Mototuristi per caso

12700 KM. di pura emozione in Moto - PARTE II

Filippo Razza
(22 ottobre 2007)


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Lungo la strada ci fermiamo per la visita alla valle di Narat, questa è una vallata di un verde intenso con colline e montagne circostanti somiglianti ad un angolo della Scozia.
La storia narra che nel 1200 a.c. qui si fermò il re Tan che diede ricchezza è felicità a tutto il popolo, ancora oggi si possono ammirare le tende principesche perfettamente conservate.
Riprendiamo il nostro itinerario, il paesaggio piano piano inizia a cambiare. Stiamo salendo di quota e l'aria diventa molto piacevole, finalmente non si soffre più il caldo umido della pianura.
La strada che stiamo percorrendo si presenta a tratti sterrata è dissestata ma il panorama che si gode è di una bellezza incomparabile, incontriamo diversi nomadi accampati con le loro tende caratteristiche e le loro bestie al pascolo.
Ben presto ci rendiamo conto di non aver fatto i conti con la strada impervia, i passi alpini da valicare in pratica diventano più di uno, dopo il previsto di 3500 metri ne facciamo un altro di 3200 per poi ridiscendere e risalire a quota 2800.
Il tempo passa e il buio si avvicina, per di più si viene a verificare un inconveniente sulla mia Kawasaki che ci farà perdere altro tempo prezioso. Il pistoncino di sicurezza del cavalletto laterale rimane inchiodato a causa dei diversi colpi che prende facendo la strada piena di buche, provo varie volte a schiodarlo ma non c'è nulla da fare, per riuscire a ripartire l'unico modo è eliminarlo facendo poi il ponte diretto dei fili.
Ripartiamo spediti per cercare di arrivare in città prima che fa notte ma il tempo passa e il buio ci coglie a circa venti chilometri dalla città di Kujtum. In questi luoghi, guidare di notte non è molto consigliato diventa veramente pericoloso.
Arriviamo in città alle 23 e la prima cosa che facciamo è trovare un ristorante dove cenare, abbiamo molta fame per metterci subito alla ricerca di un albergo così si fanno le due di notte quando finalmente ne troviamo uno con due camere libere.
La mattina ci siamo alzati alle dieci e dopo colazione mentre le donne mettono a posto le valigie noi andiamo in banca per il cambio valuta.

La nostra nuova meta è il capoluogo della regione, la città di Urumqi.
Il traffico è molto caotico bisogna stare attenti a non essere travolti e nello stesso tempo non travolgere nessuno, questi Cinesi sono talmente distratti è indisciplinati che fanno per fin rabbia, non rispettano le minime regole elementari.
Siamo costretti a fermarci per riparare la gomma posteriore del Suzuki, un chiodo conficcato nel copertone a bucato la camera d'aria.
Arriviamo in città che ancora c'è il sole alto, troviamo una ottima sistemazione alberghiera vicino il centro cittadino dove ci fermeremo due notti.
La città è molto viva è piena di vita, la sera si accende di luci e di insegne multicolori, vari ristoranti all'aperto offrono le loro pietanze con un gran vociare, diverse bancarelle vendono di tutto e di più, c'è molta gente per le strade e quasi tutti cenano fuori, in Cina il costo della vita è veramente molto basso, per cenare in due si spendono al massimo 20 yuan poco meno di due euro.
La città offre poche cose interessanti al turista, oltre il museo nazionale c'è qualche parco che merita la nostra visita, per il resto il bello è girare senza meta guardando i Cinesi che si muovo e lavorano per tenere la città viva è pulita, non abbiamo notato nessuno che ozia senza far nulla, tutti hanno qualcosa da fare movendosi come formiche vicino a un formicaio.

Domenica 19 agosto si parte di buon mattino, la nostra prossima tappa è la città di Kucqa.
Questa che percorriamo è un lungo tratto dell'antica via della seta, il panorama che vediamo scorrere nei nostri occhi è fantastico, si viaggia su una strada ben asfaltata a tratti montagnosa con saliscendi e curve fantastiche, sembrano disegnate proprio per le moto.
L'aria e la visione paesaggistica cambiano in prossimità della caotica città industriale di korla, qua c'è una cappa d'inquinamento micidiale, sembra nebbia, invece è polvere di carbone mischiata ad un alto tasso di umidità, tutto dipende dalle miniere carbonifere che in questa zona abbondano. Decidiamo di accelerare il passo per cercare di allontanarci più in fretta possibile.

