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Finanza - Come vanno le Case auto e moto

Corrado - Motocorse intervistato da Euromoto !

16 luglio 2007


E LA FESTA CONTINUA
Il mondo motocilcistico italiano visto con lo sguardo disincantato di chi con questo mondo deve scendere continuamente a patti.
Vizi e virtù tipicamente italiani descritti da Corrado Ferretti, patron di Motocorse, uno che ha dovuto imparare, suo malgardo, a stare a galla

A cura di Euromoto, di Massimo Sacchetti

Chi è Corrado Ferretti?
Corrado Ferretti è uno che ha lavorato tanti anni nel para bancario e ha fondato, e venduto con profitto, una società di servizi finanziari. Non ho mai amato fare il commercialista: a metà degli anni '90 sono approdato nel settore del turismo, dove presi un ramo ferroviario in disuso a Courmayeur e lo trasformai in una divertente escursione. È bello quando da un pezzo arrugginito si riesce a tirare fuori qualcosa di bello. Dopo 20 anni di duro lavoro ho deciso di occuparmi di un mio hobby, le motociclette, come editore nel biennio 2000-2001 e poi ho creato un portale motociclistico. Non è stata una bella esperienza professionale, perché ho trovato un mondo di operatori piccoli, artigianali, di bottegai, concessionarie non informatizzate, produttori di componenti che non sono altro che piccole realtà, per nulla capaci di investire nella comunicazione. Le aziende grosse sono poche. Ho trovato molta approssimazione nel lavoro e motivazioni professionali poco etiche.

Quali sono le sue percezioni, sul mercato delle due ruote?
Credo che il gruppo Piaggio sia esemplare per la capacità di industrializzazione.
Molto ha fatto Sabelli, il vecchio amministratore, che ha trasformato una vecchia fabbrica in una di livello mondiale: ottime finiture dei prodotti, grande qualità. Il titolo ha guadagnato circa il 50% del suo valore in Borsa. Speriamo che si riesca ad estendere tutto questo agli altri marchi del gruppo, Moto Guzzi e Aprilia.

Quali sono le esigenze dei motociclisti?
Il motociclista ha bisogno di riconoscersi nella sua "parrocchietta" di riferimento. I quasi 2 milioni di motociclisti sono divisi in tante
sottoparrocchie, il trialista non c'entra nulla con l'harleysta. C'è l'esigenza di una community, è una passione che ha bisogno di un gruppo.

Quali sono i freni allo sviluppo della voglia di andare in moto?
Mancano crudelmente infrastrutture sportive, la cultura stradale, la pratica di sport in pista, l'educazione dei minori. Noto con piacere che aumenta il numero di motocicliste, anche sulle sportive.

Le assicurazioni sono il punto dolente dell'Italia, parlando di motociclette. Si può partare di cartello?
E' talmente palese l'esistenza di un cartello assicurativo... Le ragioni di questa situazione, in fondo, stanno nell'amministrazione di questo paese, e noi non possiamo controllarle. Perché la linea Adsl costa una volta e mezzo di più che in Francia? Perchè le medicine costano di più? Io non credo sia un problema di produttori, ma solo di amministrazione del sistema.

Crede che nel nostro paese le due ruote e la mobilità in generale siano oggetto di una fiscalità eccessiva?
L'unica fiscalità predatoria, secondo me, è quella relativa al passaggio di proprietà (che sta massacrando il mercato dell'usato).

Secondo lei è eccessivo parlare di infrastrutture non a misura di moto?
Guardrail ghigliottina, pedaggi cari,pochi parcheggi...

I parcheggi per moto sono una, bufala, i pedaggi sono un falso problema. È uno scandalo che non esista una norma che imponga che tutti i nuovi guardrail abbiano la fascia di sicurezza inferiore.

Guida sicura: in cosa l'agonismo è veicolo di sicurezza?
Lei conosce qualcuno che ha figli che sciano?  Se io mando un ragazzino allo sci club, devo comprare l'attrezzatura e pagare un insegnante e poi lui cresce e si avvia al mondo delle competizioni. Quando questo ragazzo diventa adolescente e smette di sciare se lei gli chiede di fare la "sciatina" della domenica lui no verrà.
Perchè chi ha vissuto l'agonismo poi non trova piacere nella sciatina domenicale.
Alla stessa maniera, chi ha praticato la pista non sente più l'esigenza di correre in strada. E' un dato di fatto.

