Motomondiale
GP Sepang, la pagellina
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10 a Stoner. Micidiale: unico a fare volare la Desmosedici, su una pista dove teoricamente, viste le sue caratteristiche e la storia passata avrebbe dovuto essere avvantaggiata, domina convincendo come mai prima di oggi. Immenso. 9 a Melandri. Praticamente perfetto, Marco ha avuto un weekend di quelli da incorniciare, e se fosse partito assieme a Stoner, chissà. L’anno prossimo, a parità di moto, avremo un confronto divertentissimo. 7,5 a Pedrosa. Dopo una gara come quella di Phillip Island, torna nell’anonimato subendo quasi sempre. Resta velocissimo quando è da solo, ma nello scontro diretto esita troppo. Che l’incidente dell’anno passato all’Estoril abbia davvero lasciato il segno? 8 a De Puniet e West. Una gara del genere, in sella ad una Kawasaki, non è da tutti, anche se Anthony è stato penalizzato per una vera sciocchezza. Sia il francese che l’australiano hanno talento, lo sappiamo fin dai tempi della 250, ma finora non erano riusciti a farlo vedere. Meritano un’altra chance nella massima categoria. 7 a Rossi. In gara non ha sbagliato praticamente niente, ma in prova lui e il team hanno impiegato davvero troppo a trovare l’assetto giusto, per cui partenza nelle retrovie e impossibilità di lottare per podio o vittoria. Nel dopogara si scopre che le Michelin vanno male, anzi bene, anzi chissà. Non ci si capisce più niente… 4 a Capirossi. Completamente sparito, mentre il compagno di squadra volava là davanti, sulla pista che l’anno scorso ci ha mostrato un Loris capace di duellare con Rossi senza timori reverenziali. Anche qui, non ci si capisce più niente. S.V. a Hopkins e Vermeulen. Per la seconda volta consecutiva, la moto non sembra all’altezza delle migliori, anche se prima dell’avvio del mondiale l’impressione era ben diversa. Crisi momentanea o vantaggio nello sviluppo completamente recuperato? 4 a Nakano. Ultimissimo delle Honda, davanti al “pulcino” Davies e alle sole moto di serie C, le Yamaha Dunlop e la KR (peraltro vittima di problemi meccanici). Dov’è finito il pilota che faceva volare Yamaha e Kawasaki? Un minimo di decenza, coraggio, e sarà più facile accettare il suo arrivo anche per Gresini. 6 a Aoki. Ha ottant’anni, non corre nel mondiale da un’era geologica, ma in gita premio, tutto sommato, non sfigura. Foto: Ducati Corse |
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