Moto e mercato
EICMA 2006: cosa c'è in giro?
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Ah, come cambiano le cose. Una volta le giornate riservate alla stampa e agli espositori dei saloni specializzati erano tristi e grigi. Sui mezzi di trasporto (a proposito, complimenti al nuovo centro fieristico milanese, con i mezzi pubblici ci si arriva in un attimo e “senza soluzione di continuità”) si vedeva solo gente scocciata o comunque cinica e disillusa, che aveva davanti una giornata di lavoro. Adesso, invece, si vede tanta gente con zainetto e macchina digitale, allegra, eccitata all’idea di vedere l’ultima novità. E i cui argomenti di conversazione variano dalla regina del salone (ne parliamo dopo…) al “gancio” usato per procurarsi un accredito espositore. Risultato: folla da prefestivo, addetti stampa e responsabili marketing assediati, e lotte al coltello per parlare con addetti stampa, responsabili marketing e tecnici. Meno male che ormai le cartelle stampa sono scaricabili via internet o vengono generosamente elargite dall’addetto stampa di buona volontà (ma torniamo al discorso di cui sopra), altrimenti confezionare un servizio con foto di qualità decorosa sarebbe impresa titanica. La fiera di quest’anno risente un po’ dell’effetto Colonia: tante novità, ma forse poca aspettativa perché tutte già viste sulle pagine delle riviste. Diciamocelo, la scena è completamente rubata dalla Ducati 1098, non a caso pressoché inaccessibile per la folla che le si incollava davanti. Per darvi l’idea del successo della moto, che con il senno di poi avrebbe dovuto essere partorita – almeno per canoni estetici – dopo la 998, la Desmosedici RR se ne stava lì in un angolo, quasi snobbata, mentre bisognava superare una tripla fila per lanciare uno sguardo alla nuova, splendida, bicilindrica made in Ducati. Sbilanciamoci pure: se volete un motivo per venire a Milano, fatelo per la 1098. Non farà invecchiare tutta la concorrenza come ha fatto la 916 tredici anni fa, ma è comunque bella da morire. A voler cercare il difetto oltre il limite che separa l’obiettività della pervicacia, i fari, sia il posteriore che l’anteriore, sanno un po’ di già visto, ma dato che male non stanno, non ce la sentiamo di fare troppo i sofistici. Visto inoltre che Ducati ha la notevole abitudine – a differenza di molti concorrenti – di dichiarare dati molto vicini alla realtà, è lecito presumere che in molti uffici commerciali delle case del sol levante si stia sudando freddo. Noi ci limitiamo ad invidiare i colleghi invitati alla presentazione sudafricana della prossima settimana, e ad attendere con ansia la possibilità di metterci le mani sopra in prima persona, per verificare il mantenimento delle promesse.
Passiamo in casa Aprilia, dove ieri ha avuto luogo la presentazione di Mana e Shiver, concetti tutti nuovi con nomi già visti. Dimenticatevi i “significati” precedenti, i due modelli – esteticamente abbastanza riusciti nonostante la proposta di concetti non troppo originali – non hanno nulla in comune, se non l’essere entrambe nude, con i concept presentati qualche anno fa. La prima, d’impostazione più disimpegnata, monta quel propulsore già visto a suo tempo sulla Gilera Ferro, e ha nella trasmissione automatica (con comando a manubrio, che permette una gestione completamente automatica o semiautomatica del rapporto inserito) la sua caratteristica più importante. Decisamente più sportiva la Shiver 750, naked aggressiva che vuole andare a guastare la festa alle rivali di media cilindrata. La potenza massima di 95 cavalli non fa gridare al miracolo, l’acceleratore ride-by-wire (su una moto di questo segmento) si, e visto che a Noale le ciclistiche le sanno fare più che bene, scommettiamo una moneta da tre euro contro lo stipendio annuale di un politico che all’atto pratico quella potenza sembrerà – agli inseguitori – molta di più. Un po’ più sottotono la presenza Morini, ma da una casa che bada più alla sostanza che all’apparenza non ci aspettavamo altro. C’erano comunque le due proposte in catalogo – Corsaro e 9 e ½ - ma anche la concept bike “Crossover” MM3 – una Multistrada declinata secondo i canoni tecnici ed estetici del marchio di Casalecchio. E’ precoce esprimere giudizi, ma il codone corto e compatto è accattivante, aspettiamo di vedere come – e se – evolverà il frontale, al momento attuale a nostro giudizio forse con qualche “apertura” di troppo in zona faro.
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