Motomondiale
Test Jerez, day 2: Pedrosa alla riscossa.
Meno male che secondo Pedrosa la Honda non è ancora perfetta, altrimenti chissà cosa avrebbe potuto fare… scherzi a parte, nonostante il tempone – unico sotto il piede dell’1’40 – lo spagnolo dice che ci sono ancora tanti dettagli da mettere a punto, e che “non siamo ancora al livello di fine della scorsa stagione, quando ho conquistato quattro pole position di fila.” Se ci mettiamo che ci sono sei Honda nelle prime sei posizioni, l’impressione è che qualcuno a Tokyo non abbia gradito la figura dello scorso anno, abbia messo in atto la legge marziale e… la nuova 212 sia di nuovo all’altezza della fama di moto facile e dalle prestazioni da riferimento che aveva la vecchia 211. Alla rinascita Honda fa un po’ da contraltare la situazione Ducati: con le gomme da gara Stoner è stato costantemente il più veloce, ma è incappato nuovamente in una caduta, a causa di una derapata non controllata del posteriore. Stavolta purtroppo gli è andata male: la diagnosi parla di sospetta lesione del legamento acromio-clavicolare alla spalla sinistra, il che significa che non girerà il terzo giorno delle prove. Due cadute in due giorni, per un pilota che quest’anno ha avuto il suo punto forte (a sorpresa) nella costanza di risultati, risvegliano qualche spettro del passato. Ma soprattutto fanno sospettare che la moto, se pur velocissima, non sia esattamente facile da gestire. Il fatto che Melandri, sulla cui manetta ci sono davvero pochi dubbi, faccia tanta fatica ad interpretarla, la dice lunga: nonostante il compagno di squadra abbia girato solo mezza giornata, il ravennate continua a beccare distacchi non indifferenti… Sorride invece Rossi, che con la mano ancora a mezzo servizio, tanto con gomme da qualifica che con quelle da gara è lì davanti. Soprattutto, a detta di Valentino, quello che conta è aver trovato una costanza di prestazioni sull’arco della lunghezza di gara, facendo un nemmeno troppo velato complimento alla nuova gommatura, della quale non può parlare prima della scadenza del contratto con Michelin. Certo, il tracciato andaluso non è sicuramente fra quelli più critici per la sua M1, bisognerà vedere come andrà la 800 di Iwata sulle piste con rettilinei “aeroportuali” o comunque con forti accelerazioni, ma se non altro sembra che i dissapori di fine mondiale siano archiviati, e che sia tornato lo spirito giusto. Il fatto che Edwards e Lorenzo, che non hanno girato con gomme da qualifica, siano lì con i migliori è molto significativo. Qualche perplessità la suscita invece Toseland, che sembrerebbe confermare come, con queste 800, sia più utile l’esperienza con le piccole GP che non la conoscenza del quattro tempi. Vanno fortissimo infatti i debuttanti (di lusso) della categoria che provengono dalla 250. De Angelis aveva provato già ieri le gomme da qualifica, e oggi ha fatto fruttare l’esperienza, ma quello che impressiona seriamente è Dovizioso: lavora tutto il giorno per trovare quella stabilità all’avantreno che per tutto ieri gli era sfuggita, finalmente la trova, poi, come per scherzo, monta le gomme da qualifica e spara il tempone, mettendosi dietro Hayden, che la moto la conosce sicuramente più di lui. Accogliamo tra l’altro con grande gioia il “ritrovamento” di Nakano, al quale le Bridgestone sembrano aver (ri)messo le ali. Continua invece il momento no per la Kawasaki, anche se, a ben guardare, il tempo di Hopkins, che non ha usato gomme da tempo, non è poi così lontano dal passo di gara dei migliori. Ribadiamo infine i complimenti a Canepa: la sua gita premio in sella alla Desmosedici lo vede poco lontano dal passo degli specialisti della categoria, e davanti di più di un secondo a Guareschi e Itoh, che moto e gomme li sviluppano. Sta a vedere che fra qualche anno ci troveremo di nuovo ad applaudire un eroe dei due mondi in sella a una Ducati, ma stavolta italiano… I tempi (ufficiosi):
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