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Finanza - Come vanno le Case auto e moto

Indagine Dealers: Io speriamo che me la cavo

27 febbraio 2007

Il periodico Euromoto www.euromoto.eu ha pubblicato un interessante indagine sulla salute dei concessionari, a firma di Massimo Bacchetti, che intendiamo proporre anche ai nostri lettori, in due articoli di prossima pubblicazione.

Queste le premesse di Euromoto
" Il mercato è in tempesta, fra offerte speciali sul nuovo e crisi dell'usato.
Come reagisce chi vende? Ecco cosa ci hanno raccontato due concessonari lombardi di due storici Marchi nipponici molto importanti per unità vendute e per organizzazione: Tresoldi per la Honda, Colia per la Yamaha. I problemi sono gli stessi per tutti e vendere moto non è facile come una volta: la clientela è diventata più esigente, le normativa anti-inquinamento più severe, la tassazione è stata legata all'età del veicolo e penalizza le moto più anziane (considerate più dannose per l'ambiente).
Quindi? Quindi le moto usate sono diventate meno appetibili e le motociclette, da sempre considerate beni duraturi, vedono abbreviarsi l'aspettativa di vita e con essa la capacità di conservare il loro valore nel tempo.
In tutto ciò i consumatori, che sanno che una moto nuova è in pratica destinata a diventare un usato senza futuro con inquietante facilità, sono disorientati (per usare un eufemismo); e i concessionari non nascondono il loro disappunto (per usare un altro eufemismo) nel dipingere un'epoca che sembra essere ricca di cambiamenti.
Ma non di cambiamenti in meglio.
Partendo da questi presupposti, abbiamo coinvolto in una chiacchierata Roberto e Giulio Tresoldi, concessionari Honda ed Enzo Colia, concessionario Yamaha: si tratta dei responsabili di due delle più importanti realtà commerciali lombarde, persone esperte che rappresentano Marchi di grido su una piazza che, dal punto di vista economico, non è certo la più depressa d'Italia. "

Noi di Motocorse aggiungiamo il nostro punto di vista: se l'utente e' portato a vedere il concessionario come un soggetto "forte" al quale spremere il massimo sconto possibile, la realta' e' ben diversa:
- le case di moto fanno pressioni enormi sui concessionari per l'impegno all'acquisto di volumi sempre crescenti e solo al raggiungimento di questi target pagano il cosiddetto premio, circa 1 o 2 % del fatturato,c he molto spesso e' l'unico margine del concessionario
- le stesse case consentono spesso (o incoraggiano..) la convivenza di concessionari ufficiali e  "salonisti"  che comprano dove gli pare, in genere dagli operatori ufficiali (che non potrebbero vendere...) il cui stock e' sempre in eccesso
- le case attuano politiche di sconto per spingere i modelli che non stanno raggiungendo le attese e il dealer improvvisamente si trova in casa moto che lui ha pagato di piu' di quanto la casa le venda al pubblico il mese dopo, e il cliente che ha comprato qualla moto il mese prima grida alla truffa, con il dealer ovviamente....
- la concorrenza interna tra operatori ufficiali e esterna verso i salonisti e' feroce e il margine normale del 14% in media si riduce al 3-4%, anche a zero in certi casi perche' alcuni operatori vendono la moto al costo per guadagnare sulle commissioni del finanziamento erogato
- il setup del punto vendita show room e' sempre piu' caro, arredi speciali, corner, spazi dedicati, attrezzature elettroniche d'officina ecc 
- il margine globale medio di un dealer raggiunge al massimo l'1% del fatturato, ecco un caso tipico: 5 milioni di fatturato "rendono"  400.000 euro di margini globali per pagare affitto, una decina di stipendi, materiali di consumo, pubblicita' , tassi zero,  interessi passivi, e' un lusso se avanzano  50.000 euro. poi i debiti: per vendere 5 milioni di roba ci vuole uno stock di 2 milioni circa tra moto nuove , usate e accessori abbigliamento cioe' altrettanto di debito bancario al 7% , se poi all' 1% togliamo la svalutazione dell'usato i conti filano in rosso ed e' la norma solo che molti i conti non li fanno o non li sanno fare...
 
 


 

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