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Moto e mercato

Honda CB1000R: Italiana. Davvero.

06 maggio 2008 Edoardo Licciardello

Honda CB1000R: Italiana. Davvero.

Ve l’avevamo promesso al tempo della nostra presa d’assaggio, e ora, con la scusa di ricordarvi che questo sabato e domenica, 10 e 11 Maggio, l’Honda Festival si sposta sul tracciato di Misano Adriatico, vi raccontiamo qualcosa di più riguardo alla nascita di questa splendida… moto italiana. Che, oltre che sulla riviera romagnola (ottima scusa per un weekend fra spiagge, cene di pesce e magari una serata per locali…) potrete provare, come ottima abitudine di casa Honda, nelle concessionarie che aderiscono all’iniziativa “Honda in the city”.

Continuare a chiamare la CB1000R “moto italiana” potrà sembrarvi piaggeria, ma vi assicuriamo che la realtà è… davvero questa. La CB è stata pensata, progettata, sviluppata, qui in Italia, sia pure con la necessaria collaborazione e supervisione degli ingegneri e tester giapponesi.

Che il mercato delle naked sportive, o streetfighter che dir si voglia, sia fra quelli più vivi e attivi al momento è un fatto. Che la Hornet 900 fosse un po’ troppo dimessa per competere seriamente in questo segmento con una semplice revisione tecnica magari non lo è, ma è quantomeno un’opinione facilmente condivisibile. E’ stato quindi naturale per Daniele Lucchesi, uno dei leader del reparto R&D europeo di Honda, creare uno schema da presentare ai vertici europei e mondiali della casa di Tokyo. Lo schema, nato dalle idee di Honda Italia e verificato attraverso indagini di mercato, prevedeva come punti cardine del progetto la compattezza, un motore dotatissimo a livello di coppia ed elevate prestazioni dinamiche.

La matita di Paolo Cuccagna, di cui vedete il primo bozzetto in foto d'apertura (confrontatela con il design definitivo, e vedete quanto poco è cambiato...) ha fatto il resto. Già autore della Hornet 600 – il DNA di famiglia traspare inevitabilmente – il leader europeo del progetto CB1000R ha definito una linea muscolosa e aggressiva ma non priva di un’eleganza tipicamente patrimonio delle proposte nostrane. A livello tecnico, per garantire i tre punti cardine di cui sopra, sono arrivati il motore della Fireblade ma anche buona parte del suo reparto sospensioni, quel forcellone monobraccio che ha caratterizzato alcune delle Honda esteticamente più riuscite, e un cruscotto che gode di un singolare primato: è il più costoso fra tutte le Honda attualmente in produzione.

Ma siamo già andati troppo avanti: coordinato da Vito Cicchetti, direttore generale di Honda Italia che ha fortemente voluto questa CB1000R, il team di progetto (che vedete in due foto a corredo di questo servizio – in una Daniele e Paolo si abbracciano, nell’altra Vito in sella alla “sua” CB) ha dovuto confrontarsi con i responsabili giapponesi. Che, non ho bisogno di dirvelo io, non sono esattamente noti per la loro tolleranza verso realizzazioni non all’altezza del blasone della casa per cui lavorano.

I problemi, però, sono stati molto pochi. Perché Wakita-san, Design Project Leader per la CB1000R che già aveva avuto modo di conoscere Cuccagna quando insieme hanno realizzato l’ultima Hornet 600, è stato rapidamente conquistato dal progetto italiano. E con lui, il Large Project Leader Koki Kobayashi e il capocollaudatore Tetsuya Kudoh, che hanno contribuito in maniera sostanziale a trasformare la CB1000R da prototipo a quel gioiellino che troverete a breve nei concessionari.

Quando parlano del progetto CB, tutti in Honda non fanno che sottolineare con orgoglio e soddisfazione l’armonia del lavoro compiuto in collaborazione fra italiani e giapponesi, e fanno bene. Perché chi ha avuto a che fare con tecnici del sol levante sa che, se non si gode della loro incondizionata stima, progetti molto più semplici di questo possono far sembrare un parto plurigemellare come una passeggiata di salute. Ci sembrava quindi doveroso farvi conoscere i nomi che stanno dietro a questa epocale supernaked Honda. Con due inviti. Verso di voi, perché andiate a provarla di persona, giusto perché vi leviate dalla testa quel sospetto di stare leggendo l’ennesima, ingiustificata, marchetta giornalistica. E verso Honda, magari nella persona di Vito Cicchetti, perché quella XESS che abbiamo visto a Milano non resti solo un mero esercizio di stile…
 

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