Moto e mercato
Salone di Parigi, novità e deja vu...
E’ già autunno, quel periodo dell’anno in cui le giornate si accorciano, i giri in moto sono sempre più corti, e le pagine di riviste e siti web si popolano delle ultime novità che le case motociclistiche ci propongono per tentare di convincerci che… la moto che loro stessi ci hanno presentato come definitiva due anni fa è ormai irrimediabilmente obsoleta, e che va assolutamente cambiata con quella nuova, che vanta ben due cavalli in più e tre chili in meno. Ma così è la vita, ormai ci siamo abituati, e considerando che tutte le volte che si prova l’ultima novità ci si rende conto che il progresso, in effetti, c’è stato, lamentarsi troppo sarebbe quantomeno da ingrati. Vedetela così: se anche non potete permettervi l’ultima novità, tutta questa evoluzione fa bene anche a voi, visto che potete comprare un modello “vecchio” di un paio d’anni, e avere una moto in grado di far vergognare la versione da corsa dello stesso modello di cinque anni prima. Va un po’ meglio sulle proposte meno estreme, anche se qualcosa si muove anche lì. Non c’è bisogno di essere quindi occhi di falco per notare due forti tendenze nelle proposte del mercato; una relativa alle sportive, l’altro a modelli più polivalenti. Partiamo dalle sportive: seguendo la regola (non scritta, ma probabilmente comunque concordata a tavolino…) delle alternanze, quest’anno è il turno delle 600/750 per Yamaha e Suzuki, e delle 1000 di Kawasaki e Honda, con il "jolly" BMW che fa sempre più sul serio anche nel campo delle sportive. Le linee delle 600 non propongono nulla di nuovo (Yamaha ha affinato l’R6, Suzuki ha riproposto sulle GSX-R piccole le linee della 1000K7), quelle delle 1000, se permettete un’opinione personale, sono decisamente peggiorate. Questione di gusti, comunque: a chi scrive piace di più la linea della nuova bicilindrica BMW, che presenterà sicuramente concetti estetici (perdonatemi, la parola "stilemi" mi fa venire l'orticaria) già visti, ma se non altro li declina con una certa armonia… Sotto il profilo tecnico, invece, continua la tendenza all’invasione dell’elettronica nelle sportive. Fasature variabili, mappature selezionabili a manubrio, e via discorrendo: quando si dice che le corse migliorano la produzione di serie non è solo marketing. Il che fa anche un po’ pensare quando si legge che i massimi poteri dello sport a due ruote vogliono limitare l’intrusione dell’elettronica nelle corse. Mah: certo, il pilota viene sempre più mortificato - e non è parere (solo) di chi scrive, ma anche di gente come Gardner, Mamola e Rainey - dai sistemi di assistenza elettronici, ma si vedono anche sempre meno incidenti, e la produzione di serie, come dicevamo, ne beneficia. Una risposta facile, come si suol dire, non c'è. Per le moto polivalenti bisogna registrare il (tanto atteso) restyling della Transalp, e la rinascita della Ténéré, che tanti cuori hanno saputo rubare negli anni ’80. Due moto sicuramente intelligenti, versatili, e sicuramente più adatte di una sportiva o di una maxinaked a soddisfare le esigenze di mobilità urbana (con un po’ di fighetteria, specialmente la seconda) e di turismo a corto raggio. Ma non è un caso se si tratta, appunto, di due moto che affondano le loro radici negli anni ’80: ormai chi ha i soldi per comprare una moto, e la desidera, sono giusto neoquarantenni. Che negli anni ’80 quelle moto le sognava, ma se va bene non aveva età o soldi per comprarsele. Siamo sulla scia dell’effetto Mini/500/New Beetle? Mah, può essere - inutile fare riferimenti a moto più vecchie, poi si va a prendere gente che i soldi ce li ha, ma l’età forse non più, per tornare a comprare moto. Ripetere il successo del mondo dell’auto dimezzando le ruote, però, è discretamente più difficile. Noi, comunque, aspettiamo con ansia Milano… |
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