Mototuristi per caso

Racconto Tuareg Rallye 2007 - II Parte

Andrea Revel
(31 agosto 2007)



V° giorno
Va bene, ok fino ad adesso abbiamo scherzato, abbiamo riso, abbiamo diviso sfortune e salcicce tedesche ma adesso il tempo del cameratismo è finito! Oggi è il giorno del DUNERACE, 3 giri di 18 Km ciascuno di un circuito di dune con timbri in cima a picchi sabbiosi e scalata finale della duna detta “il Formicaio”! Non c’è sosta, solo timbri e si continua a fuoco, ogni trucco è ammesso; la strada, controlli permettendo, te la devi trovare da solo. Si parte a 4 per volta in un turbine di sabbia che mi fa pensare a Namur. Fino ad un attimo fa non ne avevo voglia, pensavo alla fatica di ieri e rabbrividivo, ma adesso sono come un quattordicenne al suo primo semaforo. Via! L’urlo è selvaggio, l’atmosfera è selvaggia e tutti accelerano alla morte; vedo WB scivolare via elegante e rabbrividisco. Primo controllo, appoggio la moto a terra, tabella al CO e giù per la duna in discesa, è un attimo, un ragazzino inglese mi centra in pieno e rotoliamo assieme per un bel pezzo. Le mie imprecazioni cancellano in un attimo le poche buone azioni della mia vita e riparto nella baraonda più totale! Tre chilometri di pista veloce, timbro e di nuovo dune , vedo un RangeRover fermo a testa in giù e Alessandro Madonna che spreme alla morte il suo glorioso TT 600 mentre Barbagallo lo aspetta. Mi fermo un attimo e guardo un picco senza fine, vorrei farlo, risparmierei molti minuti ma sono indeciso; terza dentro e comincio la scalata, un’ombra mi affianca, Roberto Boasso in totale delirio da supercross mi passa e salta la duna in cima buttandosi dall’altra parte. Va bene, penserò io ad avvisare la sua famiglia, il tedesco di fianco a me pensa la stessa cosa ma quando superiamo la cresta lui è già giù verso il fondovalle. Timbro, secondo giro, le tracce sono dappertutto, cerco un controllo nascosto ed allungo un poco ma poi divido un nuovo percorso con un giapponese pazzo arrivato da 8000 km per sudare con noi. Il Nello è davanti a me e mi sorride beffardo, stavolta lo patisco ed accelero. Terzo giro, finiamo inventandoci passaggi assurdi e tutti ondeggiano provati dopo un’ora e quaranta di follia, ma il bello deve ancora venire; questa volta, l’ultima volta, il CO finale è in cima ad una duna quasi verticale; chi non ce la fa lascia la moto e continua a piedi, a quattro zampe, per finire la speciale non c’è alternativa. Il “formicaio” appunto! Sono stato lento, sarò poi 34° ma una soddisfazione me la voglio togliere. I miei compagni mi aspettano a due terzi di salita, con macchina fotografica, e mi pare di sentire le loro risate. In un momento di rara intelligenza e su consiglio di Giacomo Ferri salgo da destra in terza, senza cambiare , ed a metà taglio la duna in diagonale per non affondare…ed incredibilmente arrivo in cima a gas aperto saltando la cresta. Ok , lo ammetto , ho esultato per un’ora ed ho preteso manifestazioni di giubilo la sera a tavola, ma non mi capiterà mai più!!!

VI° giorno
Un ultimo accenno di sabbia ci riporta a nord mentre il vento freddo ha abbassato la temperatura ed i nostri bollenti spiriti. Un lungo trasferimento navigato di 380 km comincia a mietere vittime illustri e sfortunati piloti. La tappa di oggi è definita il giorno degli abbandoni; la stanchezza, il desiderio di riprendersi le posizioni perse nella sabbia e il logorio meccanico provocano numerosi ritiri e non poche cadute, Il Team dei Siciliani, sempre allegri e rilassati, procede inesorabile con alla guida Turco al quale Pietro Pasti ha riparato la moto con un perno di metallo uscito da chissà dove. Ma il lungo aperitivo tedesco, flagellato da un vento teso, fastidioso e disorientante, ci ha preparato la bocca ad una cena veramente gustosa; la speciale di oggi, fortunatamente l’unica, è di soli 22 chilometri dei quali gli ultimi dodici in un dannato letto di un fiume in secca. Un delirio di ghiaia, rocce, scogli ed ancora pietroni senza fine. Arrivo stremato, con un buon tempo, ma insieme alla Jeep del controllo di fine PS ho già delle visioni mistiche che non mi abbandoneranno nemmeno nei giorni seguenti. Forse stavolta è quasi esagerata, qui di amatoriale non c’è più nulla, per lo meno per gli improvvisati come me con molta stanchezza accumulata. Però che trial !! La moto funziona ancora e all’arrivo a Missour rimango mezzora sotto la doccia bollente.

