Ricordo ancora con precisione la gioia che provavo da bambino nell’ascoltare le fiabe. Adoravo viaggiare con l’immaginazione tra intrighi di corte, oggetti magici, personaggi eroici ed altri malvagi. Con il passare del tempo ho perso l’innocenza di quegli anni, ma non ho smesso di sentir raccontare storie fantastiche.
Non pensavo che il Motomondiale potesse scatenare la mente in tal senso, ma durante questa stagione ho dovuto ricredermi.
Due i racconti che mi hanno colpito maggiormente. Il primo narra di un giovanissimo pilota, Casey Stoner. Additato da tutti come una promessa incompiuta, è riuscito a diventare re della MotoGp grazie ad una moto incantata e a gomme magiche.
Peccato che i fatti siano del tutto diversi. L’australiano terribile è diventato il dominatore del reame soprattutto grazie al suo polso destro. Ha vinto ben 10 gare su circuiti dalle caratteristiche molto diverse tra loro, ha saputo andare in fuga e duellare corpo a corpo.
Altri piloti disponevano delle sue stesse coperture e avevano il supporto delle case ufficiali, ma si sono visti raramente nei posti che contano. 15 podi e 125 punti di distacco sul secondo classificato sono numeri che parlano chiaro.
Nel caso non bastasse si potrebbe rivolgere lo sguardo a chi ha condiviso con lui il box. Loris Capirossi doveva essere la prima guida, ma è finito a fare lo scudiero. Nella stagione della riscossa Ducati ha colto una sola vittoria e tra l’altro in condizioni atmosferiche limite.
Ora che al suo posto c’è Melandri le cose non sembrano cambiate. Dopo due sessioni di test il ravennate è lontano dal trovarsi a suo agio su quella che è stata definita la moto delle meraviglie, ma che poi tanto facile non deve essere. A Casey rimane solo il compito di confermarsi nelle prossime stagioni e scrivere il lieto fine insieme alla sua principessa.
Ancora più immaginifica la storia che riguarda Valentino Rossi, il cavaliere giallo, e la fata degli pneumatici, Michelin. Dal 2002, anno di debutto delle MotoGp da 1000 cc, al 2006 si dice che il pilota in questione sia stato favorito, nelle gare europee da gomme magiche.
Prodotte nella notte, sarebbero gli strumenti che hanno permesso al pesarese di vincere nelle passate stagioni. Guardando ai risultati emerge tutt’altro.
Prendiamo ad esempio l’annata 2003. Valentino vinse 9 volte di cui 4 su piste in cui Michelin non poteva fornirgli la supergomma per motivi logistici. Con una percentuale del 56% di vittorie sul totale delle gare europee e del 67% sulle gare fuori dal vecchio continente, i fondamenti su cui si basano certe dicerie crollano.
Lo stesso discorso è applicabile a tutte le stagioni in cui il regolamento permetteva la produzione notturna ed infatti non si notano scostamenti particolari se si considera il rendimento di Rossi nelle gare dentro e fuori “casa”. Emblematica una sfida su tutte. Sud Africa, Welkom 2004. Il best lap in gara lo fece segnare Biaggi e per giunta all’ultimo giro, segno che le sue gomme erano decisamente performanti, ma la vittoria fu di Valentino.
Nessuno nega che i piloti sopra citati abbiano avuto dotazioni tecniche di primo livello. La cosa che fa sorridere è come ci si ostini a negare che abbiano vinto per le loro doti di guida. Le fiabe continuano a piacermi, ma se parlano di cavalieri, draghi e stregoni le preferisco.
Negli annali del motociclismo non restano i prodotti della fantasia, ma i miti costruiti sulla pista.