prima vittoria.

Entra in pista il trofeo Pirelli, e a questo punto inizio a prepararmi.


Paraschiena, tuta, stivali, casco con visiera pulita e guanti. Inizio a girellare nervosamente intorno alla “mia” numero tre, chiedendomi dove sono finiti tutti - la 250 è finita da un po’ ma qui non si vede nessuno. Mancano cinque minuti all’apertura della pitlane e sto per farmi prendere dal panico, quando sento un colpetto sulla spalla. Savio è dietro di me, sorridente, e ha già acceso la moto. Un’occhiata generale, via le termocoperte e si parte. Nicola mi saluta con un “c’è una sorpresa per te in griglia”. Io parto. Corsia box, giro di allineamento e... per la miseria, dov’è il mio posto in griglia? Ah, ecco Savio con il cavalletto... e due ragazze del Pepenero a farmi da ombrelline. Se me le mettono ad esporre la tabella, giuro che levo diverse posizioni.

Due battute - che il mio cervello fatica a registrare - con Nicola, e spunta il cartello dei trenta secondi. Opporcamiseria, ci siamo. Avvio la Ninja, e via per il giro di ricognizione. Il gruppo è compatto e veloce, proprio come ci ha raccomandato il direttore di gara ieri, e in breve ricomponiamo lo schieramento. Via la bandiera rossa, busto avanti, contagiri sui diecimila, semaforo rosso, e le luci si spengono. Via la frizione, gas a martello. La moto si impenna un po’, ma non c’è bisogno di freno posteriore. Seconda, terza e subito sui freni. Vedo qualcosa di verde che carambola nella via di fuga della variante, ma non c’è tempo di pensare. Siamo tutti compatti, sinistra, destra e arriva la Rio. Davanti a me succede di tutto: qualcuno incrocia la traiettoria, altri approfittano per passare esterni piloti, nessuno - e dico nessuno - però fa stupidaggini. Il mio obiettivo è tenere il gruppetto - la differenza di tempo è solo qualche decimo - imparare qualcosa e magari fare meglio che in prova.
Il primo giro si chiude senza drammi, ma senza accorgermene sono molto teso, e penso troppo a chi ho davanti e non a guidare. Tanto che “dormo” arrivando alla Quercia, mi trovo lungo, e complice una leva freno troppo lontana dalla manopola (colpa mia, ieri mi aveva allungato un po’ la corsa e ho esagerato con il registro) esagero in frenata. Il codone della Ninja schizza in aria, io mollo in tempo, rimetto entrambe le ruote a terra, riprendo in mano la leva. Penso che stavolta la Quercia non la volto neanche tornando a nascere, poi, arrivati al dunque, mi butto dentro. Un po’ largo, ma la curva la faccio. Riapro il gas, ma il gruppo davanti mi ha staccato, e il batticuore derivante dal jolly giocato fa il resto. Gli amici che mi vedono da fuori dicono che guido i primi giri contratto e rigido - concedetemi di risparmiarvi i paragoni, molto poco lusinghieri. Quando me ne accorgo mi sciolgo e i tempi calano rapidamente raggiungendo quelli delle prove, ma nel frattempo è passata metà gara, e sono solo soletto in mezzo alla pista. Va bene, vediamo di abbassare il tempo delle prove.

Di colpo, passo sul rettilineo e mi sventola davanti la bandiera a scacchi. Porca miseria, già finito? Rallento e tiro il fiato. Curva dopo curva, i commissari si fanno avanti a salutarci e ad applaudire. Rispondo salutando, e capisco perché tanta gente corre, anno dopo anno, pur sapendo che non andrà mai come i primi. La sensazione di passare sotto la bandiera a scacchi, di avere qualcosa di più in comune con i propri idoli, è qualcosa che non si può raccontare. E’ come se tutta l’atmosfera della gara si concentrasse in quel tagliare il traguardo, e nel fare il giro di rallentamento. E anche se le tribune non sono gremite, e nessuno accende le tracas a bordo pista, la sensazione è di quelle che restano marcate a fuoco nei ricordi. Il difficile non è correre la prima gara, è smettere dopo la prima, altro che storie.

Esco stravolto, e anche stavolta Nicola mi sfila letteralmente la moto di sotto. Zannini e la sua compagna mi salutano sorridenti, lei mi saluta con un “Visto che non sei arrivato ultimo?”. Inizio a tornare alla tenda, dove i meccanici stanno nuovamente allestendo la biposto: stavolta, dietro a Morreale, tocca ad una “Peperina” fare un paio di giri del Misano World Circuit. Morreale che, nel frattempo, ha dominato anche la gara, salutando la compagnia dopo il secondo giro e replicando - con un decimo di precisione - il tempo fatto in prova, conferendo così al Ninja trophy il platonico ma significativo titolo di trofeo 600 più veloce d’Italia, almeno sul tracciato di Misano. Dietro di lui Spigariol, che vince alla stragrande l’altrettanto platonico titolo del pilota con i tifosi più accesi del trofeo (e forse di tutti i trofei) e Antonello, che perde in volata il tiratissimo duello per la posizione d’onore.

