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Moto e mercato

La moto al supermarket

25 novembre 2007 Marco Simonelli

La moto al supermarket
Anche in campo motociclistico non possiamo omettere di analizzare il fenomeno cinese, ma
parlare di motociclette cinesi vuol dire analizzare circa 1000 costruttori che oggi operano in Cina e in questo calderone rientra di tutto: dai produttori di componenti o di accessori agli assemblatori. 

Un numero impressionante ma tutti noi abbiamo potuto vedere quanti fossero gli espositori orientali all'Eicma di quest'anno.

La mentalità imprenditoriale cinese è infatti improntata all'aggressività, alla produzione sfrenata favorita dalla grande disponibilià di manodopera a basso costo. Pensiamo che con circa 100.000 euro si riesce ad installare una catena di montaggio e l'imperativo è produrre e produrre senza tanti studi sull'impatto ambientale, sui costi o soprattutto sulla capacità di assorbimento da parte del mercato nazionale o estero.

Spesso l'imprenditore che costruisce non sa dove andrà a vendere il prodotto ma in qualche modo pensa che riuscirà a farlo dato che la richiesta nazionale ed estera è alta ed il prodotto molto economico e quindi considerato vincente.

Ovviamente questa politica non favorisce la qualità del prodotto ma questa situazione sta cambiando: già oggi le case cinesi si stanno diversificando in base al target di riferimento. Alcune cioè stanno indirizzando i propri modelli verso il mercato interno, dove la richiesta di qualità e affidabilità è bassa, e altre verso l'estero e qui rientra anche il mercato italiano.

In quest'ultimo caso le case prendono il prodotto concorrente che può essere europeo,
giapponese o statunitense, lo studiano e cercano di imitarlo. Ovviamente la moto non è ancora ai livelli a cui noi utenti siamo abituati, ma l'industria cinese sta facendo grandi passi arrivando a chiedere a designers europei consulenze in fatto di estetica.
 
La qualità è quindi ancora abbastanza scadente nel prodotto finito e gli standard qualitativi giapponesi sono lontani ma il punto forte dell'industria cinese è la riduzione dei costi e ciò ha giovato anche alla produzione italiana: è noto che ormai molti componenti della produzione nazionale provengono proprio dall'oriente.

Distinguiamo quindi la produzione cinese di ciclomotori dalla produzione cinese di componentistica, spesso di ottimo livello e realizzata su specifiche occidentali.

Difficilmente la Cina riuscirà a sommergerci di scooter con marche proprie, ma con i componenti già lo fa. A ciò dobbiamo aggiungere che la nostra mentalità di motociclisti spesso è legata ad un marchio e che alle due ruote affidiamo la vita e non possiamo permetterci di spendere poco e rischiare la pelle.

Inoltre il motociclista spesso adora i marchi con una storia sportiva alle spalle oltre che con una qualità costruttiva elevata e ciò proprio non appartiene alle case cinesi. Molti utenti delle due ruote però usano la moto o lo scooter per necessità, districandosi al meglio nel caotico traffico cittadino e proprio a loro potrebbe rivolgersi inizialmente l'industria motociclistica cinese.

Nei prossimi anni vedremo se almeno nelle cilindrate più basse la Cina riuscirà quindi a penetrare nel nostro mercato ma in questo fenomeno un ruolo essenziale sarà quello dell'importatore italiano.

Questa sarà la figura chiave che dovrà selezionare la casa orientale importata non solo in base ai costi ed ai numeri di produzione, ma soprattutto alla qualità del prodotto ed alla disponibilità dei pezzi di ricambio.

Senza questi parametri nessuno spenderà soldini per un prodotto inaffidabile o peggio fermo nel box perchè la leva del freno di ricambio non viene ancora importata.
 

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Commenti dei lettori
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EvenZappa

del 26 novembre 2007

I cinesi dovrebbero estinguersi,sarebbe la cosa migliore per tutti...
Rispondi

Anonymous
Italy
Roma
del 26 novembre 2007

Ma per favore qualcuno li fermi questi cinesi.Qui ora si parla di sicurezza e incolumità personale. Spero solo che gli Italiani si rendano conto della propria sicurezza e non comprino mai questi mezzi cinesi.Se fa la fine di quell' auto ora non ricordo il nome che nei crash test è risultata FATALE per la vita chi le compra si condanna a morte da solo.Ma dovrebbero esserci delle regole, anzi ci sono in Europa delle regole sulla sicurezza, ma come al solito con gli interessi che ci sono non vengono rispettate, ma se noi proviamo anche solo un accenno a non rispettare le regole veniamo Bastonati subito!!!!
Rispondi

canesciolto
Italy
Milano
del 26 novembre 2007

concordo con evenzappa:
la loro totale estinzione sarebbe cosa gradita.
Rispondi

Anonymous
Italy
Bresso
del 26 novembre 2007


Rispondi

Anonymous
Italy
Settimo
del 26 novembre 2007

Pelchè evenzappa essele così cattivo ???

In fondo la pelicolosità di un mezzo, non la fà, in plimis, chi lo guida ????
Oppule, pallando di legole, non siete tutti fuolilegge con i vostli bei scalichi afelmalket, omologati si, ma non catalizzati, o con le talghe messe in modo da non potel essele liplesi dagli autovelox ??
Ancola che pallate di lispetto delle legole ???
Paula dell'invasione dei gialli, eh ????
Folse l'unico a volele lealmente una cosa del genele, salebbe un celto LeliGNo. Lui si, che vede solo giallo.





Rispondi

Anonymous
Italy
Roma
del 26 novembre 2007

Mi chiedo con quale coraggio sti cinesi ( e i nostri importatori senza scrupoli ) chiamare LAMBRETTA quella cosa orrenda, in vendita all' interno di un centro commerciale........VERGOGNA
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