Con questo inauguriamo una serie di pezzi dedicati al mondiale di qualche anno fa, per fare conoscere meglio certi nomi agli appassionati più recenti, che magari tanto sentono nominare alcuni dei campioni del recente passato ma non hanno avuto la possibilità di assistere alle loro gesta e quindi di conoscerli a fondo. Partiremo dal 1988, ovvero dall’edizione di vent’anni fa, e ci avvicineremo a questa stagione 2008 che sta per iniziare trattando, con pezzi separati, le tre classi del motomondiale. La cadenza sarà un po’ irregolare, ma cercheremo, con questa nostra storia, di riempire le pause che la MotoGP ci lascia. Fateci sapere cosa ne pensate…
Il 1988 è stato un anno importantissimo, nel motomondiale. Proprio in questa stagione hanno esordito in pianta stabile nomi che, negli anni a venire, sarebbero finiti scolpiti nella pietra dell’immaginario collettivo come alcuni dei più grandi campioni che mai abbiano calcato le piste del mondiale. Non solo: ancora prima che inizi la stagione, gli equilibri del mondiale vengono pesantemente influenzati da due movimenti che coinvolgono nomi grossissimi.
Da un lato, l’incredibile passaggio di Mamola alla Cagiva. Il funambolo più amato del motomondiale, eterno secondo ma sul cui polso destro nessuno (ancora) dubita, con una mossa a sorpresa rompe il suo accordo con Roberts e il suo team. Il passaggio alla Cagiva, che fino ad allora la competitività non sapeva nemmeno cosa fosse, è figlio sicuramente di considerazioni economiche, ma anche di un certo logorio nei rapporti fra Randy e il suo mentore Kenny. Il divorzio si consuma in mezzo agli inevitabili dissapori, con qualche dichiarazione polemica soprattutto da parte di Mamola, secondo cui Roberts voleva ri-insegnargli a guidare, e sprecasse tempo e risorse in partecipazioni a corse sperdute chissà dove in Asia, facendo riferimento al GP di Macao e ad altre “passerelle” che piacevano molto all’allora sponsor Lucky Strike, come vedremo in futuro.
L’altro terremoto sullo schieramento è – a soli quindici giorni dall’inizio del mondiale – l’annuncio del ritiro di Spencer. Freddie, che dopo aver vinto il titolo ’85 aveva saltato quasi completamente le due stagioni successive causa tendinite, getta definitivamente la spugna lasciando in ambasce la Honda. Che, è vero, ha in casa il campione del mondo Gardner, ma è senza un pilota in grado di indirizzare lo sviluppo.
Già dalla prima gara si intuisce che sarà un mondiale pieno di sorprese. Le platee di tutto il mondo restano sbalordite nel vedere uno spilungone texano sponsorizzato Pepsi mettere sotto pressione nientemeno che il campione del mondo, sulla pista di casa Honda. Kevin Schwantz, fino ad allora famoso più per le carenature distrutte nelle sue occasionali partecipazioni al mondiale che per la velocità, porta invece alla vittoria la RGV500 nel GP di Suzuka, impostando un ritmo tale da far finire Gardner sulla piazzola degli elicotteri all’esterno della velocissima (e pericolosissima) curva 200R. E’ nata una leggenda.
La nuova Suzuki, però, nonostante il rimodernamento (abbandona il quattro cilindri in quadrato per passare alla V) è ancora pesantuccia e senza la cavalleria delle avversarie – non è un caso che solo Kevin la riesca a guidare – per cui, a parte un’altra vittoria in Germania, sotto il diluvio, il texano con il numero 34 non raccoglie granché se non qualche piazzamento nei primi 5 e un podio finale a Goiania, in Brasile. Ma fa vedere che il talento c’è tutto, e gli avversari iniziano a drizzare le orecchie quando sentono fare il suo nome…