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L’abbigliamento da moto ha fatto enormi progressi, ma ancora oggi il collo per un motociclista resta una delle parti più esposte. Anche se statisticamente meno frequenti, le lesioni al collo sono tra le più pericolose in quanto possono portare a danni irreversibili. Soprattutto per chi pratica discipline in fuoristrada, dove gli impatti col terreno avvengono in modo più brusco e senza che il corpo abbia la possibilità di scivolare sul manto stradale, i rischi di lesioni permanenti alla colonna vertebrale sono una minaccia che in alcuni sport, come il supercross americano, hanno già raggiunto livelli insostenibili.
Sviluppato grazie a un progetto portato avanti congiuntamente da BMW e Ktm, il Neck Brace System ha come obiettivo la drastica riduzione del rischio di lesioni del collo, della colonna vertebrale e della clavicola. Tutto è nato da un’idea di Chris Leatt, un medico Sudafricano coinvolto nella promozione della sicurezza motociclistica. BMW e KTM hanno collaborato economicamente e tecnologicamente al progetto e commercializzano il prodotto in Italia. Per fugare ogni dubbio il neck brace venduto da KTM e quelle proposto da BMW sono il medesimo prodotto, cambiano unicamente il marchio e la colorazione.
Rispetto ai tradizionali salsicciotti morbidi da tempo in commercio, il Neck Brace System è decisamente più complesso, anche se addirittura più facile da indossare e da rimuovere (bastano due dita e si usa facilmente anche con i guanti)). Di fatto è una struttura rigida, simile a quella usata dai piloti di auto, provvista di due snodi laterali che inglobano anche il sistema di chiusura. Il tutto è realizzata in fibra di carbonio, kevlar e materiale plastico rinforzato con fibra di vetro. Nei punti di contatto con il corpo la struttura è rivestita da un tessuto morbido lavabile, mentre posteriormente è caratterizzata da un sostegno regolabile che permette di indossare al meglio la protezione sia sopra sia sotto l’abbigliamento da moto. Volendo è prevista anche una cinghietta per assicurare la protezione al corpo, ma francamente durante il test non ne abbiamo mai sentito l’utilità.
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