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Moto d'epoca

Mostra fotografica: la Moto come arte

09 gennaio 2004 Maurizio Mazzoni

Quando nel 1885 venne trasferita a Firenze la capitale del Regno d’Italia, la città subì grandi trasformazioni con l’eliminazione di gran parte del dedalo di viuzze che ne costituivano il centro storico per lasciare lo spazio necessario alla grande Piazza Vittorio Emanuele, quella che oggi si chiama Piazza della Repubblica.

Sul lato sud della piazza “due grandi vetrate sormontate da un fregio in legno massiccio con un angiolo ghiotto di birra, sotto una grande scritta Fratelli Reininghaus. I camerieri attillati in uno smoking rosso fiamma (da cui venne il nome Giubbe Rosse) con ampio grembiule bianco davano all’ambiente una nota di originale gaiezza difficilmente dimenticabile.”

Con queste parole Alberto Viviani descriveva ai primi del Novecento la Birreria Reininghaus, oggi Caffè delle Giubbe Rosse. L’accogliente locale ben presto divenne luogo di convegno di artisti e letterati e dalle sue sale si irradiarono per il mondo messaggi rinnovatori d’arte e cultura, prima con i Vocioni, poi con i Futuristi e quindi con l’ultima grande generazione dei Rosai, Montale, Vittoriani, fino alla seconda guerra mondiale.

Oggi queste caratteristiche si sono un po’ disperse per le lusinghe dei nuovi mezzi d’informazione, ma nel DNA di questi storici locali cittadini rimane comunque scritto il legame con l’arte e cultura.

Giovanni Fanetti, motociclista e fotografo, ha scelto proprio il fatato ambiente delle Giubbe Rosse per presentare una mostra dei suoi lavori che risalgono agli anni Settanta, quando il motociclismo stava vivendo una fase di trapasso dal periodo eroico alle prime, incerte, apparizioni degli sponsor. L’opera di Fanetti, che è stato il responsabile dei servizi fotografici di Mototoscana prima maniera, si muove infatti in questo contesto, con l’esigenza di certi scatti che mostrino, per i piloti più fortunati, il marchio dello sponsor sulla carena o sulla tuta e valorizzarne così la presenza, che si contrappongono alle immagini riservate ai piloti in tuta rigidamente nera e carena ancora immacolata.

Così come le inquadrature spaziano dalla foto “piena” per far emergere appunto le scritte pubblicitarie a quelle immagini poetiche di atleti impegnati in un gioco pieno di rischi ed avaro di soddisfazioni economiche, un gioco che imponeva alla passione dei piloti grandi sacrifici, spesso anche a livello fisico, per l’indubbia pericolosità che alcuni tracciati di gara esibivano e verso la quale stava appena delineandosi quella rivoluzione nella coscienza dei protagonisti che ha gradatamente portato, negli ultimi trenta anni, le corse motociclistiche a disputarsi su tracciati che hanno fatto, sul versante della sicurezza, enormi passi in avanti, anche se questo impegno non può e non deve avere mai fine.

Riaffiora così un mondo ormai scomparso, quando alla manutenzione della moto da corsa erano dedicate le ore rubate al riposo dopo una giornata di lavoro, magari nei locali di un amico appassionato; quando la messa a punto non sfruttava l’acquisizione dati, ma il sensibilissimo orecchio dei più esperti, controllando poi il colore delle candele e dello scarico e rifinendo la messa a punto con lunghe sedute di prova, ma non in pista, perché circuiti non ce n’erano, ma su qualche strada di campagna rettilinea, con gli amici opportunamente dislocati nei punti strategici come la piccola vedetta lombarda, per segnalare eventuali pericoli o la temuta Campagnola dei Carabinieri e terrorizzando con lo scarico spalancato tutti gli animali da cortile della zona.

Le foto di Fanetti, tutte rigidamente in bianco e nero, rivelano l’amore dell’autore per la moto (Giovanni è probabilmente l’unico fiorentino sopra gli “anta” privo di patente auto perché si muove sempre in motocicletta), oltre naturalmente alla grande abilità tecnica necessaria in un periodo in cui le macchine fotografiche meccaniche, pur evolute, avevano la messa a fuoco manuale, gli obiettivi godevano di una relativa sensibilità (Giovanni usava un 300mm 5,6) ed erano insomma prive di tutte quelle diavolerie elettroniche che rendono oggi più agevole il compito del fotografo, permettendogli di concentrarsi maggiormente sull’immagine a vantaggio delle sue doti artistiche.

La mostra di Giovanni Fanetti, al Caffè delle Giubbe Rosse in Piazza della Repubblica a Firenze, inizierà il 24 gennaio 2004 e si protrarrà per tutto il mese di febbraio.

 

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