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Superbike

Imola amarcord: curiosità e statistiche

25 settembre 2002 Maurizio Mazzoni

Sulla pista del Santerno le grosse moto a 4 tempi approdarono ventuno anni or sono, dopo il successo ottenuto negli Stati Uniti da questa nuova categoria che riportava praticamente il motociclismo alle sue origini, quando le gare vivevano del confronto fra le moto di produzione prima che gli speciali modelli da corsa avessero il sopravvento.

Così le piste europee cominciarono ad essere nuovamente invase dal rombo poderoso dei motori a quattro tempi in contrapposizione al sibilo aggressivo e petulante delle 2 tempi da gran premio. Sia in Inghilterra, con il famoso Transatlantic Challenge che opponeva i piloti inglesi agli americani con questi ultimi in sella a moto Superbike, sia appunto ad Imola grazie alla lungimiranza dell' indimenticato ed indimenticabile Checco Costa che nel 1981 e 1982 fece arrivare in Italia come gustoso piatto di contorno alla 200 Miglia di Imola alcuni dei protagonisti della Superbike USA, come il biondissimo campione americano Wes Cooley con la Suzuki-Yoshimura 1023cc ed il venezuelano Roberto Pietri in sella alla Honda ufficiale.

Agli assi statunitensi si contrapponevano i migliori piloti italiani alla guida di moto che erano un ibrido fra le Superbike e le Formula TT allora di moda in Europa, ma il confronto agonistico ebbe largamente la meglio sulle libertà tecniche dei mezzi affidati ai nostri piloti e la gara del 1981 vide il successo di Wes Cooley davanti a Pietri ed alla Honda a telaio BMC di Gianni Pelletier, ma i grandi protagonisti furono anche Graziano Rossi, il papà di Valentino, che con una Kawasaki KB1 fece registrare il giro veloce in gara per poi ritirarsi a causa di una perdita d'olio, ed il compianto Sauro Pazzaglia che con la Ducati Pantah 600 fu il più veloce di tutti in prova e si meritò gli elogi incondizionati di Cooley prima di essere costretto anch'egli a fermarsi per problemi meccanici; oggi la grande prestazione di Pazzaglia potrebbe essere interpretata come una finestra aperta sul futuro della Superbike in considerazione della grande messe di allori iridati delle bicilindriche bolognesi con ben 9 titoli per i piloti e 10 per i costruttori conquistati nei quattordici anni di vita mondiale della categoria.

Magari interessante può essere confrontare il tempo di Rossi, 2'01"20 su 5000 metri del tracciato del 1981, 149,702 km/h, che era già modificato nella zona delle Acque Minerali e della Rivazza, contro il tempo di venti anni dopo nelle prove di luglio ottenuto da Colin Edwards sui 4933 metri attuali in 1' 49"42 alla media di 162,299 km/h.

L'anno successivo, nel 1982, la vittoria andò a Roberto Pietri con la Honda ufficiale davanti a Maurizio Massimiani con una Honda Segale. Quattro italiani in prima fila al via della 100 Miglia nell'occasione, con La Ferla, Massimiani e Laudati sulle Honda Segale e Sergio Bertocchi, proprio l'attuale manager della squadra Kawasaki italiana, con una KB1.

Personaggio affascinante questo Roberto Pietri, venezuelano residente negli USA, fisico da attore hollywoodiano, ricchissimo di famiglia (era nipote dell'ex Presidente venezuelano Rafael Caldera), ma quasi sempre a secco di dollari, come spesso accade ai rampolli di famiglie prestigiose che vogliono dedicarsi alle corse a dispetto delle raccomandazioni dei genitori.

Pietri portava scritto sulla tuta anziché il suo nome il nomignolo "Meon" che gli aveva affibbiato il fratello maggiore quando era piccolo perché faceva la pipì a letto, ma probabilmente all'epoca di Imola nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di chiamarlo così visto che il pilota venezuelano era anche cintura nera di full contact ed aveva rappresentato il suo paese più volte nelle competizioni internazionali.

Come curiosità aggiuntiva ricordiamo che all'epoca dell'avvento delle Superbike ad Imola il direttore dell'autodromo imolese era proprio Roberto Nosetto che oggi ricopre il diffcile compito di Race Director permanete del mondiale Superbike.

Dopo venti anni la pista imolese è stata profondamente rivista nel suo profilo, oggi il tracciato misura 4933 metri, con dieci curve a sinistra e sei a destra ed una rettilineo d'arrivo di 358 metri, ma il fascino di Imola è immutato e l'augurio di tutti è che le moto riconquistino questo regno sul quale hanno dominato per tanti anni offrendo emozioni su emozioni a quanti affollavano le sue pendici.

L'albo d'oro del round italiano del Mondiale Superbike

Superbike

1989        Mertens S.       Roche R.
(Pergusa)  ( B - Honda )    ( F - Ducati )
1990        Pirovano F.      Pirovano F.
(Monza)    ( I - Yamaha )   ( I - Yamaha )
1991        Polen D.         Roche R.
(Mugello)  ( USA - Ducati ) ( F - Ducati )
1992        Pirovano F.      Pirovano F.
(Monza)    ( I - Yamaha )   ( I - Yamaha )
1993        Slight A.        Falappa G.C.
(Monza)    ( NZ- Kawasaki ) ( I - Ducati )
1994        Russell S.       Falappa G.C.
(Misano)   ( USA-Kawasaki ) ( I - Ducati )
1995        Lucchiari M.     Lucchiari M.
(Misano)   ( I - Ducati )   ( I - Ducati )
1996        Fogarty C.       Chili P.F.
(Monza)    ( GB - Honda )   ( I - Ducati )
1997        Kocinski J.      Chili P.F.
(Monza)    ( USA - Honda )  ( I - Ducati )
1998        Edwards C.       Edwards C.
(Monza)    ( USA - Honda )  ( USA - Honda )
1999        Fogarty C.       Fogarty C.
(Monza)    ( GB - Ducati )  ( GB - Ducati )
2000        Chili P.F.       Edwards C.
(Monza)    ( I - Suzuki )   ( USA - Honda )
2001        Bayliss T.       Bayliss T.
(Monza-1   ( AUS - Ducati ) ( AUS - Ducati )
2002        Xaus R.       Laconi R.
(Imola)    ( S - Ducati ) ( F - Aprilia )
Supersport

1997 (Monza) Pirovano F. I Ducati
1998 (Monza) Pirovano F. I Suzuki
1999 (Monza) Zeelenberg W. NL Yamaha
2000 (Monza) Casoli P. I Ducati
2001 (Monza) Whitham J. GB Yamaha
2002 (Imola) Foret F. F Honda

 

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