La via della seta

Da Takab a Qvazim 30-07-01

Giacomo Cavalli 30 luglio 2001    Invia ad un amico


La mattina la sveglia alle 7.00. Abbiamo discusso con il giovane gestore dell'albergo. Un tipetto sui trent'anni con la barba lunga ma molto curata. Non ha solamente la faccia da furbo, lo è effettivamente. Ci sembra di essere a Napoli negli anni '50. In questo posto non esistono altri alberghi eccetto questo Hotel Randji, lui lo sa bene e ne approfitta anche molto bene. Inoltre siamo arrivati molto tardi e siamo stanchi, troppo stanchi per poter pensare di poterci fermare altrove od in qualsiasi altro posto diverso da questo, nonostante tutto e nonostante lui e la sua cordiale antipatia.
Sorride da sotto i baffi quel tanto che basta ad ispirare una forte diffidenza. Ci chiede cifre improponibili per dormire. Ci fa pagare una cifra astronomica per il solo parcheggio delle moto interno all'albergo sconsigliandoci, tra l'altro, di lasciarvi comunque oggetti sopra a meno di non legarveli sopra. Giacomo è incazzato nero ma non possiamo certo lasciarle di fuori per strada.

La sera Giacomo e pasquale sono troppo stanchi per cenare. Gi altri due decidono di fermarsi nel ristorante dell'albergo, dietro le promesse di un pasto ricco ed abbondante. Promessa falsa. Gli servono del riso in bianco, del pane rifatto e del pollo, mal cotto. Il tutto a circa il doppio di quanto avremmo poi normalmente speso per un pasto in tutto l'Iran. Anche l'uso del telefono in questo albergo è piuttosto caro, circa 15 USD a testa per meno di due minuti di conversazione, niente male.

Pasquale, quella sera, si addormenta subito. A dire il vero si era ripromesso di scendere, ma nel corso della trattativa con il giovane iraniano alla reception, si era già lasciato andare al sonno sugli scalini di accesso all'albergo. La gente si raccoglieva intorno alle moto e cominciava a curiosare insistentemente. Bambini si avvicinavano e chiedevano che gli venissero regalate penne. Ma i loro occhi bellissimi sono quelli di tutti i bambini. Gli adulti sono più diffidenti. Non vediamo donne in giro.

Dobbiamo oggi dirigerci verso il mitico Trono di Re Salomone. Nulla d'eclatante beninteso. In Iran sembra che residenze del mitico Re siano sparse ovunque, ed anche questo sito ne prende il nome. In aggiunta a questo però, si parla di queste rovine come di una delle meraviglie del paese ed abbiamo fatto moltissima strada per poterci arrivare deviando la nostra traiettoria all'altezza di Tabriz. Sapevamo bene che questo ci avrebbe impedito di scendere direttamente su Teheran, e tutti speriamo che ne valga la pena.

La mattina prima di uscire facciamo colazione con del The e con lo stesso tipo di pane del giorno prima. Non è pane fresco. Ci porta anche un uovo a testa e le marmellatine di carota, sempre le stesse, ormai le conosciamo bene. Da su subito si capisce che le dolci marmellatine alla carota ci seguiranno lungo tutto il nostro viaggio. Siamo davvero molto nervosi con il giovane gestore della reception, sappiamo si non avere avuto scelta il giorno prima ma certo che essere fregati in quel modo non va giù a nessuno.

Ci ha taglieggiato per qualsiasi cosa. Alla fine dei conti, l'uomo alla reception, pretende altri soldi per due marmellatine in più rispetto alle quattro che ci hanno servito a tavola un paio di uomini bassi, fuoriusciti da una cucina invisibile protetta da porte nere volanti. Da un momento all'altro ci aspettiamo che i due quella porta se la diano in faccia, e ci sono già andati vicini un paio di volte. Ci viene da ridere, sembrano non curarsi della possibilità di poter finire a gambe per aria. Pasquale scende a fare colazione con la telecamera, la posiziona in alto e con un telecomando la aziona. Siamo in onda. Riprende alcuni secondi, vuole dare continuità al tutto. Alessandro gli dice di riprendere il baffo dell'aguzzino alla reception prima che qualcuno di noi cominci col fargli lo scalpo, ci mettiamo a ridere.

Alla richiesta di ulteriori 15 rial a marmellatina, decido cordialmente di restituirgliele e gliele lascio lì. L'uomo a quel punto sembra stupito, appare contrariato ed arrossisce. Insiste perché Giacomo si prenda gratuitamente quelle due marmellate come piccolo omaggio, è tutto rosso in viso, forse imbarazzato. In Italia con un tipo così avremmo già discusso da tempo. Qui non possiamo permettercelo, ma siamo in Iran, non sappiamo ancora come fare e cosa fare. Bisogna fare buon viso a cattivo gioco ma farsi sempre e comunque rispettare.

Chiediamo quale strada si debba poi fare per raggiungere QVAZIM. Da dove ci troviamo vi sono due possibilità, la prima implica dover riaprire con le moto cariche e proseguire direttamente dal sito di Re Salomone attraverso uno sterrato di circa 130Km, la seconda ci obbligherebbe e a tornare indietro verso Takab per poi proseguire verso Bijar. Ci muoveremo in questo caso sulla linea di confine tra le regioni tra il Kurdistan Occidentale Iraniano e lo Zanjan.

La prima strada ci viene fortemente sconsigliata da una signora. Ci dice che viene abitualmente percorsa da contrabbandieri provenienti dal Caspio e prevalentemente da Curdi trafficanti di armi e droghe provenienti dall'Afganistan. Abbiamo paura che qualcosa possa succedere alle nostre moto, e ci chiediamo quanto possa essere lungo o difficile lo sterrato. Ci confermano che si tratta di una strada bianca, impervia e poco praticabile, il tutto ovviamente a gesti, qui nessuno di loro è in grado di parlare una lingua diversa da quella Iraniana.

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