“Un sogno che non diventa realtà è una bugia”, dice Bruce Springsteen nella sua ballata The River.
Se i circuiti potessero parlare, quello di Varano de’ Melegari ci racconterebbe di come nasce e come si avvera un sogno.
Di Ritorno alle Origini avevamo parlato alla vigilia di questa quarta e penultima tappa del Trofeo Italiano Motocicliste: proprio in questo circuito infatti, durante il Meeting Europeo Motocicliste dello scorso anno, si era concretizzata l’idea di mettere in piedi un campionato femminile di velocità. Tornando a leggere il report di quel raduno ci accorgiamo come le idee-base e gli obiettivi del Trofeo fossero già tutti presenti allora.
La differenza - a meno di un anno di distanza - è che le parole “sogno” e “speranza” possono ora essere sostituite da “realtà” e “certezza”, grazie a chi ha creduto nello scenario prospettato da Motocicliste.net: la Federazione Motociclistica Italiana in primo luogo e poi Dunlop, Ducati, VolareWeb, Eurfin Europa, Andreani Group, Fast by Ferracci, Betac, Fidoweb - senza i quali non si sarebbe potuto nemmeno iniziare a trascinare questo sogno verso la realtà, cui si sono aggiunti Yamaha Cruciani, Axo Roma Racing, SdtPerformance, Kyron, Cherie, che hanno consentito a questo campionato di volare sempre meglio e sempre più in alto, gara dopo gara.
Impossibile non fare paragoni fra il meeting di un anno fa a Varano e questo week end di gara: alcune delle partecipanti al raduno sono qui ora, in un gioco ricordi e sovrapposizioni molto emozionante e divertente: le moto in assetto stradale di allora, con specchietti e fari, montano ora gomme Dunlop in mescola, performanti sospensioni WP, numeri di gara, adesivi degli sponsor e del Trofeo… Si è passati da frasi come “è la mia terza volta in pista” a “posso abbassare ancora due secondi, sistemiamo l’assetto e nel turno di qualifica del pomeriggio punto alla prima fila in griglia!”. E sono passati solo 11 mesi!
Il venerdì delle prove libere riflette la serenità del clima estivo in un circuito non sovraffollato e familiare a quasi tutte le partecipanti, ma il sabato, che pure si è aperto sotto lo stesso sole splendente, succede qualcosa che ci riporta di colpo alla realtà delle corse, tanto diversa da quella di un raduno seppure in pista.
Nelle prove di qualifica ad una gara si corre veloci, si rincorre l’avversaria, si tenta il tutto per tutto per buttare giù anche un solo decimo: è l’agonismo, quello che ti cambia lo sguardo, ti carica di concentrazione, ti fa osare sempre di più, ti permette di ottenere performance e miglioramenti altrimenti irraggiungibili. Lo stesso agonismo che sposta sempre più in là la propria propensione al rischio, quello che emoziona il pubblico sugli spalti, perché loro lo sentono che i piloti lì in pista non stanno risparmiando un grammo di energia, di grinta, di impegno.
Siamo al primo turno di qualifiche del secondo gruppo: la sanmarinese Raffaella Bedetti esce veloce dalla curva che immette sul rettilineo. La moto sbacchetta, lei prova a controllarla e sono secondi interminabili, arrivata a metà rettilineo l’anteriore chiude improvvisamente e la scaraventa a terra. Scivolano entrambe colpendo il muretto dei box, la moto rimbalza a pochi centimetri dalla pilota e vola letteralmente sulla corsia interna.
La scena è agghiacciante, i meccanici e le persone a ridosso del muretto tentano di mettersi in salvo, chi scappando, chi scavalcando verso l’interno, qualcuno addirittura costretto a varcare il muretto verso la pista. Volano pezzi della moto, la pilota si è fermata contro il muretto e gli spettatori con lei, paralizzati con gli occhi sgranati e le mani tra i capelli.
Per qualche momento si teme la tragedia, perché in rettilineo la velocità è elevata e la scena è di quelle che non si dimenticano e richiamano alla mente gli incidenti più gravi. Fortunatamente gli esiti sono lievi rispetto a quanto ci si poteva aspettare, sia per la Bedetti, che riporterà solo una lussazione della spalla, sia per le due persone colpite dal mezzo impazzito. Tirano tutti un respiro di sollievo, tranne le ragazze che devono finire il loro turno.
Vincere la tensione e la paura dopo un incidente come questo è una di quelle prove da superare nella carriera di un pilota. I tempi sono di tutto rispetto, chapeau per queste ragazze, scusate, Pilote!
Raffaella Bedetti in ambulatorio chiede che tempo ha realizzato, noi esseri umani avremmo detto qualcosa tipo “oddio che male, mi sono rotta qualcosa?”. Pilote!