La via della seta

Da Takab a Qvazim 30-07-01

Giacomo Cavalli 30 luglio 2001    Invia ad un amico


Se questi contrabbandieri fossero attrezzati con motori 4x4 e decidessero di darci la caccia, con le moto cariche non avremmo alcuno scampo. Decidiamo dunque per la seconda possibilità, allungando di un centinaio di chilometri in più la tappa programmata, e da queste parti non sono per niente pochi. Ormai la decisione sembra presa, e la cosa più importante da dire è che sembra a tutti la cosa migliore da farsi ma soprattutto la più sicura.

Non appena terminata la colazione non rimontiamo sulle moto i nostri bagagli. Trasciniamo in camera anche le poche cose che vi avevamo legato il giorno prima, eravamo troppo stanchi per portacele dietro su per le scale. Siamo in quattro, e siamo leggerissimi. Takht-è Solemain dista circa altri 40Km da Takab. Sommati agli altri 100Km mettendo in conto il ritorno dal sito archeologico fino a Takab, in albergo, oggi abbiamo un piccolo imprevisto di ben ulteriori 150Km. Non male.

Avvertimenti vari su possibili contrabbandieri in zona ci allarmano un po', per questa ragione ci muoviamo ciascuno con la propria moto. Saremo così più rapidi e veloci nel caso si renda necessario darsela velocemente a gambe levate. Siamo ovviamente tutti scarichi e senza pesi, ritorneremo poi albergo per riprendere ogni cosa. Questo ci consentirà anche di poter legare le moto l'una all'altra in prossimità delle rovine. Inoltre, a moto ben strette e legate, e valutata l'effettiva pericolosità della situazione, ci potremo recare in visita tutti insieme senza dividerci in gruppi di due alla volta. Guadagneremo del tempo prezioso. All'andata ci sembra di volare. Ritrovare le moto leggere come nessuno di ricordava dalla partenza è stato piacevolissimo.

Arrivati ci sembra che il tutto goda di una relativa ed apparente tranquillità. Qui non sembra possibile che si possano correre rischi imponderabili. In definitiva decidiamo di poterci permettere di correre qualche piccolo rischio, nonostante i numerosi avvertimenti.

Le rovine di Takht-è Solemain sono splendide ed imponenti. Lasciamo parcheggiate le moto poco al di sotto dei grandi bastioni che ne cingevano il piccolo centro abitato al centro della fortificazione. Sono in vista in una specie di enorme piazzale. Ci sentiamo tranquilli. E' molto caldo nonostante sia ancora presto. E' davvero più bello di quanto potessimo immaginare e di quanto avessimo letto. Nel bel mezzo della rocca c'è un lago naturale. Un tempo l'intera zona doveva essere verde e rigogliosa, ora desertica e con pochissime piante. La posizione è invidiabile ed inespugnabile.

All'interno del sito incontriamo alcuni archeologici Iraniani . Si lamentano. A quanto pare il Governo sembra avere rifiutato l'aiuto di Università Inglesi per proseguire imponenti lavori di restauro. Qui non hanno soldi a sufficienza per poter fare da soli e per poterli portare avanti, forse anche poca esperienza. Hanno allestito una grossa sala con foto d'epoca della scoperta e dei primi scavi, davvero impressionanti. Siamo in uno dei regni dell'antica Persia. Ingresso: 25.000 Rial.

Con due di loro, in particolare, stringiamo a amicizia. Ci chiedono gentilmente un passaggio per la città e decidiamo di riportarli indietro a Takab sulle nostre moto. In caso contrario, i due, avrebbero dovuto aspettare il pomeriggio per il passaggio di una specie di corriera locale. Vogliono assolutamente ringraziare a modo loro e pagano il pieno di carburante nelle due moto che li riportati a casa. Accettiamo perché non ci sembra corretto rifiutare, l'ospitalità Iraniana è famosa e non desideriamo offenderli. Inoltre, la benzina, qui costa davvero molto poco anche per loro.