A suo parare, quali posso essere i soggetti che possono portare avanti un cambiamento nelle due ruote? I costruttori, la federazione, gli utenti stessi?
Gli utenti non sono una forza. l'insieme dei motociclisti non fa audience sufficiente per smuovere i poteri forti. I costruttori sarebbero in grado. La Piaggio, per esmpio, potrebbe orientare la legislazione (come del resto la Fiat ha fatto per anni), ma non lo fa. In sintesi: non credo agli utenti, non credo alla federazione e i costruttori se mai lo faranno sarà per tutelare i loro interessi, non certo i nostri.

Assicurazioni. Una compagnia assicurativa fatta da motociclisti per i motociclisti come avviene in Francia. È utopia?
Io contattai i francesi (FFMC) per fargli aprire una compagnia assicurativa nel nostro Paese, gli abbiamo promesso ponti d'oro, ma mi hanno risposto picche. Io non ci credo. Se esistesse un'assicurazione fatta da motociclisti in Italia, i 3/4 dei motociclisti nostrani, ne sono certo, continuerebbero con quelle tradizionali.

Cosa pensa dell'eccessivo costo delle piste?
Una pista per ogni regione sarebbe la soluzione ai nostri problemi. La pista non è, come molti credono, solo un anello di asfalto, ma un verO e proprio impianto sportivo. Piste in terra, asfalto, negozi, ristoranti e alberghi. Sarebbe anche un'attrattiva turistica enorme.

Motocorse offre turni di prove in pista con degli organizzatori. C'è un margine per costruire nuove piste in Italia?
Per 4 anni abbiamo organizzato in proprio i turni di guida nelle varie piste italiane, con una cadenza di circa 10 all'anno. In seguito abbiamo dovuto ridurre, la nostra attività diretta e prendere accordi con altri organizzatori, perchè molti operatori lavorano in nero. Io sto cercando i bilanci di queste società e sono dvvero ansioso di entrarne in possesso...

Quando li avrà, ce li faccia vedere. Potremmo anche lanciare un atto di accusa dalle pagine di Euro­Moto...
Io sono molto bravo a leggere i bilanci. E, per esempio, spulciando tra quelli della Ducati ho notato parecchie cose interessanti... Mentre il marchio a stento riusciva a pareggiare il proprio bilancio, tra i dirigenti fioriva la distribuzione indiscriminata di stock options, senza la benché minima vergogna.

I "contenuti" dei corsi di guida giustificano i loro prezzi?
I corsi di guida e la possibilità di guidare in sicurezza sono una benedizione, un qualcosa di importante di cui le autorità non percepiscono la valenza. Il costo del corso è marginalmente superiore alla mera giornata in pista, con l'obbligo di un istruttore ogni 5 piloti. Il costo più alto viene da lì.

Lei è socio di un importante concessionario multimarca. L'anello di congiunzione tra costruttori e clienti. Però più mossi da ragioni economiche che etiche. Cosa ne pensa?
L'attività di un Concessionario non è realmente conosciuta. Una concessionaria che funziona ha un margine di guadagno lordo compreso tra il 10 e il 12% del venduto. Grazie agli "sconti obbligati" delle case, giapponesi in primis, il guadagno su una moto cala drasticamente all'8%, percentuale che sale contando i ricavi sui ricambi. Su 5 milioni di euro di guadagno annuo, un concessionario ricava solo 600.000 euro, che non bastano nemmeno per pagare chi ci lavora.

Nel settore auto si sono create associazioni sia di marche che di dealer. Per potersi difendere dalle Case le concessionarie si sono consorziate e hanno costituito delle associazioni. Nel campo moto ci sono stati diversi incontri tra grandi rivenditori per cercare di parlare di questi problemi. Lei ha qualche suggerimento?
I risultati di questa politica si noteranno al massimo tra 15-20 anni. Ora la realtà è una vera e propria "sodomizzazione" continua dei concessionari, le Case per fare il loro interesse qualche volta vanno addirittura contro la normativa europea. Non ci sono interessi che uniscono i concessionari, salvo il software di gestione che utilizzano, Arco, prodotto nel Novarese. Partecipando ad alcuni meeting dei concessionari ho notato che parlano solo le Case, ai concessionari viene impedito di parlare ed esporre le loro ragioni e i loro probelmi. Non si vuole che nasca un'opinione comune. Io sto cercando di uscire dall'attività il più presto possibile, è uno degli errori della mia vita.

