Motomondiale
Melandri a Shanghai: rondine o primavera?
“Sposta… ancora un po’… ancora un po’… no, meglio prima… fermo così! Ecco, così va bene!” No, non è uno che regola l’antenna sul tetto mentre il resto della famiglia cerca di distinguere se l’immagine è più nitida di un secondo prima, è così che mi immagino l’ingegnere di pista che, con il suo laptop, regola l’intervento dell’elettronica Ducati nel box di Melandri durante il GP di Shanghai. Come per le suddette antenne, che si muovono in varie direzioni, il processo di taratura di cui sopra non è lineare: ormai il punto d’equilibrio di una MotoGP, soprattutto se avanzata quanto la Ducati, è una linea sottile quanto una lama di rasoio su cui far collimare l’intervento dell’antisaltellamento, quello della gestione del freno motore, quello del sistema ammazzaconsumo in curva (Ducati arriva a spegnere il motore per poi riaccenderlo quando il pilota riapre il gas) e, dulcis in fundo, del controllo di trazione. E naturalmente, se appena uno si azzarda a cambiare una delle regolazioni “tradizionali”, tipo spostare il motore un po’ più in qua, chiudere o aprire la forcella o addirittura (apriti cielo) spostare il perno forcellone, con la lama di rasoio di cui sopra ci si può anche tagliare le vene, visto che, di fatto, è come ricominciare da zero. Il tutto per dire che non è strano che il team di Melandri abbia faticato tanto prima di trovare il giusto equilibrio che permetta a Macio di “sentire” la moto come deve: fin dall’inizio dell’anno stanno sacramentando dietro la distribuzione dei pesi – la Desmosedici è storicamente piuttosto particolare, sotto questo aspetto – ogni volta, probabilmente, c’è stato da ricominciare da capo con la gestione elettronica. In Cina, evidentemente fra la prima e la seconda giornata di prove (Marco ha “buttato via” tre secondi da venerdì a sabato…) qualcuno, scientificamente, per una combinazione astrale o perché ha urtato un tasto per sbaglio, ha trovato la taratura perfetta per la Desmosedici di Marco. Detto, fatto: Melandri sale in sella e ricomincia a sbadilare sul gas e attaccarsi ai freni come nelle migliori gare con la RC211. Ora, il sottoscritto è felicissimo per la prova di Marco, ma purtroppo, avendo una memoria piuttosto allenata, ricorda bene come più volte nella sua carriera, problemi di cui Melandri di colpo non soffriva più abbiano rialzato brutalmente la testa già la gara dopo. Marco, per piacere, a Le Mans smentisci tutti i cinici come il sottoscritto e regalaci un’altra gara davanti. Mica vorremo lasciare la MotoGP al dominio di ragazzini spagnoli e australiani? |
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| Anonymous Italy Cagliari | del 09 maggio 2008 Melandri ha raggiunto il massimo domenica nel circuito favorevole alla Ducati.....arrivando dierto ad un pilota (Lorenzo) con le caviglie devastate.......ma di cosa stiamo parlando???? Rispondi |
| Anonymous Italy Centro | del 09 maggio 2008 concordo. io fossi in ducati, comincerei a cercare un ex-superbike come edwards, toseland...o anche hayden. non sono nenache convinto che gli convenga che melandri cominci ad andare bene.... Rispondi |
| Anonymous Italy Cagliari | del 09 maggio 2008 Io se fossi in Ducati comincerei a pensare a dare ad Stoner la Gp7 e mettere nel museo il telaio in Tubo in traliccio e finalmente farne uno degno del motore.....e per i piloti andrebbe benissimo Hayden i nfin dei conti è lu iche porta avanti lo sviluppo alla Honda..... Rispondi |
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