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Finanza

Lo yuan continuera' ad apprezzarsi ?

11 maggio 2006

Lo yuan continuera'' ad apprezzarsi ?

Dopo la visita di Hu Jintao negli Usa, che ha portato ben pochi progressi nelle trattative tra i due "giganti", il meeting del G7, tenutosi nell'ultima settimana di aprile, ha dato nuovo impeto al dibattito intorno alla necessità per la Cina di muovere rapidamente verso una maggiore flessibilizzazione del cambio.

È indicativo, infatti, che per la prima volta il vertice del G7 abbia esplicitamente chiamato la Cina a lasciare apprezzare la sua valuta (essendoci stato in passato unicamente un generico richiamo per una maggiore flessibilità del regime di cambio). Indubbiamente questa nuova e più incisiva retorica da parte del G7 ha indotto gli investitori a intravedere una svolta significativa sul fronte della valuta cinese.

Noi riteniamo tuttavia che nonostante le crescenti pressioni internazionali l'apprezzamento dello Yuan proseguirà con gradualità, senza alcuna svolta drastica. Sul fronte cinese la reazione delle autorità al richiamo del G7 è stata piuttosto cauta e ancora una volta orientata a stressare che il gradualismo nelle riforme resta l'ipotesi più plausibile per la Cina nel prossimo futuro. Il governatore della banca centrale ha, infatti, subito dopo la conclusione del meeting del G7, ribadito che, nonostante indubbiamente la Cina possa muovere più velocemente verso una maggiore flessibilizzazione del cambio, il passo attuale del processo di riforma e i cambiamenti introdotti per stimolare i consumi interni costituiscono la strategia ottimale – in quest'ottica la mossa di alzare a sorpresa in tassi sui crediti bancari potrebbe essere vista come una risposta alle richieste del G7 volta a rendere più credibili gli sforzi delle autorità cinesi nella direzione di un ridimensionamento del surplus commerciale.

Il prossimo passo rilevante nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, su cui è concentrata l'attenzione degli investitori internazionali, è la pubblicazione da parte del Tesoro americano, nelle prossime settimane, del report semestrale sulle valute e la nostra impressione è che, al momento, le relazioni tra i due paesi siano improntante alla difesa dei propri interessi economici insieme alla tutela di un reciproco supporto. Da un lato, infatti, il fronte americano non appare sufficientemente compatto sull'ipotesi di adottare una linea dura nei confronti della Cina. Dal punto di vista degli interessi strettamente economici, infatti, si scontrano da un lato le necessità delle grosse corporations americane che investono con profitto in Cina e che preferiscono mantenere buoni "rapporti di vicinato" e dall'altro le medie imprese che soffrono della perdita dei posti di lavoro a causa della competizione cinese. A questo si aggiunge la consapevolezza che una guerra commerciale nei confronti della Cina porterebbe un sicuro svantaggio per i consumatori americani.

Non ultima tra le ragioni che hanno, sino ad ora, spinto gli USA verso un approccio graduale nei confronti della Cina la necessità di garantire una sostanziale stabilità nei flussi di capitale che dalla Cina si muovono per finanziare l'elevatissimo deficit delle partite correnti americane.

Sul fronte diplomatico, inoltre, è indubbia la necessità per gli USA di poter contare nel supporto della Cina nella campagna contro il processo d'arricchimento dell'uranio da parte della Corea e dell'Iran. Sul fronte cinese, "la linea del compromesso" ha prevalso negli ultimi mesi. Da un lato, infatti, le autorità riconoscono la necessità di mantenere buoni rapporti con un importantissimo partner commerciale quale gli Stati Uniti - non solo in termini di mercato di sbocco, bensì di trasferimento di tecnologia ed afflusso di investimenti diretti esteri in Cina. Dall'altro lato le autorità cinesi perseguono il difficile compito di garantire la stabilità macroeconomica del paese.

Questi due obiettivi spiegano a nostro avviso la politica delle piccole concessioni adottate nel corso dell'ultimo anno - in primis la modesta rivalutazione dello Yuan, l'eliminazione dei dazi sulle importazioni di carni e materiale medico e le dichiarate intenzioni di aprire il mercato cinese dell'elettronica e dei computer alle esportazioni americane.

La nostra idea è che le autorità cinesi siano consapevoli della necessità di un aggiustamento del cambio e di ribilanciamento della crescita attraverso un maggior peso della domanda interna a discapito della domanda esterna. L'enorme surplus commerciale non è, infatti, al momento un obiettivo auspicabile per la Cina che si è trovata negli ultimi anni a fronteggiare l'enorme afflusso di valuta dall'estero e il conseguente ingente aumento della liquidità all'interno dell'economia. Tuttavia difficilmente le autorità cinesi accetteranno un forte apprezzamento della valuta o una liberalizzazione più o meno ampia del regime di cambio, pena una forte destabilizzazione del sistema bancario e dell'economia nel suo complesso.

Il nostro scenario centrale resta pertanto quello di un graduale apprezzamento del cambio, - nell'ordine del 5% nominale - accompagnato da una progressiva liberalizzazione dei capitali in uscita.

per gentile concessione di http://uninews.unicredito.it/it/

 

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