Motomondiale
GP Laguna Seca: Stoner domina, le Bridgestone pure.
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Tre cappellini Bridgestone sul podio non stupiscono nessuno, ormai. Dopo la débacle tedesca, il costruttore giapponese deve aver rimesso a posto le cose (producendo gomme nuove o semplicemente rivedendo i parametri delle scelte consigliate ai piloti) e il risultato si è visto: anche sul rovente asfalto californiano, condizione che avrebbe dovuto sfavorire Bridgestone, si sono viste davanti tre moto e tre piloti dalle caratteristiche diversissime, ma un unico fattor comune. Per contro, i piloti Michelin sembravano avere l’anteriore sul ghiaccio ad ogni inserimento: mentre la gommatura rivale permetteva ai propri piloti di appendersi al manubrio con un abbandono da film melodrammatico di inizio novecento, quelli forniti dalla casa di Clermont Ferrand entravano in curva più lenti di un customista con la pancia piena di birra e salsicce. Nessuno, nemmeno il più ottuso detrattore di Rossi, può pensare che non ci sia un peso smisurato delle gomme in quella che è la classifica attuale. Chi ci segue con regolarità sa che il sottoscritto non è un sostenitore dei regolamenti monogomma, ma i casi sono due: o i tecnici francesi rinunciano alle ferie (e forse anche al sonno) o forse è il caso di rivedere certe norme regolamentari. Per esempio, quella che permette ad una casa che ha una certa tecnologia di sfruttarla fornendo gomme “cucinate” su misura il giorno prima. -44 punti sono un distacco inferiore a quello con cui Rossi ha lasciato Laguna seca l’anno passato, è vero, ma a differenza di allora il rivale non è un pilota bravo ma che sembrava capitato in quella posizione quasi per caso. Un pilota che vinceva con il contagocce, e che cavalcava – senza aver rubato niente a nessuno, sia chiaro – l’onda della rogna altrui. No, Stoner è un pilota che va fortissimo da sempre. Un pilota che è l’unico a far volare una Ducati Desmosedici che solo nelle sue mani sembra imprendibile: il suo compagno di squadra, che dopo il colpaccio (rinascita o colpo di fortuna nella scelta dei pneumatici?) tedesco sembrava tornato a ruggire, si è ritirato quando era settimo mentre Casey annichiliva la concorrenza con un passo inaccessibile a tutti gli altri. E adesso arrivano le roccaforti storiche Bridgestone, per non parlare di almeno due piste con rettilinei aeroportuali. Se fossi un tecnico Ducati, la tentazione di passare la pausa estiva a preparare i festeggiamenti sarebbe fortissima. E penso davvero che tutta la squadra se lo meriti come poche altre. Ci piacerebbe, dicevamo, vedere un mondiale tecnicamente più equilibrato, ma c’è davvero poco da dire: i due piloti – anzi, facciamo tre, anche se sulla posizione di Pedrosa c’è davvero poco da recriminare rispetto agli altri – in testa al mondiale sono i più forti dello schieramento. Mettiamoci anche un Melandri che con qualche aggiornamento di frizione e motore ha risolto anche i problemi di chattering (o forse è questione di serenità contrattuale?) e il quadro della faccenda è completo. Tutto il resto sono cose che succedono alle gare. Come il contatto alla prima curva fra Hayden, che di fatto ha abbandonato ogni speranza (senza colpe) di fare una bella gara, e un Hopkins caduto in un errore che definire da dilettante sarebbe dire poco, o un Edwards che nonostante la livrea da tornado si è beccato diciassette secondi dal caposquadra. Tacciamo sugli ingaggi per una sola gara di un Duhamel che si ritira (stremato, supponiamo…) dopo un paio di giri, e di un Davies buttato allo sbaraglio su una delle piste più difficili del mondiale in sella ad una moto che richiede come minimo qualche centinaio di chilometri di test, altrimenti la situazione attuale rischia di ricordare troppo da vicino quei circhi con nani e ballerine. Nel frattempo, complimenti spassionati per Suzuki e Kawasaki. Sicuramente le Bridgestone ci hanno messo molto - o crediamo davvero che Vermeulen, sia pure a Laguna Seca dove va fortissimo, sia capace di dare venti secondi a Rossi? - ma a giudicare come vanno i piloti che ci sono in sella, le moto fanno il loro mestiere. Buone vacanze a tutti… Foto: Ducati Corse Così all’arrivo:
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