 Tra le numerose fonti che consulto per aggiornarmi sulle novità motociclistiche e su tutto ciò che ruota intorno al mondo della moto in genere, giusto ieri mi è capitato tra le mani l’ultimo numero di un noto periodico mensile nel quale c’era un interessante servizio sulle nuove frontiere della tecnologia e dell’elettronica applicata alla moto.
Così ho iniziato con grande interesse la lettura dell’articolo, consapevole che non essendo io un tecnico, qualcosa avrei certamente potuto imparare in materia di centraline, drive by wire e via dicendo. Ma arrivato ad una buona metà dell’articolo stesso dopo aver letto di corpi farfallati singoli, multipli, con farfalla tonda od ovale, a comando meccanico, di sospensioni attive ed altro ancora ho preso un attimo di fiato e ho realizzato che tutti questi termini, tutte queste definizioni da ingegneri esperti di mappature e motori in genere non fanno proprio al caso mio: o almeno non completamente.
La tecnologia applicata alla moto ha compiuto, specie negli ultimi anni, passi da giganti; lo vediamo bene nelle competizioni come l’elettronica influenza sempre più le performance dei mezzi e di conseguenza dei piloti stessi; ma la sfrenata corsa verso l’ipertecnologico, ha un prezzo che qualcuno prima o poi pagherà? Intendo non solo in termini di costi duri e puri per lo studio e la realizzazione di una qualsivoglia innovazione, ma anche dal punto di vista del costo per accedere all’ultima novità che propone il mercato, sia essa la nuova centralina elettronica, piuttosto che la nuova frizione antisaltellamento. |