Viaggiando abbiamo sulla nostra sinistra il deserto del Takamaklan e a destra le montagne dai mille colori e forme, queste sono di una tale bellezza che sembrano dipinte a mano.
Alle sei del pomeriggio facciamo sosta nella cittadina di Luntaj circa 100 chilometri prima della nostra meta.
L'indomani alle dodici e trenta siamo gia in albergo, pranziamo velocemente e subito dopo prendiamo accordi con un tassista che ci porterà a visitare le grotte dei mille Budda e la vallata intorno a Kucqa.
Si rivela un pomeriggio veramente fantastico, visitiamo due siti di vecchi monasteri buddisti abbandonati, il panorama che si gode intorno a loro è veramente indescrivibile, colori è forme bizzarre si accavallano, le nostre macchine digitale scaricano foto a fiume e le riprese filmate di Fhilip non si contano.
La sera in albergo facciamo il punto della situazione è scopriamo che dal programma di viaggio siamo in ritardo di un giorno, decidiamo all'unanimità che domani sì ci alzerà molto presto per arrivare in giornata a Kashgar.
La tappa è lunga sono circa 700 chilometri, dobbiamo arrivare immancabilmente nella mitica oasi di Kashgar dove vogliamo stare due giorni per visitare con calma questa città, tappa importante della via della seta, narrata anche da Marco Polo nel suo Milione.
La visione paesaggistica è sempre di rara bellezza, la strada ha un buonissimo asfalto, si viaggia spediti e veloci. Cinquanta chilometri prima di Aksu lo spettacolo che ci appare di fronte è come uno scenario da palcoscenico, montagne prima basse di un colore scuro altre più alte di vario colore ed infine montagne innevate alte fino a 7500 metri, il paesaggio è di una tale bellezza che vorremmo fermarci ma i tempi stretti ci permettono solo di fare qualche foto ricordo.
Scorrono i chilometri e tra una visione e l'altra arriviamo a Kashgar alle sei del pomeriggio, con calma cerchiamo è troviamo una buona sistemazione alberghiera proprio in centro.
La città è cresciuta a dismisura non ha più l'aspetto di una oasi nel deserto ma è rimasta ancora punto d'incontro per il commercio tra Oriente ed Occidente dove non è più la seta a farla da padrone ma tutto quello che la Cina oggi imita e costruisce.

Kashgar è fantastica per i suoi viali larghi ed alberati, le sue due moschee, i parchi è sopratutto per i suoi vari bazar dove trovi di tutto, ancora oggi i suoi artigiani lavorano con una manualità impressionante: il legno, il ferro, l'oro, la seta, la ceramica sfornando pezzi unici e di rara bellezza. I fabbri ferrai sono famosi per i loro coltelli conosciuti in tutto il mondo.
La vivacità della città è impressionante c'è un via vai di gente che commercia di tutto, noi curiosiamo divertiti per le vie del mercato è ci rendiamo conto che con pochi spiccioli si possono portar via dei capolavori artigianali, purtroppo lo spazio che abbiamo sulle moto non ci consente di fare grandi acquisti.

Giovedì 23 agosto lasciamo con nostro rammarico Kashgar per percorrere la strada da noi tanto sognata, la mitica Karakorum Highway.
Usciamo velocemente dalla città e dopo circa cinquanta chilometri entriamo in un vallone delimitato da alte montagne di colore e forme particolari, il fiume che scorre impetuoso scava profonde gole che si allargano e si restringono regalandoci una visione di incomparabile bellezza, siamo quasi sempre fermi per scattare foto e riprendere il paesaggio.
La strada e da poco asfaltata con belle curve raccordate che ci danno un immenso piacere nella guida, con passo lento ci godiamo e assaporiamo la visione spettacolare che ogni angolo ci regala.
Saliamo di quota, arriviamo a 3500 metri sullo splendido lago Karakul, il suo colore di un intenso blu è il riflesso delle montagne circostanti formano uno scenario da cartolina, ci fermiamo a contemplare questa bellezza della natura e scattare foto ricordo.
Sulla nostra strada incontriamo varie jurte di pastori nomadi, questi con pochi spiccioli offrono da dormire e da mangiare al riparo dal freddo che qua anche d'estate scende sotto lo zero.
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