Mototuristi per caso

Libia Raid 2008

Stefano Turchi
(03 giugno 2008)



Ci siamo di nuovo a raccontare un altro viaggio nel deserto.

Questa volta mi è “toccato“ ritornare in Libia, come nel 2005, per ripetere un Raid molto ben studiato e collaudato... insomma bellissimo.

Praticamente un continuo crescendo di luoghi e paesaggi unici che ti levano il fiato. E dove il piacere di guida della moto si esalta al massimo su tutti i tipi di terreno. Quindi, viaggio perfetto sia per chi guida ed anche per chi viene al seguito sulla macchina.

Penso che, fra due o tre anni, quando mio figlio di 12 anni, avrà la possibilità e il fisico di guidare sulla sabbia, sarà la prima esperienza che mi piacerebbe fare insieme alla guida della moto nel Deserto …… io con il mio super motorone Lc8 e lui con il 525. Un sogno.

Per tutte queste ragioni ho voluto fortemente organizzare questo tipo di raid, sicuramente più lungo, due settimane, più complesso ed impegnativo, per esempio della classica settimana in Tunisia. Ma che Deserto è, mi chiedo tutte le volte, se dormi in albergo?

Anche se io ero già stato cinque volte in Libia, portare con me nel Deserto alcuni amici, specialmente di Grosseto, che mi avevano dato una mano per il Rally dei Faraoni 2007 è stato una bella soddisfazione e un grande piacere. Logicamente si sono aggiunti anche altri partecipanti, ma il nocciolo duro eravamo noi... i Cinghiali Grossetani.

Penso di averli ripagati, come dice Florio sul sito di Avventure con un “viaggio da favola”.

Anche perché, con la mia conoscenza delle piste e coadiuvati perfettamente dalle guide locali, mi potevo permettere, nonostante non uso il Gps, di scorrere avanti per chilometri, tenendo un buon passo e tirandomi dietro anche tutti gli altri, che così potevano divertirsi veramente nella guida in base alle loro possibilità, senza essere condizionati troppo dalla velocità dei mezzi di appoggio, con i quali puntualmente ci raggruppavamo a intervalli regolari.

Mi hanno fatto sentire un po’ il Fabrizio Meoni dei poveri.

A causa della capienza dei furgoni usati per portare le moto via terra il numero dei partecipanti era limitato a 10, che poi si sono ridotti all’ultimo momento a 9 per l’infortunio al ginocchio di Claudio.
Gruppo giusto, tutti motociclisti ben preparati, le moto perfettamente allestite con serbatoi maggiorati, mousse, e completamente revisionate, addirittura Florio è partito con la moto nuova che aveva solo 300 Km.
Dopo il trasferimento via terra per i mezzi e il volo aereo per i partecipanti, ci troviamo catapultati nella splendida Ghadames, dove con immenso piacere ritrovo la guida, o meglio il mio grande amico Omar After come back Tomorrow.

Persona speciale difficile da descrivere, un po’ come il Deserto se non lo vedi come fai a raccontarlo. Coadiuvato dall’ infaticabile e sempre presente “Bhllò”, anche in questo caso meglio di così non poteva andare.
Tutto pronto, acqua, benzina, le ultime raccomandazioni al gruppo, state attenti, non rischiate, cercate di capire il terreno e andate sempre al 60%.

Questa del 60% rimarrà sempre presente per tutto il viaggio perché... sono sempre andati al 120%.

Fortunatamente, anche se a turno i “Jolly” si sprecavano, nessuno si è fatto male. E comunque quando si fermavano erano tutti convinti di essere andati al 60%...

Siete stati bravi ragazzi, ma abbiamo avuto anche una gran bella dose di fortuna. Và bene così fa parte del gioco. Anche le Dakar senza un pizzico di fortuna non si vincono.

La prima pista che ci porterà a Gath è veramente una iniziazione al deserto, molto progressiva, con tutti i tipi di terreno, dal veloce, al guidato, alle dune, ma senza mai metterti in difficoltà.

l’ideale per prendere il ritmo. E che ritmo. Fatta praticamente in due giorni... ma le guide si sarebbero raccomandate di non dirlo. L’unico episodio che ci fa perdere un po’ di tempo è “la perdita” di Fabrizio.
Classico, parte “l’embolo” e via a tutto gas, in un punto dove c’è una biforcazione importante per andare a Alawajnat, pensi di essere sulla pista giusta, solo che quando ti volti sono spariti tutti. Risultato io e Alberto si torna indietro, e dopo circa 15 km ritroviamo Fabrizio, che, con una bella “sgommata“ nelle mutande, “pascola“ sulla pista... tanto, dice lui, con il serbatoio da 25 lt. ne avevo di benzina, da qualche parte sarei arrivato.... sì, forse, dico io.

