Alla scoperta della Yamaha R125 Cup

In Campionati e trofei nazionali

di Edoardo Licciardello, 08 marzo 2010
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Alla scoperta della Yamaha R125 Cup



La Yamaha R125 Cup? Ve l’abbiamo già presentata qualche giorno fa qui; visto che però la filiale italiana del glorioso marchio di Iwata crede davvero nelle potenzialità della sua serie promozionale, siamo stati invitati a capire meglio le novità di questa edizione 2010 e – sfidando il gelo di questo inizio Marzo – a provare la piccola sportiva con cui i giovanissimi, ma non solo, potranno iniziare a prendere confidenza con le gioie della guida ginocchio a terra.

Visto il freddo, c’è tutto il tempo perché Mattia Airoldi, responsabile relazioni pubbliche Yamaha (alla scrivania nella seconda foto), possa raccontarci, con il giusto orgoglio, i successi ottenuti (nel momento più favorevole la quota di mercato ha passato il 60%, totalizzando 1468 unità...) in una stagione difficile come lo scorso anno dalla loro piccola grande sportiva. Perché, Mattia sottolinea giustamente tirando una frecciatina alla concorrenza, la R125 è l’unica vera sportiva del settore con un motore a quattro tempi.

Il fatto che la R125 sia stata definita e sviluppata in Italia, presso il centro R&D di Gerno di Lesmo (primo per importanza per Yamaha al di fuori del Giappone) è infatti molto significativo: la moto è stata costruita con pochissimi compromessi rispetto alla guida sportiva. Basta osservarla da vicino per notare la somiglianza, estetica, componentistica e dimensionale, con le sorella maggiore R6.

Il motore è un monocilindrico plurivalvole a quattro tempi raffreddato a liquido, dotato di iniezione elettronica e di prestazioni… codice. Sono lontani i tempi in cui le ottavo di litro a disposizione dei sedicenni passavano allegramente i 30 cavalli e i 160 all’ora, e forse è meglio così. Anche perché, come vedremo poi all’atto pratico, la ciclistica – basata su un telaio Deltabox e un forcellone in alluminio con capriata di rinforzo superiore – è da moto vera. Di quelle che permettono di fare l’abitudine a certi comportamenti che i ragazzi, poi, ritroveranno sulle cilindrate più elevate.



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