Milan l’è un gran Milan, diceva una volta l’estimatore del capoluogo lombardo, ma non c’è dubbio che il salone meneghino dedicato alle due ruote sia, se non proprio il più importante, uno dei tre palcoscenici più ambiti del panorama mondiale.
Presentare qui ha evidentemente un sapore tutto particolare… e si vede: come al solito, le giornate riservate agli operatori sono da intendersi “agli operatori e ai loro amici”, tanto che partecipare ad una conferenza stampa, o anche solo cercare di farsi un’idea precisa sulle linee di una moto richiede pazienza e aggressività degne di una donna in fila per i saldi di Prada.
Passeggiando un po’ per gli stand, e cercando di mettere da parte il cinismo giornalistico che porta a guardare con occhio sospettoso tutte le novità presentate in pompa magna, e beatificate dalla presenza di qualche fanciulla fasciata o scosciata, di carne al fuoco (sto parlando di moto, maliziosi che non siete altro…) se ne vede tanta. Ma andiamo con ordine.
Suzuki, che quest’anno presenta le nuove GSXR600 e 750, soffre dell’effetto “già visto” per colpa della 1000, che dall’anno scorso ha presentato i nuovi dettami estetici della gamma delle ipersportive. Ma constato con piacere che la casa di Hamamatsu ci ascolta, visto che gli scarichi sono stati allungati, allontanando i gas roventi che ne escono dal piede destro del pilota… per il resto, un po’ troppo nascoste B-King e Hayabusa. Entrambe non sono esattamente ruffiane nelle linee – leggasi: devono piacere, e non è facile – ma con le masse che mettono in gioco, non sarebbe comunque impresa semplice per nessuno.
In casa Yamaha troviamo una proposta “concept” che ripropone un grande classico come la V-Max, tanto per cavalcare la moda delle supernaked estreme. Non male, a parere di chi scrive, mentre vale il discorso Suzuki relativamente alla nuova R6: sicuramente efficacissima, ma sa di già visto. Sono invece felice di dire che la Kawasaki ZX-10R è molto più bella dal vivo che in foto. Un po’ perché se ne apprezzano le dimensioni – la si scambia facilmente per la sorella minore, e ho detto tutto – e un po’ perché, grazie ad un allestimento “taroccato” si vede come basti levare gli specchietti originali – Swarowski compresi – per farle fare un balzo estetico incredibile. Lo scarico e le “paratie” laterali, che fanno molto “family feeling” con le nuove naked Z, ma tutto sommato non sono male. E per il secondo c’è sempre l’aftermarket.
Si resta un po’ sconcertati davanti allo stand Honda. Dite quello che volete, ma la nuova Fireblade, che sicuramente andrà divinamente e sarà, come al solito, gestibile anche da chi non ha il polso destro di un pilota, ma nella vista laterale sembra una moto che ha sbattuto contro un muro. Il cupolino è più schiacciato del muso di un mastino, e la carena si sviluppa tutta in verticale, trasformando una delle moto più eleganti e slanciate del mondo (dopo la revisione 2006) in una che trasmette un messaggio di pesantezza. Il fatto che, dietro di lei, troneggiasse la superbike campionessa del mondo con Toseland non aiuta affatto. Decisamente più accattivante la nuova CB1000R, che reinterpreta le linee della 600 in maniera – a mio modestissimo parere – più equilibrata. Se poi solo Honda avesse il fegato di proporre una versione “stradabile” che proponesse quanto visto sulla concept che le “girava” a fianco, sarebbe bellissimo…
Allo stand Aprilia le novità ci sono, anche se meno del previsto. Davvero bella la “hypermotard” Dorsoduro – ma qualcuno ci pensa, prima di deliberare certi nomi? – e da acquolina in bocca il nuovo bicilindrico 1200, ma al posto della concept FV2 (che propone l’avantreno sperimentato sulla OZ 250 che Lucchi portava in gara quando le Aprilia GP si chiamavano ancora AF1…) avremmo tanto voluto vedere la nuova V4. Un consiglio spassionato: fissatevi bene negli occhi il gruppo serbatoio/codone della FV2, potreste rivederlo presto. Non sarebbe nemmeno male la Guzzi Stelvio, salvo per la visuale frontale che, come minimo, diciamo che sconcerta...