Moto d'epoca
Una meteora sul filo del rasoio: Ray Amm
Nell'automobilismo uno di questi fu Tazio Nuvolari, capace di vincere senza il volante o senza una ruota, nel motociclismo Omobono Tenni che entro nella leggenda quando durante una corsa in un incidente perse le dita di una mano ma finì ugualmente la gara. Ray Amm faceva parte di questo olimpo di piloti nonostante non abbia mai vinto un titolo mondiale; i tedeschi lo chiamavano todesengel, angelo della morte, per il suo stile di guida che lo porta a rischiare la pelle in ogni curva, in ogni staccata, in ogni sorpasso. Per molti Ray Amm è un illustre sconosciuto, ma nella mente dei più vecchi sono ancora vive le immagini di questo rhodesiano col diavolo in corpo: Ray Amm nasce a Salisbury, in Rhodesia, nel 1927 e inizia a correre nello speedway, una specialità che influenzerà molto il suo stile di guida: come nello speedway infatti Amm ha sempre un piede per terra nelle curve, pronto a dar calci al terreno quando la moto si imbarca, cioè sempre!!! Di lui e del suo stile di guida Amm diceva che quando affrontava una curva doveva aver l'impressione di non farcela a passarla, altrimenti gli sembrava di andar troppo piano!!! Inoltre lui era uno di quei piloti che si esaltava di fronte a percorsi difficili o in caso di pioggia o nebbia, i cui avversari lo lasciavano passare per non cacciarsi nei guai; insomma, un idolo delle folle, un pilota con il pelo sullo stomaco. La carriera agonistica su pista di Amm inizia nel 1951, quando va in Inghilterra e pur con due Norton da museo riusci a mettersi in mostra a tal punto che il direttore del reparto corse della casa inglese gli offre di diventare "ufficiale" Norton, dapprima come spalla di Geoff Duke, poi come prima guida quando il pilota inglese passa alla Gilera; innumerevoli sono i duelli tra i due piloti, con Duke vincente quando la pista è asciutta e veloce e Amm che batte l'avversario quando piove o la pista è pericolosa. Il più grande problema di amm sono i mezzi, spesso molto inferiori rispetto alla concorrenza, ma con la sua tecnica riesce a "guidare sopra i problemi" come dicono in america, e riesce a contrastare MV e Gilera quattro cilindri e Guzzi monocilindriche con le fide Norton. Il 1954 si chiude così con un secondo posto dietro a Duke, ma spiccca la vittoria ottenuta al TT con la norton dalla carenatura a proboscide d'elefante; nel 1955 Amm lascia la Norton per la MV, che gli mette a disposizioni le 350 e 500 quattro cilindri; la prima gara che Amm affronta è la Coppa Shell di Imola, che vuole vincere sia nella classe 350 che nella 500. La prima gara è la 350, che vede le MV penalizzate rispetto alle più performanti Guzzi monocilindriche, ma Amm con la solita generosità si butta nella mischia, esibendosi in spericolate acrobazie. La sua gara e la sua vita finiscono purtroppo alla curva Rivazza, dove dopo essere caduto sbatte contro un palo di recinzione e muore all'istante. La sua morta rispecchia il suo stile di vita: se Amm non avesse tentato di radrizzare la moto fino all'ultimo, ma fosse saltato di sella, molto probabilmente non si sarebbe fatto nulla, ma per lui l'importante era dare il massimo sempre, era inevitabile, come disse Duke, che prima o poi questo giovane rhodesino trovato la morte in pista, perchè il suo stile di guida sempre sul filo del rasoio era troppo pericoloso per evitare l'irreparabile. Ma Amm, uno dei personaggi che hanno creato il mito del motociclismo, non è possibile immaginarlo da vecchio, e forse è giusto che sia finito così, è stata una meteora che ha attraversato la vita, le piste e le pagine dei giornali in fretta. |
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| R-one United States Dallas | del 25 settembre 2001 Mi viene solo da dire... grandissssssssssssSSSSSSIIIIIMMMmmooooooo Amm, e poi c'è gente che non capisce la bellezza della velocità e della gara! Rispondi |
| Gianpy Italy Busto Arsizio | del 14 maggio 2002 Onori al grande Ray Amm !!! Rispondi |
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