La bellezza di una moto da competizione

In Pensieri a Sfondo Motociclistico

08 settembre 2011
Share  
La bellezza di una moto da competizione



Ho scritto questo pezzo per il blog oltre un mese fà; il caso ha voluto che l’abbia finito qualche giorno prima della scomparsa del Grande Gastiglioni. Ho deciso comunque di lasciare così il testo, nella sua natura originale.
Un saluto, Ciao Claudio!

Per una moto da competizione, l’aspetto estetico dovrebbe essere un particolare di ben poca importanza. Le necessità sono ben altre, quali ad esempio mettere il pilota a proprio agio al fine di percorrere la gara nel minore tempo possibile. Semplice, no? Facile a dirlo, un po’ meno a farsi…Pertanto in una moto da gara l’aspetto esteriore dovrebbe trovare il suo tempo; più bella non significa di certo più veloce.

Fin dal tempo che fu, una estetica aggressiva attira tantissimo gli appassionati, a partire da la massa, dove vi rientrano tutti coloro che seguono il motociclismo perché vi corre XXX ( e magari pensano davvero che si tratti di Vin Diesel) o perché in fin dei conti, come disse Guido Meda , il motociclismo è uno sport maschio, un qualcosa che riesce a dare quell’immagine di Uomo Impavido, sia per soddisfare il proprio ego, sia perché fa figo esserlo. Estetica corsaiola che, ad ogni modo, riesce ad attirare anche gli appassionati veri, quelli che stimano tutti i piloti, a partire da Xander Cage per arrivare al paperino di turno.

 BELLE, BRUTTE, AFFASCINANTI E RUDI
Uno dei maggiori simboli dell’ estetica corsaiola sono state, e lo sono tuttora,  le Cagiva da GP (nella foto di apertura, il cupolino della Cagiva C594), che hanno corso nella classe regina dagli 80’s fino al 1994. Grazie anche alle linee del cupolino, ripreso in seguito dalle n-mila versioni della MV F4, è in effetti una moto dall’estetica fantastica. In particolare, nelle sue ultime versioni riuscì  a rapire i cuori di tantissimi appassionati. Muso affilatissimo,posteriore coi quattro scarichi two strokka, forcellone(per quei tempi) mastodontico in fibra di carbonio, telaio misto alluminio-carbonio, e molto altro. Oltre che una bellezza fuori dal comune, nelle sue ultime stagioni la Cagiva da GP, in mano a quel pazzoide di John Kocinski, fecce faville, portandosi a casa un buon numero di podi, tre GP vinti e il terzo posto in campionato nell’ ultimo anno di partecipazione della Rossa a due tempi. Ora, discorsi di estetica a parte, riflettiamoci un attimo: sedici anni fa e oltre, la Cagiva era l’unica casa motociclistica in grado di contrastare il Dominio Assoluto dei costruttori japponesi nella classe regina, in un epoca dove praticamente non hanno avuto rivali. Niente male, vero? Eppure, nella memoria degli appassionati, Le CagivaC5”sono ricordate (a ragione) innanzitutto come moto incredibilmente belle.

Esempio di tutta altra natura si ha con la Kawasaki, factory che ha come hobby la progettazione e vendita di moto: in mezzo a navi, ponti e quanto altro, quelli della Kawasaki Heavy Industries sono anche capaci di piazzare anche qualche Ninja. I prototipi presentati al via in MotoGP hanno aperto molte discussioni se sono state più inguardabili o più inguidabili. Discorso valevole per le prime versioni poiché nelle ultime la guardabilità superava di netto la guidabilità (seconda foto, con Hopper inseguito Da Ant West); le ZX-RR erano davvero piacevoli da vedere, aggressive nelle linee e allo stesso tempo equilibrate. Esattamente il contrario dei primissimi esemplari guidati da Akira Yannagawa (terza foto, il pilota Jap in azione)contraddistinti al contrario da uno spiccato accetta style, con un codone simile a quelli di due di CBR900RR del ‘95 messi uno affianco all’altro, con un terzo posto sopra di essi. Dimensionalmente, siamo vicini ai forni usati in rosticceria. Eppure, le primissime Kawa MotoGP avevano il loro fascino. Ben lontane da essere una bellezza naturale, riuscivano ad attirare lo sguardo per la rudezza da vero prototipo che riuscivano a trasmettere, come spesso accade anche con le Suzuki da GP. Chi ci vedeva uno scorfano brufoloso, chi invece un bellissimo esemplare di branzino. La sensazione è che comunque il pesce con miliardi di spine in faccia regni assoluto in questa improbabile metafora.

Un discorso a parte lo meritano le Ducati SBK. Un numero su tutti: 999. Anzi, facciamo ancora un passo indietro, partendo con chi l’ha preceduta, Sua Maestà 916. Grande moto. Sia in versione stradale, sia da gara. Sia per ciò che offriva a livello di guida, sia per estetica. Poi arrivò la 999 (quarta foto, con Steve Martin alla guida). Il brutto anatroccolo, quanti insulti si è pigliata. Molti, forse troppi. In effetti, sembrava quasi progettata “a compartimenti stagni”, con serbatoio-sella-codone con il loro stile, senza coerenza con il resto delle carene. Un insieme che ha sempre stonato. Eppure in versione pistaiola è stata sempre bellissima, sebbene avesse questi difetti. Molto più della successiva 1098 (quinta foto, presentazione ufficiale della 1098), che al contrario risulta più piacevole in versione stradale che non da gara. Aprendo una piccola parentesi, la Ducati al tempo diede ragione ai gruppi più fondamentalisti, abbonando a sé l’estetica della 999, per tornare ai vecchi passi della 916. Un vero e proprio passo indietro, puntando forse ai tratti caratteristici tali da far dire agli appassionati “guarda, questa è una Ducati”. Un po’ come le Porsche, che si riconoscono da un miglio di distanza. Dove non arriva il touch pad dell’ingegnere, né il polso del collaudatore, a far colpo ci pensa la matita del designer. La prossima sportiva di punta denominata Extreme (nome che sembra più consono a una moto per 14enni bimbiminkia che non per la sportiva di punta di  una Casa) comunque sembra più orientata al cambio di rotta, esattamente come la 999. Ducati riprova a cambiare i propri lineamenti caratteristici? Come andrà questa volta?

Tanti esempi quindi, tante moto, più o meno belle. In fondo, per far parlare di se, non basta avere una moto vincente, pur essendo ovviamente la dote principale. Deve essere anche bella da vedere,  per fare in modo che gli appassionati si possano ritrovate in casa  loro la race replica che vedono vincere in TV. Motogp o SBK poco importa, l’importante è apparire, oltre che essere.







Stampa  Versione stampabile   Invia ad un amico  Manda ad un amico     Scrivi un commento  Scrivi un commento »

Commenta usando Facebook

Commenti dei lettori

Username
Password
Non sei registrato?
Registrati, è gratis!

Commento


Articoli precedenti in Pensieri a Sfondo Motociclistico

» La Pella!
» Levo le tende...
» Formula SAE e new entry