L'usato è stato penalizzato dalla nuova finanziaria in favore dell'ecologia. Avete notato un freno degli scambi?
Noi con Motocorse siamo solo leader per gli annunci basati sugli accessori di moto.

Euro 3 e poi Euro 4. Queste restrizioni manderanno in pensione molte moto dalle due tempi in avanti. Dove finiranno tutte queste moto? Come saranno coinvolti i concessionari?
I concessionari sono già coinvolti! Provi a immaginare chi ha in casa gli stock di Euro O e Euro 1... sui giornali di settore si parla solo dell'ultima supersportiva, ma dei concessionari che stanno morendo, dei circuiti gestiti in modo "personalizzato'; di tutto questo non si parla mai.

Alcuni politici dicono che non esiste una lobby forte, per esempio anche dei concessionari?
Se penso alle riunioni dei concessionari mi vengono in mente alcuni di loro che si presentano con i macchinoni per impressionare i colleghi. I veri professionisti da me riconosciuti sono solo tre o quattro in Italia.

Industria. Come vivete lo scontro industriale tra occidente e oriente? Cosa porterà nel mondo della dealership?
Ci sono tre grandi "forni" produttivi, i giapponesi che fanno prodotti di alta gamma a prezzi medio alti, poi i cinesi, dove ancora la qualità del metallo è il più grosso dei loro problemi, poi c'è il forno europeo (Italia, Germania e Inghilterra), con le classiche caratteristiche  occidentali di qualità del design e della produzione. Gli europei sono più affidabili per quanto riguarda le politiche di prezzo, i Giapponesi sono totalmente indifferenti al costo, pur di mantenere le quote di mercato sarebbero capaci di imporre sconti assurdi ai concessionari. C'è da dire inoltre che Honda non guadagna sulla CBR1000RR ma sull'SH125, prodotto in quantità enormi e destinato prevalentemente al mercato di Bali.
La Cina per ora produce mezzi ancora"fastidiosi" sia per chi li vende sia per chi li compra. E, se riusciranno a produrre moto di qualità e se riusciranno a diventare davvero concorrenziali, onestamente non so se imiteranno il modo di fare mercato degli Europei o dei Giapponesi.

Un'ultima domanda. Come le due ruote vengono percepite dalla società? E come le industrie comunicano all'esterno la bontà dei loro prodotti?
Fino alla fine degli anni '90 il motociclista "tipo" aveva la canottiera, era sporco di grasso, aveva tanta passione e il calendario con le donne nude. Questa era la percezione più o meno realistica del motociclista. Gli sforzi fatti da Ducati, BMW e anche KTM e Triumph, nel creare un merchandising di qualità, che elevasse lo status percepito del motociclista, sono stati veramente efficaci. Hanno contribuito a modificare l'immagine percepita del fruitore di moto.
Questi Marchi hanno fatto confluire nel nostro mondo gente che "non utilizza la canottiera".
Come comunicano le aziende? Sono piagnucolose e non percepiscono l'importanza della comunicazione.

Cosa succederà nei prossimi 2-3 anni?
Succederà il prevedibile, siamo nei secondi 5 anni del decennio e in questi di solito si registrano dei fenomeni di crescita. Quindi per il 2008-2009 la festa continua....

 

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Anonymous
Italy
Spoleto
del 05 gennaio 2008

Ciao a tutti, sono un motociclista appassionato e praticante fuoristrada.
Ho impiantato un sito per la moto da fuoristrada sia essa da enduro sia da motocross con una pista a disposizione.Organizzo tor in fuoristrada ed metto a disposizione il mio campo da cross per gli allenamenti.
Mi trovo in provincia di Siracusa, contattatemi per informazioni. mcfuorigiri.siracusa@tiscali.it oppure 3396978121
Grazie
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