Mototuristi per caso

Tunisia, fra passato e futuro

Gianluca Zanelotto
(17 dicembre 2007)



La Tunisia è una delle mete preferite dal motociclista in cerca del deserto tutto sommato "facile". Quella che segue è la cronistoria di un viaggio da me intrapreso nell’ottobre 2005 con l’organizzatore Tom42, persone molto simpatiche e preparate che ci hanno fatto passare una settimana veramente favolosa.

Abbiamo percorso circa 1600 km in 6 giorni, di cui un’ottantina su pista sabbiosa per arrivare a La Riguette, luogo del nostro campo.

E’ un viaggio che, salvi gli 80 km per il campo, è fattibile anche con moto stradali, i distributori sono ben presenti. Nessun problema per il cibo, pure io che sono delicatino di stomaco non ho avuto alcun problema pur mangiando anche panini comprati ai chioschi per la strada.

Tunisia Ottobre 2005, Domenica

Casino, la Tunisia è casino.

Voci alte che rimbombano fra pareti di metallo pesante. Una bambina lasciata sola per cercare l'auto nella stiva, che sta per piangere spaventata da un clacson insistente. Gli dico una parola gentile, cerco una lingua comune, trovo solo un sorriso.

Due ore di dogana, con tanti foglietti bianchi da compilare.

Il cielo è blu, un blu diverso, così come il sole, bianco, la luce candida, il tramonto di fuoco, colori vividi e abbacinanti, ai quali il nostro grigio smog ci ha disabituati.

L'albergo è incredibile, da mille e una notte, come i palazzi di Sana', un pezzo di Yemen trapiantato ad Hammamet. E’ il Lella Baya, andateci, se vi capita, anche solo per visitare la hall.

Sono in camera, adesso si dorme, domani sarà un lungo giorno, otto, dieci ore in sella alle nostre moto, l'orizzonte da raggiungere la in mezzo a quel nulla ,che tanto spaventa e affascina.

Lunedì

Sempre casino, però sono gentili e cordiali, i tunisini.

Partiamo presto, il sole sta risalendo lentamente il crinale, il sud, il deserto, la nostra direzione.

Gentili, si, sono sempre gentili, capiscono il mio francese scolastico, ti salutano quanto passi, grandi e piccini, pure la Police.

E poi studiano, tantissime scuole ovunque, dai grandi licei delle cittadine più grandi alle casette con due aule e un bagno in mezzo al nulla.

Ma studiano e poi se ne tornano a casa tutti a piedi, grandi e piccoli, altro che mammine rompiscatole che prendono l'auto per fare un km.

Tanti, tantissimi scolari ovunque, vestiti bene, puliti, con la loro cartella sottobraccio. E un popolo che dedica tante risorse all'istruzione è destinato ad un grande avvenire.

Per ultima la moto. Splendida Caponord, una nave del deserto: buche, sabbia, curve, asfalto rotto e lei sempre ok, sempre comoda, sempre precisa nonostante le gomme da fuoristrada poco a loro agio sull'asfalto, sempre dondoline.

Ma domani viene la sabbia, quella vera, la pista africana.

Martedì

Il nulla, la sabbia, il sole.

Tutto ciò intorno a noi, silenzio devastante, solo la melodia di tanti motori tutti fratelli lo rompe. E poi il campo, le tende, tutti insieme sotto quel cielo coperto ma luminoso, abbacinante.

Scaliamo una duna, poi un'altra e davanti a noi, come per miraggio, un villaggio che fu Guerre Stellari. Una città senza cittadini,mura senza contenuto, il festival della finzione. Qualche ragazzo ci segue, compriamo qualcosa più per far del bene che per necessità. Ci seguono ancora a lungo, poi tornano sui loro tristi passi.

Ora si avvicina la cena, momento di raccoglimento e silenzio, momento di concentrazione e consumo esagerato di calorie. Poi si accende il fuoco e sono canti, il the alla menta preparato dai beduini che condividono con noi la pasta al ragù, la tensione è ormai calata, ci divertiamo, beviamo, qui in mezzo al nulla.

Mercoledì

Sabbia e russi.

Tanta sabbia oggi, mi sveglio con la sabbia ovunque, in bocca, negli occhi. E' stato un dolce risveglio in quella tenda, dopo la serata passata davanti al caldo fuoco dell'amicizia, fra tabacco e alcool.

Tanta sabbia lungo la pista, grandi dune e distese piatte fino all'orizzonte giocavano a rimpiattino in un continuo avvicendarsi senza vinti o vincitori.

Sahara vero, Africa vera pur se non quella di gazzelle e leoni.

E qui, nel punto più a sud, una stretta striscia d'asfalto, rotto e ghiaioso, con la fida Capo che corre veloce, mai stanca. In questo, che è il suo ambiente naturale, ha guadagnato nuova linfa, una nuova voglia di correre fino a perdersi, sorniona ed invitante.

I russi.

Ce n'è un intero bus, donne e uomini, non così magri come anni di grigiore e dittatura farebbero credere. Probabilmente anche la dittatura è un male che passa in fretta e lascia crescere pance e cellulite. L'alcool gli scioglie la lingua e raccontano di cose pazze ai nostri occhi, di una vita passata buia e sottomessa.

Giovedì

Matera e la pulizia.

Siamo a Matera? No deserto tunisino, città di Matmata, il principio però rimane lo stesso: al sole fa caldo, rifugiamoci sotto terra.

Case? No, Caverne? Neppure. E' un insieme delle due quel campo, come scavato da talpe giganti, come bombardato, che ci si para davanti. Le case troglodite, case scavate sotto terra per sfuggire al caldo torrido del giorno e al freddo pungente della notte. Case abitate da oltre 500 anni e che lo sono ancora. E in una di queste, come portata da una mano invisibile troviamo un'antenna satellitare e un computer collegato ad internet. Prodigi (o malefici) del progresso.

La pulizia, ovvero uno dei problemi africani. Sembra incredibile ma non gli riesce di fare un po’ di pulizia. Appena esci dai grandi alberghi ovunque sporcizia e rifiuti. Non penso la cosa sia legata alla povertà o meno della gente. Sembra più un'attitudine generalizzata, un leggero menefreghismo in merito. Ma così è se vi pare.

Chiudiamo un occhio e tappiamo il naso e godiamoci il resto, le bellezze naturali, la gentilezza, gli spazi enormi che questa splendida vacanza ci ha regalato

E' finita, domani sera c'è un veloce trasferimento a Tunisi e poi la nave, il sogno è finito, ora di svegliarsi e tornare alla realtà. 

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