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Il saluto tra motociclisti è ancora in vigore?

25 novembre 2007 Federico Bencivenni

Quando ero bambino e sul sedile posteriore della macchina dei miei genitori percorrevo qualche strada piena di curve, il mio sguardo volgeva fuori dal finestrino nella speranza di incrociare qualche motociclista che facesse il nostro medesimo percorso, e questo solo per poterlo ammirare mentre "danzava" con la moto a destra e a sinistra in un susseguirsi di tornanti.
 
Speravo, una volta diventato grande, che anche io avrei percorso un domani quelle stesse strade a bordo della mia moto.

Era fantastico per me quando incontravamo gruppi di moto che procedevano insieme e che, una ad una, ci sorpassavano scomparendo poi tra le curve.

Ma il massimo era assistere a quel saluto che i motociclisti si scambiavano incrociandosi: una volta era un lampeggio, una volta un braccio sollevato, o due dita che si alzavano dalla leva della frizione, un’altra addirittura una gamba che staccandosi dalla pedana si apriva di lato: ecco erano segni di appartenenza, erano ammiccamenti, segnali di intesa di una “famiglia” a cui avrei un giorno voluto appartenere anche io; e non c’era un motociclista che omettesse questo gesto: come a dire: ”ehi, siamo una famiglia e ne faccio parte”.

Non era importante avere la moto nuova oppure no, non era importante avere una moto di grossa cilindrata o una piccola “125”, bastavano due ruote, un motore e passione, tanta passione. Era la volontà di affermarsi, e forse anche di distinguersi.

Quando poi sono cresciuto e sono diventato motociclista, mi sono sentito anche io a pieno titolo parte della “famiglia dei motociclisti”, anche se non guidavo magari una moto ipersportiva, oppure una maxi tourer. E questo senso di appartenenza mi ha spinto a manifestarlo ogni volta che sulla strada incontravo un mio “fratello” motociclista.

Ma ho notato, in molte occasioni purtroppo, che il semplice gesto del saluto, spesso veniva ignorato e non era ricambiato.

E ciò mi ha fatto capire come sia cambiata una usanza che per me era quasi obbligatoria; ai miei occhi non era ammissibile incrociare un altro motociclista e non scambiarsi il saluto. Purtroppo però sembra che io sia rimasto legato ad un motociclismo un po’ troppo romantico, forse non proprio vicino alle prestazioni assolute delle moto di ultima generazione.

Probabilmente oggi giorno si viene giudicati in base alla moto che uno guida, se una supersportiva, o una tranquilla enduro; ma così facendo si corre il rischio di creare motociclisti di serie A e motociclisti di serie B, finendo per applicare l’equazione: moto ipersportiva uguale motociclista di serie A dotato di attributi; moto di piccola cilindrata con pochi cavalli uguale motociclista di serie B sprovvisto di attributi.

E visto che la matematica a scuola non era il mio forte, e tanto meno le equazioni, ancora oggi che guido una naked bicilindrica da 72 CV, quando incontro altri motociclisti continuo imperterrito a far loro un cenno di saluto con la mano, per ricordargli che credo ancora nella nostra "famiglia su due ruote": chi risponde al mio saluto forse la pensa come me, gli altri forse no.

Pazienza.
 

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Commenti dei lettori
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Anonymous
Italy
Roma
del 26 novembre 2007

Penso che la questione dei cavalli non c'entra nulla: in moto l'importante è divertirsi e non sempre chi ne ha più si diverte di più
Rispondi

Anonymous
Italy
Milano
del 26 novembre 2007

Dopo il periodo delle supersportive per ora mi sono adagiato su una naked 4 cilindri 600 da 98cv, devo dire che anche se non ho il manico dei piloti MotoGp ci si possono togliere molte soddisfazioni ugualmente (quando ad esempio riesci a pettinare quello con il CBR600RR oppure con La Mv F4 1000)ho capito che saper usare 100 cv è molto redditizio, io che arrivo da un 750 che di cavalli ne aveva 140... per cui non mi considero assolutamente un da serie B...
Comunque effettivamente ho notato che non tutti salutano, e che i super-fast che ieri mi salutavano effettivamente sono un po' più restii al saluto... ma ho notato che anche altri motociclisti hanno il saluto difficile...
E' proprio una questione di sentirsi o no parte di qualcosa di speciale... Non temere siamo ancora in tanti...
Rispondi

Anonymous
Italy
Pignone
del 26 novembre 2007


Rispondi

forced_to_smile
Italy
Roma
del 26 novembre 2007

se c'è una cosa che faccio sempre è salutare. A volte però mi chiedo se abbia senso. Mi chiedo cosa so della persona che mi viene incontro. Magari parlandoci lo troverei noioso o ancor peggio antipatico. Certo... la passione per le due ruote è comune, ma basta a sorvolare su tutto il resto? che dite?
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Federico Bencivenni
Italy
Roma
del 26 novembre 2007

In fondo è solo un saluto tra due persone che hanno la stessa passione. Non si tratta di andare a cena insieme (e in questo caso avresti ragione a dire di poter trovare l'"altro" noioso o antipatico.
Un saluto, così come un sorriso, non costa niente e fa bene allo spirito.
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kuzne
Italy
Cagliari
del 26 novembre 2007

Io sono della famiglia delle hypersport,ma non x questo nego il saluto ad un fratello motociclista,che egli abbia una moto vetusta o di altra impostazione.Anzi dentro di mè scatta la perplessita'se il saluto non è corrisposto e come dice il collega sopra "federico"...salutare sia sinonimo di civiltà e non costa nulla se non il sollevare 2 dita o lampeggiare.Ci si sente così fieri di essere dei motociclisti.Doppio dito della mano sinistra a tutti..
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forced_to_smile
Italy
Roma
del 27 novembre 2007

bella risposta Federico.. appoggio!!! un sorriso o un saluto non si negano e anzi, aiutano...
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cluster
United Kingdom
Cardiff
del 16 dicembre 2007

Sono d'accordo, da quando mi sono trasferito non posso piu' farlo (2 dita alzate in quel modo vogliono dire un'altra cosa qui da noi a Londra), ma mi manca...ogni volta che incrocio un altro motociclista ci si guarda dentro ai caschi come a voler dire qualcosa ma nessuno fa niente...peccato..
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