Prima o poi ci si ritrova sempre, ma vi sconsiglio di fare questa esperienza.

Altro piccolo problema tecnico è la rottura del serbatoio maggiorato della moto di Florio, oltretutto nuovissimo, arrivato dall’America poco prima di partire, che verrà rattoppato con la colla epossidica, e successivamente con il sapone. Si avete capito bene con il sapone. Peccato che poi Florio avrà la malaugurata idea di “sciacquare” la moto al campeggino di Gath...

Ci saranno comunque piccole riparazione e trafilaggi per tutto il viaggio, ma alla fine, a parte la paura di Florio di veder prendere fuoco la moto finirà tutto bene. Tanto lui le moto le vende.

Alla fine della pista decidiamo di arrivare comunque a Gath anche se saremo costretti a ritornare, per l’asfalto, a Alawajnat per entrare nell’Acacus perché da Gath non si passa, per ora. Poi mi ricordavo che circa 50 km prima c’erano delle dune enormi che, lasciando l’asfalto, si aggiravano arrivando a Gath direttamente per la pista.

In questa deviazione, per altro bellissima, capitano le due cadute più brutte e pericolose del giro, perché prima Alberto e di seguito Florio, non vedono una duna tagliata e la prendono in piena velocità... che volo ragazzi, ce la siamo fatta addosso.

Molto paura un po’ di acciacchi, ma per il volo che hanno fatto ci metterei la firma che finisse sempre così. La deviazione comunque è spettacolare, la fine della pista che ci porta a Gath è da prova speciale.
Arriviamo al campeggino, e... doccia, zuppa, pollo con cous cous, un po’di manutenzione,insomma le solite cose. E’ anche l’occasione per leccarsi un po’ le ferite per i due malcapitati che sono caduti.

Ripartiamo per Alawajnat e cominciamo a scendere per entrare nell'Acacus.

Che dire dell’Acacus.

Anche dopo la quinta volta per me, è sempre un posto unico al mondo da vedere dove si ritorna sempre volentieri, per il suo fascino, le sue pitture, i sui archi naturali fantastici.

I motociclisti, estasiati, sembrano delle schegge impazzite nei canaloni dell’Acacus, e c’è la gara a chi sale più in alto sulle lingue di sabbia appoggiate alla roccia, fino a risalire sull’altopiano.
All’ uscita poi, per andare verso il Matendush, si trova Uan Casa, con dune enormi, altro parco giochi per i motociclisti.

Sulla pista che ci porterà verso il Murzuk, in prossimità di fare campo, quasi per caso, ci accorgiamo che nella moto di Andrea si è svitata una vite dell’ammortizzatore e gli tranciato una bielletta dei leveraggi. Incredibile, tutte le volte si vede qualcosa di nuovo.

Ci fermiamo subito a fare campo e il bravo Omar si mette subito a lavoro per riparare o quanto meno contenere il danno. In pratica con un pezzo di piattina robusta di ferro, ricostruiamo la bielletta, allargando i fori con martello e scarpello. Il tutto rifinito con la lima.

Prodigi dell’Africa e di persone come Omar. In Italia nemmeno a pensarci.

Arrivati a Germa, dopo ben 300 km di pista, per sicurezza, faremo un pezzo di metallo più robusto che porterà la moto fino alla fine. Tutti “piccoli” imprevisti che fanno parte del viaggio e che lo rendono ancora più affascinante. Arrivati ai margini del Murzuk, dato che abbiamo tempo, Omar decide di fare una piccola deviazione all’interno, e di fermarci a fare campo lì.

Bravo Omar, non sbagli un colpo, ottima scelta, da ripetere.

Il giorno dopo, sosta alle incisioni del Matendush, rapido passaggio dalla fattoria nel deserto, dove coltivano a ridosso delle dune, irrigando con l’acqua fossile del sottosuolo, e arrivo al campeggio alla base dell’Erg di Awbari, punto di ingresso per i laghi.

Qui troviamo i mezzi del Libia Desert Challenge, rally amatoriale di una organizzazione Tedesca, che partirà nei prossimi giorni proprio da lì. C’è un po’ di tutto, da mega camion 6x6 dell’organizzazione a moto auto costruite e persino un KTM 690 Rally da 25.000 euro. E comunque anche noi facciamo la nostra” sporca” figura.

I prossimi giorni del viaggio saranno la classica ciliegina sulla torta, perché con la visita ai laghi, con bagno incluso, e l’attraversamento integrale dell’Erg, cosa che non in molti fanno, si raggiungerà... l’apoteosi di tutto il raid. Passaggi mozzafiato, cercati dalle guide in mezzo alle dune, con i motociclisti, spesso al di sopra del fatidico 60% delle loro possibilità... praticamente sempre a manettta.