Faccio in tempo a vedere l’arrivo della Coppa Italia, dove i ragazzi della 250 corrono insieme alle 125SP. E si difendono bene: dopo aver lottato coltello fra i denti, De Simone è il primo dei ragazzi “in verde” sotto il traguardo, al quattordicesimo posto nonostante una brutta sportellata nei primi giri che gli ha fatto perdere diverse posizioni, mentre Tarantino, che era più avanti, finisce nelle vie di fuga trascinato dalla scivolata di un avversario. Se non vi sembra granché, forse non avete presente il livello tecnico della Coppa Italia, e il fatto che la Ninja 250 paga diversi chili di peso alle 125SP, che godono di anni e anni di sviluppo. Ma anche la Scuderia Platini sta lavorando duro per migliorare il già ottimo livello del mezzo: ne parleremo meglio in un articolo dedicato proprio alla “piccola” bicilindrica nei prossimi giorni.
Le premiazioni si svolgono sotto la tenda del team poco più tardi - e sono un momento di vita comune imprescindibile del weekend di gara, dove, fra il serio e il faceto, la consegna dei trofei è anche una scusa per raccontare e rivivere un po’ i momenti salienti. Prima ancora dell’inizio delle cerimonie si presenta Manuel Puccetti, team manager che quest’anno fa correre nel CIV Cristiano Migliorati e Alessio Palumbo con la ZX6R. Dopo due battute sull’andamento del campionato, arriva la notizia più attesa: a fine stagione, tre dei piloti più meritevoli, a insindacabile giudizio dell’organizzazione, avranno la possibilità di provare la Kawasaki Supersport che... scaramanticamente tacciamo, basti sapere che al momento attuale Migliorati è secondo, a tre punti di distanza dal primo.

Le premiazioni partono dalla 250, dove Monica Ferrari batte Alis di Simone. Nella stock Massa precede Magro e Vanzo, mentre nella Supersport il campionato è affare privato fra Tarantino, Benito e De Pretto, sul podio nell’ordine. Si passa alla 600, con Sharon Mermet che... conduce a punteggio pieno la classifica femminile, essendo l’unica donna in gara. La Under 20 se la giocano il francese Kevin Galdes e l’esordiente Paolo Toccacieli, passato alla 600 dopo una bella stagione in 250. Luca Tosetto paga lo zero della prima prova di Misano...

Tiratissima la Under 25, dove Ferroni si difende con unghie e denti da Mariotti (in classifica li divide un solo punto), con dietro una compatta muta di inseguitori. Nella Over 25 tira il gruppo Spigariol, con Renaudo e Mantia a mordergli le calcagna. La Over 30 è terra di conquista di Antonello, che deve difendersi da Lo Bartolo e da Mermet (Morreale paga il brutto zero di Franciacorta) mentre la Over 40 vede in fuga Di Mezza (ex olimpionico di maratona) inseguito da Sterni e Boaretto. Spigariol guida la classifica assoluta di un punto davanti ad Antonello. All’inseguimento Renaudo e Mariotti, con Morreale, quinto, che deve recuperare l’errore della seconda gara. Tutti sorridono, tutti scambiano due parole con gli altri, non sembra esserci traccia di veleni e inimicizie che a volte contaminano anche le serie minori. Un trofeo è bello anche per questo.

Viene quindi il momento dei ringraziamenti, che mi pare il minimo ripetere in questa sede. Un grazie infinito a Kawasaki, nelle persone di Cristiano Manchiero e dell’ingegner Giovanni Poli, e alla Scuderia Platini, nelle persone di Pier e Antonella, per avermi dato la possibilità di vivere in prima persona l’esperienza di correre in un trofeo di questo livello. Un ringraziamento particolare a Nicola Zonca, che mi ha accudito come un bambino, e aver trovato soluzioni a qualunque strampalata richiesta avessi da fargli.

Grazie a Valerio, Mario, Luca e soprattutto Savio per avermi messo a disposizione una moto più simile ad un violino accordato che non ad un mezzo di serie. Scusate se mi è mancato il polso destro per “suonarlo” come meritava. Grazie a Renzo, autista e cuoco dell’hospitality, che mi ha rimpinzato con l’abilità di un ristoratore. E grazie infine a tutti i partecipanti del Ninja Trophy, che hanno sopportato senza lamentarsi la presenza di una chicane mobile che li ha sicuramente rallentati, ai quali da oggi va tutto il mio rispetto e amicizia. Non solo: senza di loro, questa esperienza non sarebbe potuta essere... com’è stata. Ho avuto la possibilità di raggiungere quasi tutti gli obiettivi che mi ero prefissato: non fare stupidaggini, non fare altre stupidaggini, ma soprattutto divertirmi e vivere una gara dal di dentro, per potervi raccontare com’è, e magari invogliarvi a provare. Se sarò riuscito a convincere anche uno solo a partecipare ad una gara, magari proprio del Ninja Trophy (non c’è bisogno di fare tutta la stagione, potete partecipare anche come wild card giuro che sarà come aver vinto la gara.

Il mio unico rimpianto resta quello di non aver raggiunto l’ultimo degli obiettivi che mi ero prefissato: migliorare costantemente il mio tempo. Poco male, ci saranno altre occasioni. Pier, come ti suona “Un Weekend da pilota 2: la vendetta?”

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Altri commenti

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'stardo, mai avute "ombrelline" così... :-D

Inserito: 16 giugno 2010
leoallafila

Bella lì Edone, dopo Bayliss che ha cominciato dopo i 30 e ha vinto un mondiale è la tua volta: comincia a correre dopo gli "anta", ti vogliamo in SBK!!!! :-)

Inserito: 17 giugno 2010
ceccorapo

Che cilindrata hanno le due ragazze,specie quella di destra?Mi spiace non considerare il pilota,che comunque ha una bella moto!

Inserito: 18 giugno 2010
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