Di fronte alle rovine di Takht-è Solemain, c'è una grossa collina a forma di cono soprannominata La Prigione di Re Salomone. Al suo interno vi furono ritrovati reperti risalenti a più di 1000 anni fa di inestimabile valore. La vista è strana e curiosa. Somiglia del tutto ad un cumulo di terra riportata enorme e di altezza imprecisata ben visibile anche da lontano.

Tornano in mente quelle che dovevano essere le splendide rovine di Hasanlu, dell'età del ferro, che avremmo potuto visitare se ci fossimo avvicinati a Takab dal lato occidentale del lago piuttosto che da Tabriz. Pazienza. Qui non si torna indietro, New Delhi è ancora lontana.

Tornati in albergo facciamo il carico, molti curiosi si affollano vicini alle moto. Sappiamo di non dover sbagliare assolutamente strada, ne va della nostra sicurezza, e nonostante le scarse indicazioni sarà bene muoversi con cautela e chiedere frequentemente la direzione.

Fatti i conti carta alla mano, dobbiamo percorrere circa 415Km fino a Qvazim. Non male. Sono già le 11.30 ed è questo l'ora a cui ci accingiamo a partire con le moto pronte. I motori si avviano. Una piccola folla di curiosi si sposta, ci lascia passare in silenzio. Anche qui, per ora, nessuna donna, solo bambine. Sappiamo che usciremo dalle provincie dell'Azerbaijan per passare nello Zanjan, il cui capoluogo di provincia ne porta il nome. Speriamo che con questa storia dei contrabbandieri vada tutto per il meglio. Inutile nascondere preoccupazioni. Sarà vitale viaggiare con tutta la luce possibile. Purtroppo ne abbiamo poca, appena circa sette ore. Alla media di 65Km/all'ora ce la dovremmo fare.

Il paesaggio fino alla cittadina di Bijar, circa 85Km, è stupendo e montuoso. Siamo in quota. Tutto intorno non sembra possano esserci confini di alcun tipo. Qui ci sono colori marroni e gialli impressionanti che si succedono di montagna in montagna curva dopo curva. Arrivati a Bijar non riusciamo neppure a fermarci, ne avremmo bisogno ma lungo la strada fino a questo posticino sperduto non c'era nulla dove potersi fermare. Decidiamo di fare tappa più tardi per poterci rinfrescare, anche a Bijar non c'è nulla, solo case nude e spoglie.

La gente si ferma a guardare al nostro passaggio ma sembra più schiva che in Takab ed apparentemente meno curiosa. E' gente molto povera e di montagna. Qui vivono di sola pastorizia e sembrano a malapena curiosi. Ci sono voluti quasi 90minuti per arrivare a Bijar, la nostra tabella di marcia è già saltata. Mancano ancora altri 130Km per arrivare a Zanjan, e data l'assoluta desolazione siamo ben contenti di avere evitato in origine la strada che per motivi di sicurezza ci era stata sconsigliata. Nonostante il paesaggio davvero pittoresco e straordinario dovrebbe alleggerirci non ci sentiamo per nulla leggeri. Tutt'altro. E' caldo. Dobbiamo fermarci.

 Pag. precedente pagina 2/3 Pag. successiva 
Ultime prove:
Yamaha XT1200Z Super Ténéré

Yamaha FZ8: terra di mezzo

Aprilia Dorsoduro 1200: esagerata!

Aprilia RSV4 Factory APRC SE. Incredibile.

BMW S1000RR: potenza accessibile

Harley-Davidson XR1200X Kit e ti diverti anche nel misto

Ducati Multistrada 1200S: la sportiva travestita.

Week Test: Yamaha X-MAX 250cc.

RR Enduro 2011... e brava Beta!

Triumph Sprint ST 1050: la Tourer molto Sport

Copyright © Nexus Web Services