Motomondiale
Quello che ho imparato da Jerez
Oggi ho imparato che il motociclismo è uno sport eccezionale perché si corre esclusivamente di domenica, che le prove sono tali e le gare sono sempre una faccenda a parte. Mi è stato ribadito che le moto non vanno piegate, ma guidate. Che non restano le dichiarazioni pompose, ma i risultati decretati dalla bandiera a scacchi. Ho capito che la pista spagnola è un feudo Michelin, ma che se non ti interessa quello che si dice in giro puoi fare una gara egregia anche con le Bridgestone. Ho scoperto che se non è la tua giornata non c’è nulla da fare anche se hai il numero uno sulla carena. Ho gioito perché si può essere un veterano o un esordiente, ma un quinto posto è sempre una preda da artigliare a tutti i costi. Ho visto che acciaio o alluminio che sia, alla fine l’importante è andarci d’accordo e che a saper fare le moto sono capaci in più d’uno. Ho tremato e poi riso perché dopo sette titoli mondiali si può rischiare di perdere la posizione pensando di aver finito la gara con un giro di anticipo. Ho stretto i denti per la grinta che mi hanno trasmesso quei due con le moto puzzolenti che purtroppo si sono stesi quando proprio non ci voleva. Ho anche pensato, a malincuore, che si potrebbe limitarsi a fare domande anziché cercare di seminare zizzania inutilmente. |
|
| Attenzione: si prega di non utilizzare un linguaggio offensivo, eventuali commenti volgari o offensivi saranno rimossi, così come link non giustificati. I commenti sono inseriti dai lettori, che se ne assumono la responsabilità |
|
Non sei registrato? Registrati, è gratis! |
|
|
Commento |
|

