
Uno Stoner strepitoso ha dominato il GP di Turchia come non si vedeva da tempo, in MotoGP. L'australiano ha trovato nelle Bridgestone la cura a tutti i suoi problemi di confidenza nell'avantreno: non cade più, guida con una sicurezza da veterano, e soprattutto... va fortissimo. Era difficilissimo immaginarsi che il potenziale di Casey fosse così alto l'anno scorso, quando andava sì forte, ma non così. Un veterano della velocità di Capirossi, anche oggi, è stato letteralmente annichilito dal compagno di squadra: non è facilissimo essere più veloci di Loris, ma Stoner non sembra avere grossi problemi a metterselo dietro, sia sul giro secco che in gara, anche se il romagnolo sembra aver ritrovato lo stato mentale giusto per tornare ai livelli dello scorso anno. Stupefacente, c'è poco da dire. Gli resta solo da dimostrare che è capace di tenere questo ritmo senza sbagliare per tutta la stagione: se continua così, però, non dovrebbe essere un problema. Soprattutto perché la Ducati è ormai una certezza (tre nei primi quattro posti...), e le Bridgestone sembrano non avere praticamente più punti deboli: l'anno scorso questa di Istanbul era una delle piste in cui Michelin era andata bene. Sta a vedere che le gomme di riferimento diventano loro...
Al secondo posto, infatti, troviamo un Elias in grandissimo spolvero. Toni ha guidato benissimo, imponendosi con autorità e sicurezza. Sopra le righe? No, semplicemente convinto delle sue possibilità: Elias non è un novellino, ha commesso i suoi errori, ma finché non sbaglia sarebbe ingiusto criticarlo – di cosa lo si può accusare, del resto, di lesa maestà? Lo spagnolo aveva il ritmo per tenere la seconda posizione, non provarci non fa parte della mentalità di un pilota.
Rossi ha pagato una gomma che ha evidentemente mollato più o meno a metà gara. Dopo l'errore delle prime battute, in cui è andato larghissimo rischiando anche di stendersi, ha rimontato con la solita sicurezza che mette in mostra quando si sente nel polso destro un vantaggio sugli avversari. Si è messo dietro avversari impegnativi in staccata quali Elias o Hopkins con una certa disinvoltura, stava lentamente ma inesorabilmente erodendo il vantaggio di Stoner, quando di colpo, al di là del contatto con Elias, ha iniziato a perdere terreno. Il problema di gomme era evidente persino dalla telecamera montata sul codone; probabilmente non era giornata per le Michelin, e lo sforzo extra richiesto ai pneumatici nella rimonta ha causato il problema che abbiamo visto manifestarsi.
Per una volta, non è possibile guardare Edwards per valutare le prestazioni della Yamaha, delle gomme e di Rossi: il texano è rimasto coinvolto incolpevolmente nel patatrac del primo giro, innescato dalla moto di Jacque che ha steso, oltre a Colin, anche Vermeulen e Pedrosa. In realtà, guardando bene le immagini, lo spagnolo potrebbe avere qualche responsabilità nell'accaduto: non è da escludere che la caduta del francese sia dovuta ad un tamponamento da parte dello spagnolo. Non è il caso di distribuire colpe e responsabilità, sono cose che in gara succedono, ma è inevitabile avere qualche rimpianto per cosa si sarebbe potuto vedere.
Finalmente si rivede Barros nelle prime posizioni: ci eravamo lamentati del suo rendimento nelle prove, e Alex ha prontamente risposto con una gara tutta in rimonta. Il brasiliano va forte, e ha dalla sua un'esperienza vastissima, per cui dobbiamo considerare prestazioni come queste un po' il minimo sindacale, quando si trova in sella ad una moto tanto veloce. Non per niente, il compagno di squadra Hofmann è arrivato a precedere Rossi, e ha finito in posizioni dove di solito, anche tenendo in considerazione il “mucchio” del primo giro, non lo si vede proprio.
Meglio del previsto anche Melandri: dopo le prove di ieri sembrava un cane bastonato, incapace di tirare fuori il meglio dalla sua RC212V, mentre oggi ha guidato, se non come nei giorni migliori, se non altro con una certa grinta ed efficacia. Speriamo quasi che nei test di domani non risulti il più veloce, altrimenti la cosa inizierebbe ad avere il sapore di una beffa. C'è qualcosa, fra gomme e moto, che mette in difficoltà Marco nella guida, e speriamo che la squadra riesca a capire di che si tratta. Non fosse altro perché un pilota come Melandri, quando guida al 100%, è uno spettacolo di primissimo livello.
Buono anche il sesto posto di Hopkins, che però nelle prime battute aveva lasciato immaginare la possibilità di un colpaccio Suzuki. L'americano è sempre lì, a ridosso dei primi, ma sembra non fare mai quel salto di qualità necessario a considerarlo un top rider “senza se e senza ma”, di quelli che si ritengono capaci di tirare fuori il 100% dal mezzo sempre e comunque.