All’uscita dall’Erg, tutte le moto, seguono la mia traccia, e fanno un piccola deviazione “fuori programma”. Circa 70 km che ci porteranno a Gidda, che si trova 10 km di asfalto più a nord di El Gorda, dove dovevamo arrivare dopo soli 35 km facendo la pista giusta. Spesso fuori pista, a cercare i passaggi nelle dune, devio leggermente e arrivo, dopo appunto 70 km, a Gidda, Con il mio “motorone” faccio la spola avanti e indietro sull’asfalto per ricomporre il gruppo, che si era un po’ sgranato e ci ritroviamo tutti al distributore con le guide.

Divertimento e sensazioni uniche.

A pranzo siamo ospiti a casa di Omar originario di un piccolo villaggio lì vicino, che aveva già allertato tutta la famiglia del nostro arrivo, altra piacevole sorpresa del nostro amico. Dopo pranzo piccolo trasferimento su asfalto fino a Idri, dove prenderemo l’ultima pista, che con gli ultimi due campi ci porterà a Dargj e poi a Ghadames.

Per l’occasione compriamo una piccola pecora che sarà cucinata dalle nostre guide per festeggiare gli ultimi campi. Perfino David, che a casa non riesce nemmeno a sopportarne l’odore, e figuriamoci a mangiarla, si fa la pancia piena di tanta prelibatezza. Magie del deserto, come il pane cotto sotto la sabbia, buonissimo caldo con un po’di Nutella sopra.

In Italia, ripeto, nemmeno a pensarci.

Da segnalare la salita sull’Hammada, in prossimità del gasdotto, dove una serie di tornanti ti fanno salire in breve un bel dislivello, e dove i motociclisti si scatenano a scendere e a salire sgommando e derapando più volte. L’ultima pezzo di pista sull’Hammada è quella più facile, e se vogliamo noiosa, ma noi siamo riusciti a movimentare anche questa parte del giro. Intanto, Alberto in pochi chilometri riesce a rompere la catena e a bucare.

Poi, complice il vento, decidiamo di arrivare per fare il campo alla “Casa del Francese“ che dovrebbe essere almeno un po’ riparata.

A causa anche, della perdita di tempo per le riparazioni della moto di Alberto, delle valutazioni chilometriche abbastanza approssimative di Omar, che logicamente ha una visione delle distanze da Africano, decidiamo tutti insieme di continuare e ci facciamo circa 50 km di notte. La pista era buona e quindi lo consentiva, altrimenti ci saremmo fermati, perché in questi casi non serve prendersi rischi inutili, e così, anche per non fare il campo senza alcun riparo dal vento, chi dietro alle macchine, chi in gruppo con altre moto che avevano fari più potenti siamo arrivati alla famosa casa del Francese. Ogni commento è superfluo.

Ma tutti ci ricorderemo anche di questo ultimo campo nel deserto.

Il giorno dopo arriviamo abbastanza presto a Ghadames, è finita purtroppo, si ricarica le moto, una doccia e si comincia già a rientrare alla realtà. All’ostello troviamo Valerio, meccanico delle moto a noleggio di Avventure, che così, con noi si distrae un po’ in attesa dell’arrivo, la notte, di un nuovo gruppo. Vita dura per lui.

La sera ci scappa anche un giro dentro la città vecchia, proprio in stile turisti Giapponesi. La gita culturale continua anche il giorno seguente quando, sulla strada del rientro a Tripoli ci fermiamo a Sabrata per visitare le antiche rovine Romane. Arrivati a Tripoli la sera siamo ospiti a cena, privilegiati ed esclusivi anche in questo, nella splendida casa dell’amico e corrispondente di Avventure Mr. Alnaja con il quale passiamo veramente una bella serata a conclusione del viaggio. Gran brava persona anche lui.

La mattina il gruppo prende l’aereo per rientrare in Italia, mentre io e Alberto, con calma, ci dirigiamo verso la Tunisia per rientrare in Italia con la nave …… e tutti vissero felici e contenti.
Questi i nove partecipanti:

Stefano Turchi Il Cinghiale KTM Lc8 950
Fabrizio Corridori The Doctor KTM 525
Roberto Frosolini Sgassino II° KTM 400
Andrea Miserocchi Il Coiffeur Londinese KTM Lc4 640 Adventure
Gianluca Grassi Mozzarella Man KTM 525
David Stefanucci Db Killer KTM 450
Alberto Zazzali Zio Fester KTM 525
Fabio Giachi Lo Snello Husquarna 450
Florio Garaffi Il Nonno Husquarna 510

Un saluto particolare a Claudio Vittone, Honda XR 650, che nonostante si sia rotto i legamenti del ginocchio a sciare la settimana prima di partire e non è stato della partita, e ha messo a disposizione,
come promesso, il furgone per portare le moto in Libia. Alla prossima Claudione.
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