VII° giorno
Sono le sette. Mi presento a colazione in tenuta da turista giapponese con infradito e l’Africa mi colpisce ancora una volta. Ci saranno 7/8 gradi al massimo, il cielo è limpidissimo ed i miraggi di calore sono un lontano ricordo. Ormai ci conosciamo quasi tutti e 130 e ci guardiamo con un po’ di sorpresa mentre indossiamo felpe e sciarpe di seta sotto le giacche. Al primo controllo orario metà della gara ha le mani congelate e tutti cedono il passo all’avversario con un’insolita cortesia. Ci aspettano un paio di mulattiere con tanto di Organizzazione appostata con videocamera, lo show prima di tutto, e nessuno stavolta vuole essere la primadonna; in mezzo alla mulattiera, in posizione veramente poco felice, il timbro; le moto si affastellano come sugli autoscontri e le imprecazioni salgono al cielo in ampie volute. La temperatura risalirà solo dopo mezzogiorno creando un singolare contrasto con i paesaggi aridi del set de “Il Gladiatore” ed infinite distese di alberi verdi. Duemila anni fa era un immensa foresta che i Romani distrussero per ottenere legnami per le loro navi ; oggi noi italici ritorniamo stanchi e silenziosi, con molto rispetto in più. Andiamo tutti piano, nessuno vuole cadere oggi, tranne i primi che sfruttano le ultime occasioni per guadagnare qualche punto, e la speciale ridiscende nell’ennesimo Oued con grandi rocce, che mi costerà un volo carpiato da manuale. Un tedesco con un quad mi toglie la moto di dosso, in piena speciale, e vola via come in una gara di bighe; sono confuso ma riparto e trovo il timbro nascosto, ma ci metterò un’eternità. Arriverò al porto di Nador con molta calma, ma ci sarà il tempo per una buonissima bistecca che sognavo da sette giorni.

VIII ° giorno
La notizia ha già fatto il giro ieri sera e l’annuncio dell’organizzazione non ci stupisce; proprio vicino a noi Isidre Esteve Pujol si è gravemente infortunato ed il trasferimento navigato in Spagna viene annullato. Ci avviamo in ordinato corteo sino a Mojacar, tappa finale della gara, ove disputeremo un velocissima e breve speciale su terra, l’ultima occasione per dare gas e prendersi un po’ in giro, in un breve ultimo attimo di gas spalancato e di polvere in sospensione. Ma in fondo non dispiace a nessuno, la gara è finita, siamo tutti molto stanchi ed il party della premiazione ci aspetta, con tanto di show nella più classica tradizione motociclistica.
Tutto perfetto quindi? No, non tutto, l’organizzazione quest’anno ha un po’ faticato a gestire un numero di concorrenti così aumentato, inceppando talvolta un meccanismo ampiamente sperimentato, e forse qualcuno dei nuovi collaboratori non era propriamente all’altezza; l’anno prossimo faranno marcia indietro e si riprenderanno in mano una gara che deve essere necessariamente ben gestita, data la difficoltà e la lunghezza non propriamente amatoriale.
E’ alla portata di qualsiasi endurista con un po’ di esperienza, ma ci vuole senno e determinazione e soprattutto una buona concentrazione per tutta la durata della prova.
Ma l’avventura c’è, il gas c’è, la difficoltà anche e , come abbiamo visto, una grande solidarietà ed allegria. Ed in questo mondo di uffici affollati e cartellini da timbrare a me sembra già moltissimo.
Il marinaio del porto non l’ho più incontrato e nemmeno la sua famiglia, ma la mia da oggi è un po’ più grande!

Andrea Revel

Si ringraziano:
Beta Racing, Nikon, Tos, Oxtar Boots, Motorex, Darimotor, TireBalls , Augusta Assicurazioni.
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