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Superbike

Bontempi: “Pochi giovani? Colpa degli importatori”

23 luglio 2004 Federico Porrozzi
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E’ tornato in Superbike passando dall’ingresso secondario. L’anno scorso si era allontanato dal circus SBK, nel quale ha passato la maggior parte della sua carriera agonistica, per andare a giocarsi il titolo mondiale dell’Endurance con il team cinese Zongshen. Quest’anno, Piergiorgio Bontempi, ha fatto di nuovo capolino nel campionato del mondo delle derivate di serie non in sella ad una moto ufficiale, ne in seno ad un team di riferimento. Ha accettato invece l’avventura propostagli dalla squadra asiatica, che per l’esordio in Superbike aveva bisogno dell’aiuto di un pilota esperto e veloce, in grado di fornire indicazioni valide per lo sviluppo della rossa Suzuki GSX-R 1000, unica rappresentante (insieme a quella del compagno di squadra, Nowland) della casa di Hamamatsu nella SBK versione 2004. Il 36enne anconetano fa un bilancio della stagione del rientro, bacchetta la scelta delle Case e si rammarica di non avere avuto una Suzuki “buona”, con la quale avrebbe potuto lottare per le posizioni di vertice. Ma non solo…

- Com’è andato il tuo rientro in Superbike?
“Come m’immaginavo. Ad inizio anno sapevo che sarebbe stata dura e conoscevo le difficoltà che avremmo trovato nel corso della stagione. Del resto, sono stato molto obiettivo con me stesso e non mi sono fatto molte illusioni. Dovevamo partire da zero, la squadra non aveva esperienza e non era troppo organizzata. Anche se mi costa molto dirlo, credo che se avessimo affrontato la stagione con una Ducati, una Yamaha o una Kawasaki avremmo potuto ottenere un altro tipo di risultati. Con una Suzuki standard, invece, è molto difficile fare più di quanto stiamo facendo. Ciò che mi rammarica molto è sapere che esistono delle Suzuki competitive, parcheggiate nei reparti corse, che quest’anno non avrebbero di certo sfigurato…”

- Cosa vorresti dire?
“Con un altro tipo di supporto, avremmo potuto lottare per ben altre posizioni di classifica. Alla fine della gara di Laguna Seca ho fatto un giro nel box della Yoshimura… Beh, lì la Suzuki Factory sta collaborando seriamente con l’importatore americano e i risultati, in pista, si vedono. Mladin sta andando forte ed a Laguna ha sfiorato la vittoria…Di certo non è una moto straordinaria ma nel Mondiale avrebbe potuto fare una bella figura. Per quanto mi riguarda, non sono molto soddisfatto del mio rientro in Superbike. Di certo mi aspettavo di più, a differenza della mia squadra: per loro questa è stata un’annata positiva, non conoscevano le piste, non avevano esperienza e soprattutto correvano senza il supporto della Casa”.

- Dopo l’esperienza nell’Endurance, sei tornato nel “circus” della Superbike. Cos’è cambiato in questo periodo?
“Sta mancando l’impegno diretto da parte delle Case, che di conseguenza diminuisce l’interesse degli sponsor tecnici e non, della tv e della stampa specializzata. Per me è solo colpa dei Costruttori se la Superbike si è ritrovata in difficoltà. Di positivo, sempre per le Case, c’è che se fino a qualche anno fa una casa come la Honda doveva investire 15 milioni di dollari per lottare per il titolo e magari rischiare di non vincerlo, oggi, spendendo quattordici volte meno, si sta garantendo lo stesso risultato. Ten Kate e Vermeulen ne sono l’esempio. La scelta del monogomma da parte del Flammini, poi, si è rivelata azzeccata. Da pilota, credo sia stata un’ottima soluzione. Certo, si è persa la battaglia tra i produttori di pneumatici ma ora, a differenza dello scorso anno, non vedo i piloti lamentarsi delle gomme. Oggi siamo tutti sullo stesso livello, lo spettacolo per gli appassionati è aumentato e nessuno nota troppo il gap tra i tempi dello scorso anno e quelli di adesso…”
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