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La tecnica

La prova di Dr. Ergal: scarico GPR per CBR900

02 aprile 2002
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di Dr. Ergal

Lo sappiamo tutti, inutile nasconderci dietro a un dito; l'acquisto della moto non è affatto (come sperano mogli & fidanzate) la fine del calvario, di sudati risparmi racimolati centellinando ogni monetina. Quando la bella entra in garage il peggio deva ancora venire, dato che, se si è appassionati al punto di diventare dei veri e propri "malati di moto", ogni attimo di tempo libero sarà dedicato solo a LEI, ingegnandosi per migliorare questo o quel particolare, e le nottate si sprecheranno smontando e rimontando con amorevoli cure ogni dettaglio.

Tutto questo preambolo per dire che ogni motociclista, dall'incuoiato Harleysta (beh, esempio fin troppo banale) fino al BMWista più asettico, ama personalizzare la propria cavalcatura, un po' per snobismo, un po' per gioco, un po' renderla diversa da tutte le altre, e un po' anche per sostituire certi elementi di serie non propriamente "riusciti", primo fra tutti lo scarico; e qui i nodi arrivano al pettine...

Gli impianti di scarico delle ultime generazioni di moto, diciamola tutta, sono davvero brutti: enormi nelle dimensioni, pesanti (soprattutto esteticamente) e indecorosamente tappati, insomma, soprattutto per chi ha una supersportiva, sembra che abbiano attaccato alla moto un boiler dell'acqua calda, e ciò è oltremodo irritante.

Come ovviare? Beh, c'è l'aftermarket, un settore che bene o male esiste da quando esistono le moto, ma che negli utlimi anni ha visto uno sviluppo esponenziale, diversificandosi e specializzandosi fino ad offrire una miriade di proposte, cosa senz'altro positiva da un lato, ma che d'altro canto può portare ad un certo smarrimento al momento dell'acquisto.

Una ditta che da poco si è fatta largo nel settore moto è la GPR di Cerro sul Lambro (MI), una realtà piuttosto giovane, e che non vanta il blasone di affermate concorrenti. Non corre nel mondiale (o meglio, non paga fior di palanche per far attaccare il proprio adesivo sullo scarico di questo o quel campione), non occupa grandi volumi di pubblicità nelle più quotate riviste, ma piano piano, grazie soprattutto ad un'oculato e strategico utilizzo del più attuale e usato mezzo interconoscitivo dei motociclisti del nuovo secolo (internet), è riuscita a farsi conoscere, ad entrare in contatto diretto con moltissimi centauri, ed a decuplicare i propri ordinativi nel giro di pochissimo tempo, segno evidente che il passaparola tra gli appassionati funziona, e paga meglio di tante autocelabrative pagine patinate. www.gpr.it, basta poco, che ce vò?

Carbonio? Titanio? Alluminio? E ultimamente, racing o omologato? Bolt-on o impianto completo? Sono tutti interrogativi a cui la gamma GPR può far fronte, e proprio per cercare di analizzare ciò che questa ditta offre al grande pubblico, siamo partiti con la disanima di uno scarico dedicato ad una delle più gettonate e chiacchierate supersportive di ultima generazione, la Honda Fireblade (mod. 00-01-02), moto bellissima, ma che raccoglie le maggiori critiche proprio nel suo sproporzionato terminale di scarico; sembra proprio che i tecnici Honda (ma anche alla Yamaha non scherzano, avete presente lo scarico dell'R1?) abbiano una qualche carenza "fisiologica" che cercano di compensare aumentando le dimensioni di qualcos'altro...

Eccoci dunque con il nostro scatolone di cartone, tutto imballato dal corriere (come ogni realtà che prolifera in Internet, la GPR spedisce per corriere con pagamento in contrassegno); il pagamento è la prima nota positiva, dato che il prezzo è decisamente più basso rispetto alla media della concorrenza, e anche l'imballo si presenta piuttosto curato, pur nella sua spartanità, mirato a non danneggiare nessun elemento.
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