Che Pedrosa, se parte davanti, sia praticamente imbattibileè ormai una delle verità consolidate della MotoGP. Nessuno si è quindi stupito nel vederlo schizzare via come una fionda e, guadagnato qualche metro di vantaggio, iniziare ad allungare. Quello che invece nessuno si aspettava era di vederlo girare costantemente sul passo dell’1’42”, rifilando mezza pista a tutti gli altri. Un passo impressionante, che durante le prove dei giorni passati sembrava assolutamente inarrivabile.
E invece, il ragazzino di Sabadell ha letteralmente annichilito la concorrenza: quando non deve lottare con i freni in mano, Dani fa davvero paura. Di colpo, il mondiale si fa molto interessante, anche perché i tre protagonisti di oggi, quelli che sono saliti sul podio, sono gli stessi che, ne siamo sicuri, si giocheranno il titolo fino all’ultimo – peccato solo per l’assenza di Lorenzo, ormai definitivamente fuori dai giochi. E’ vero, Stoner è staccato di cinquanta punti, ma come ha pagato uno stop lui, non è affatto scontato che non tocchi anche ad altri.
L’altro protagonista delle giornata è indubbiamente Rossi. Partito non bene, come del resto ormai ci ha abituato a vedere, ha rimontato con la sua solita, micidiale efficienza. Ma recuperare otto posizioni non è facile, e con un Pedrosa come quello di oggi, già un giro è un vantaggio che non gli si può concedere, figuriamoci quattro. Peraltro, anche se Valentino fosse riuscito a partire con Dani, non è affatto scontato che sarebbe riuscito a tenerne il passo, pur sapendo quanto lo spagnolo soffra il contrasto diretto. Anche se la facilità con cui Rossi ha sparato giri veloci anche sul finire della gara fa pensare che la gara avrebbe potuto essere molto diversa…
Chiude il podio uno Stoner molto deluso. Inutile nascondersi dietro a un dito: da lui e dalla sua Ducati, dopo le prove, ci si aspettava di più. La moto è ancora piuttosto nervosa, sicuramente – a giudicare dagli errorini commessi da Stoner – impegnativa da portare al limite, e in queste condizioni è difficile tirare per tutta la gara su un passo da record della pista. Lui è sempre una certezza, e la delusione mostrata nel parco chiuso è quello che ne determina la forza: Casey non si accontenta, vuole vincere e tutti i risultati che non siano la vittoria non lo soddisfano. E, come al solito, basta guardare dove finiscono gli altri piloti Ducati per capire quale sia il valore del pilota.
Ottimo anche il quarto posto di Dovizioso: ha azzeccato la partenza, ed è riuscito a stare con i migliori come ha fatto nelle prime gare della stagione. La prestazione assume ancora maggior rilievo in considerazione delle prestazioni della sua RC212V: Andrea si merita davvero una moto migliore. E’ quasi regolarmente il migliore dei privati Honda, e date le sue note qualità di sviluppatore non è certo un caso sentire sempre più spesso il suo nome associato alle parole “moto ufficiale”. Un solo suggerimento: non separatelo dal team di Mularoni, con il quale ha un affiatamento totale, a costo di dare la moto in gestione esterna come ai tempi di Gibernau…