Dario Marchetti, dopo Daytona si va a Homestead

In AMA SBK

09 marzo 2007
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Dario Marchetti, dopo Daytona si va a Homestead


Dopo la serie di gare della Bike Week di Daytona, Dario Marchetti correrà anche la prova di campionato americano di Homestead, il mese prossimo.

Il bolognese quest’anno ha portato al debutto agonistico la Ducati 1098, schierandosi da privato con una moto di produzione in alcune delle gare che precedono la popolare 200 Miglia motociclistica, e le sue prestazioni hanno soddisfatto la Ducati Miami - il concessionario americano che lo ha appoggiato - al punto da decidere di schierarlo anche nel prossimo appuntamento.

Con la squadra statunitense, del resto, Marchetti aveva ottenuto già due vittorie negli anni scorsi, nelle classi BOT e Sound of Thunder. Quest’anno il bilancio, per quanto positivo, non è stato altrettanto ricco: numerosi piazzamenti e un podio - terzo - nella seconda manche della BOT.

Non è male ma non ha soddisfatto Marchetti, tanto più che le vittorie italiane a Daytona sono state numerose: Gianfranco Guareschi due volte primo nella BOT, un successo per Valter Bartolini nella Sound of Thunder e anche una vittoria italiana nella 500 Miglia endurance per Gianni De Matteis e Federico Aliverti.

«La moto va molto forte - ha spiegato Marchetti - ma era talmente di serie che l’abbiamo messa a punto durante le prove. Non sarebbe stato un problema, quello che ci ha complicato la vita è stata la pioggia, ci ha fatto perdere tempo prezioso. Così abbiamo dovuto fare la messa a punto in tempo reale, modificando le tarature nei pochi giri di prova disponibili e verificandole in gara».

Problemi che hanno significato partire indietro, per giunta in gare brevi che lasciano poco tempo per recuperare: nella Formula Fourty, vinta da Jimmy Rock Page, Marchetti è scattato dalla 18. posizione e pur rimontando velocemente non è riuscito ad andare oltre il 7. posto, mentre nella Superstock (nulla a che vedere con quella europea, il regolamento permette cilindrate maggiori) il recupero si è fermato al nono posto; la vittoria a Michael Barnes.

«Dobbiamo ancora lavorare sulle sospensioni, c’è troppo trasferimento di carico. E ho i rapporti corti, ma purtroppo sono quelli di serie: per strada o su un circuito normale andrebbero bene, ma a Daytona si raggiungono velocità superiori, elevatissime». 

Ancora un piazzamento nella 500 Miglia ST, con una Ducati 749, in coppia con Barrett Long, ma era sulla BOT e sulla SOT che Marchetti puntava maggiormente, e la moto cominciava ad essere a punto. Invece i piloti hanno dovuto attendere più del solito sulla griglia di partenza, 20 minuti: con le gomme ormai raffreddate è bastata una piccola distrazione e Marchetti è caduto nel giro di ricognizione, danneggiando la moto al punto che non è stato possibile predere il via nella prima manche di entrambe le gare. 

I meccanici sono riusciti a fare il miracolo e a far partire Marchetti nelle due frazioni del giorno dopo, ma nella caduta si era danneggiato anche un particolare dell’impianto elettrico e la moto ogni tanto si spegneva. Anche in queste condizioni, comunque, sono arrivati il terzo posto nella BOT e il quarto nella SOT.

«Peccato. Ma quando girava bene andava forte e la ciclistica era a postissimo. Non è andata come speravo ma la 1098 è una gran moto, vale davvero la pena di riprovarci a Homestead».




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